Il Fisco riaccende lo scontro governo-sindacati

08/05/2002


La Stampa web






(Del 8/5/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
OGGI IL PRIMO INCONTRO DOPO LO SCIOPERO GENERALE DI APRILE
Il Fisco riaccende lo scontro governo-sindacati
Dura la Cgil: «Sono provocazioni, non trattative». Cisl e Uil contrariate

ROMA

«Andremo da Tremonti a parlare della riforma fiscale, ma lo facciamo solo per non fornire al governo altri pretesti su questa storia del sindacato che rifiuta il confronto. E´ chiaro, comunque, che andremo da un interlocutore che non ha nessuna intenzione di ascoltarci, se il ministro esclude una trattativa». Il segretario della Cgil Sergio Cofferati scuote la testa, e se non fosse già chiaro che l´incontro di oggi, il primo tra sindacato e governo dopo lo sciopero generale, non porterà ad alcuna schiarita, aggiunge: «Una convocazione così, mentre il Parlamento sta votando la delega sul fisco, è stata scelta volutamente ed è l´ennesima provocazione, l´ennesimo atto di ostilità del governo consuma nei confronti del sindacato». Il clima dei rapporti sociali resta teso e difficilmente, ferma restando la netta opposizione del sindacato alla riforma del mercato del lavoro, potrà stemperlarlo l´apertura di un tavolo su quella fiscale, dove peraltro ieri il alla Camera il governo è stato battuto dall´opposizione cha ha fatto passare un proprio emendamento. Di quella riforma, che non piace neanche a Cisl e Uil, Cofferati pensa tutto il male possibile: la definisce «di dubbia costituzionalità», capace di redistribuire reddito «a vantaggio dei ricchi» e, quindi, di creare potenziali «conseguenze contrattuali». Vorrebbe rovesciarla, ma Tremonti non pare affatto disposto ad aprire un negoziato. «L´incontro si svilupperà in una logica di esposizione della riforma così com´è ora. E´ di informazione e non fa parte di una trattativa» ha detto ieri il ministro da Bruxelles. «Ecco cos´è il dialogo per il governo. Il dialogo per come lo intendono, cioè una procedura sostitutiva alla concertazione, finora ha voluto dire essere informati qualche ora prima che il Consiglio dei Ministri prendesse le decisioni, quindi una comunicazione. Ora – ribatte Cofferati – vanno oltre, nella direzione sbagliata: ci convocano a discutere un provvedimento che il Parlamento, in piena legittimità, sta già discutendo e votando». «Questa», secondo Cofferati, «è la nuova versione del dialogo» e gli viene da ridere quando gli chiedono di commentare le parole del sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, secondo il quale il governo non ha mai messo in dubbio la politica dei redditi e la concertazione. «L´hanno buttata nel cestino, hanno scritto che era finita e nei fatti, come in questa convocazione, si comportano di conseguenza…». Fatto sta che mentre Sacconi invita il sindacato a considerare quelli sul «fisco, lavoro e mezzogiorno» come elementi di un «unico tavolo virtuale», Cofferati non vede margini per l´apertura di quel confronto che da anni, a maggio, precede la definizione degli obiettivi economici del Dpef e regola la politica dei redditi. Rischio che intravede ormai anche il leader della Cisl, Savino Pezzotta, stanco di aspettare la ripresa del tavolo sulla riforma del mercato del lavoro. «Il fatto che noi continuiamo a insistere su un confronto con il governo – ha detto – è propedeutico anche al Dpef, che deve definire i tassi di inflazione programmata sui quali costruire la politica salariale. Se questo non avviene qualche problema c´è». La pazienza sta finendo: «o l´esecutivo ci convoca in tempi brevi – ha detto Pezzotta – o riprenderemo la lotta». Cofferati da tempo non si illude più, ma fa sforzo di coerenza e presenta le sue proposte di riforma del mercato del lavoro. Opposte, più che alternative, a quelle del governo: estensione delle tutele e dei diritti ai lavoratori atipici (anche i Ds, entro l´anno, presenteranno una proposta di legge in materia), procedure più rapide per i procedimenti giudiziari sul lavoro e una riforma degli ammortizzatori sociali che costerebbe all´inizio 5 miliardi di euro per salire a 10 a regime. Riforma che il governo prevede invece «a costo zero» perché in bilancio non ci sono soldi oggi e quelli per il 2003 sono ancora difficili da quantificare, come ha spiegato ieri il sottosegretario all´Economia, Giuseppe Vegas. Il Senato, intanto, ha approvato ieri l´articolo 1 della delega sul lavoro che riguarda il collocamento, e oggi rinvierà l´esame degli articoli 2 e 3 su incentivi e ammortizzatori sociali. Si discuteranno, secondo le intenzioni della maggioranza e del governo, insieme al nuovo articolo 18, quindi alla fine. Un tentativo, condiviso da Tiziano Treu della Margherita ma non dal gruppo Ds, destinato a lasciare in vita almeno la speranza di una ripresa del confronto a tutto campo.

Mario Sensini