Il Fondo monetario taglia il Pil italiano

28/10/2002

 
SABATO, 26 OTTOBRE 2002
 
Pagina 31 – Economia
 
IL DOCUMENTO
 
Il prossimo anno crescita al 2%. "Per ora non serve manovra bis. Fondamentale la riforma previdenziale"
 
 
Nel 2002 solo 0,5%. "No ai condoni e al decreto blocca-tariffe"
 
Il Fondo monetario taglia il Pil italiano  
 
Criticata anche la trasformazione dei contributi alle imprese in prestiti e i tagli a Poste e Fs. "Bene il Patto per l´Italia"
 
ELENA POLIDORI

ROMA – Il Fondo monetario internazionale taglia ancora una volta le previsioni per l´economia italiana. Quest´anno il paese crescerà solo dello 0,5%, al di sotto del nuovo target del governo (0,6%); l´anno venturo il Pil arriverà al 2% (contro il 2,3 ufficiale). Di conseguenza, peggiora anche il deficit-pil, previsto quest´anno a quota 2,3% (contro il 2,1). Per il 2003 non ci sono stime. Vi sono «rischi di peggioramento» perché la congiuntura è incerta. Allo stato attuale, tuttavia, una manovra-bis non serve, a meno che sul deficit non emergano scostamenti di tipo strutturale.
E questo è solo l´aspetto per così dire numerico del cosiddetto «Italy report», un documentone congiuntural-economico redatto dagli esperti Fmi dopo ben due missioni tecniche, l´ultima un paio di settimane fa, tutte concentrate sui conti pubblici nazionali. Trentotto pagine fitte di analisi e tabelle, più cinque interamente dedicate alla Finanziaria, approvate dal board del Fondo, in pratica il consiglio di amministrazione, e discusse ieri in conference call con il responsabile dell´Italia, l´economista Carlo Cottarelli.
Ed è proprio qui, in questo breve supplemento, che emergono le principali sorprese: il giudizio sulla Finanziaria è «misto», vi sono tante zone d´ombra. Nell´ordine: eccessivo il ricorso alle una tantum; male il condono; no al decreto blocca-tariffe; serve la riforma delle pensioni e la reintroduzione dei ticket sanitari; ci vogliono salari differenziati a Nord e a Sud del paese; bene il taglio delle tasse purchè si accompagni a riduzioni della spesa; ok al «patto per l´Italia». E tutto questo già si sapeva. Sono una novità, invece, le critiche su tre aspetti specifici della Finanziaria. Si tratta dei trasferimenti all´Anas, della trasformazione dei contributi alle imprese in prestiti, dei tagli alle Ferrovie ed alle Poste. Nel caso dell´Anas, spiega Cottarelli, «con la trasformazione dell´azienda i trasferimenti sono diventati dotazioni di capitale, ma in questo modo questi flussi non concorrono al deficit». Situazione analoga nel caso della conversione in prestiti dei contributi alle aziende. Quanto ai tagli a Ferrovie e Poste, l´economista si chiede: «Come faranno queste aziende a compensare la perdita delle entrate?». Sul caso Fiat, il Fmi è pronto a valutare un eventuale intervento dello Stato ma per adesso le discussioni «sono ancora in corso». Su Infrastrutture e Patrimonio, le due nuove società per azioni che, nelle intenzioni del governo, dovrebbero occuparsi del patrimonio pubblico, il Fmi formula due raccomandazioni precise: «Non sovrastimare le entrate che si possono ricavare»; «garantire la massima trasparenza delle operazioni, non solo a livello contabile, ma anche per le informazioni al pubblico».
Nel complesso, il giudizio sulla Finanziaria è appunto «misto». Plausi per la «significativa» riduzione del deficit in programma; perplessità sulla «qualità delle misure»: la metà della riduzione del disavanzo (0,6%) prevista dalla manovra «si basa su aggiustamenti solo contabili o addirittura non realizzabili»; le entrate temporanee, come condono e cartolarizzazioni, «pesano per l´1,3% del Pil e c´è da chiedersi come si riuscirà a recuperare queste risorse dopo il 2003». Sul piano macro, un rimbalzo della crescita rimane lo scenario di breve termine più probabile, ma vi sono «significativi rischi verso il basso».