Il Fatto Quotidiano. Troppe perdite, 600 lavoratori della Unicoop Tirreno rischiano il posto

19/01/2017

Gli esuberi dichiarati sono 481 ma, secondo le stime dei sindacati, il rischio reale è che a perdere il lavoro siano più di 600 persone. L’Unicoop Tirreno, una delle società componenti la grande rete di supermercati Coop, ha presentato sabato un piano industriale con un taglio che travolge più del 10% di tutto il personale impiegato nei punti vendita. Si tratta di una vertenza che è ancora in fase iniziale, con i vertici aziendali disposti a cercare soluzioni meno dolorose da condividere con i sindacati. I numeri, però, fanno seriamente tremare i lavoratori e inducono a pensare che un temporaneo ricorso ad ammortizzatori sociali potrebbe non bastare. Quanto per ora messo nero subianco prevede la chiusura di dodici supermercati e la vendita di altri otto siti. In più, il progetto contiene l’annullamento del contratto integrativo, che nella pratica si tradurrà in una riduzione dei salari. Anche chi avrà la fortuna di mantenere il suo posto, insomma, vedrà peggiorare le proprie condizioni economiche.

È in questo modo che la cooperativa – che si estende dalla Toscana fino al Lazio passando per alcune zone dell’Umbria – vuole far fronte alla complicata situazione patrimoniale. Il bilancio 2015, l’ultimo a essere approvato dal milione di soci, ha registrato perdite per 19 milioni di euro. Urge un intervento per recuperare redditività: la ricetta presentata è un risparmio sul costo del lavoro e delle sedi. Andando nel dettaglio del piano, 160 esuberi sono concentrati nella sede centrale di Vignale Riotorto. Poi ce ne sono 95 nei punti vendita da mantenere, 110 in quelli da chiudere e 116 in quelli che saranno ceduti. In totale, secondo un calcolo un po’ approssimativo, dovrebbe superare i 600. Questo perché il dato dell’azienda si riferisce ai contratti full time; quasi metà del personale Unicoop Tirreno, 2 mila su 4.100 dipendenti complessivi, ha però un contratto part time. Parliamo in pratica di addetti che guadagnano circa 650 euro al mese. “Questi stipendi sono già bassi – spiega Alessio Di Labio di Filcams Cgil – e senza il contratto integrativo i lavoratori ci rimetteranno qualche pezzo di maggiorazione a esso legata, in pratica faranno fatica ad arrivare a fine mese”. C’è poi un altro tema, come al solito al centro quando si parla di grande distribuzione: quello dell’occupazione femminile. Tra casse, magazzini e scaffali Unicoop sono impiegate quasi 2.600 donne, delle quali solo 900 a tempo pieno. L’obiettivo dei vertici è gestire gli esuberi attraverso esodo agli incentivi e ammortizzatori sociali. Misure che non convincono i sindacati, pronti a scioperare: già approvate otto ore di mobilitazione, restano solo da decidere le date.