Il fondo sul Tfr? Potrebbe costare oltre tre miliardi

29/09/2005
    giovedì 29 settembre 2005

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      Il fondo sul Tfr?
      Potrebbe costare oltre tre miliardi

        ROMA – La partita della riforma del Tfr è destinata a complicarsi. Oggi le commissioni Lavoro di Camera e Senato dovranno votare il parere dei relatori di maggioranza. Se non ci saranno novità, il parere è condizionato ad almeno 20 modifiche e si riferisce al vecchio testo, quello di luglio, con l’apertura alle polizze private poi scomparsa nell’ultima versione concordata con i sindacati. Inoltre, c’è il problema della copertura finanziaria del fondo di garanzia per compensare le imprese che perdono il Tfr.

        Non si tratta di 400 milioni di euro ma, a regime, di circa 3-4 miliardi di euro. La cifra circola da giorni fra le stanze dei ministero del Tesoro. Ed è per questo, probabilmente, che non è ancora arrivato il via libera da parte della Ragioneria generale dello Stato. La conferma arriva anche dal responsabile economico della Cgil Beniamino Lapadula, che la spiega così: «I 400 milioni sono stati conteggiati dall’Abi, ma solamente per le imprese che rispettano i parametri di Basilea 2. Se è estesa a tutte le aziende, la cifra diventa enormemente più grande».

        Per superare l’impasse del finanziamento del fondo, per di più condizionato anche da Bruxelles (che potrebbe bocciarlo come aiuto di Stato), il ministero del Lavoro e quello dell’Economia stanno pensando a un successivo decreto ad hoc o a un emendamento da inserire nella Finanziaria. Resta l’incognita del «quanto». Se davvero dovesse venire confermata la cifra di 3-4 miliardi, difficilmente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti darà il via libera. E che il problema sia serio lo dimostra anche la preoccupazione espressa da Mauro Marè, presidente del Mefop (la società per lo sviluppo dei fondi pensione controllata dal Tesoro): «Il fondo di garanzia è importante, ma sarà necessario fare adeguate stime del costo effettivo».

          In attesa che il Tesoro si chiarisca, oggi il ministro del Welfare Roberto Maroni incontrerà le parti sociali per un’ennesima verifica. Il decreto è in zona Cesarini: il 6 ottobre scade la delega e oggi o domani deve andare al Consiglio dei ministri. Luigi Scimia, presidente del Covip (commissione di vigilanza sulla previdenza integrativa) lamenta un ambiguo atteggiamento da parte delle commissioni parlamentari. «E’ importante – afferma – che il decreto sia approvato nell’ultima versione concordata con le parti sociali, altrimenti la riforma non parte». Non è escluso un colpo di scena finale: la Confindustria potrebbe rinunciare al fondo di compensazione in cambio di una riduzione del costo del lavoro proporzionale al Tfr perduto.

            Roberto Bagnoli