Il Fatto quotidiano – Stagionali, disoccupazione con beffa

05/05/2016

Arriva la primavera e arrivano i lavori stagionali: un’occasione per 300 mila italiani. Quello che però ancora manca è la tutela per quando, tra qualche mese, giocoforza, queste persone perderanno il posto e saranno costrette a tornare a riposo. A meno che il governo non intervenga, quest’anno l’indennità di disoccupazione coprirà solo la metà delle settimane lavorate: chi ha prestato servizio per sei mesi, in pratica, otterrà il sussidio solo per tre; nel periodo rimanente resterà “esodato”. Questo meccanismo è stato introdotto con un decreto del Jobs Act che ha fatto nascere la Naspi e funziona così: se hai lavorato per almeno 52 settimane nell’ultimo quadriennio, hai diritto alla disoccupazione per metà del tempo in cui sei stato impiegato. Bisogna però escludere le settimane di contribuzione che hanno già dato vita a sussidi (come l’Aspi, la vecchia indennità di disoccupazione introdotta dalla riforma F or nero). Gli stagionali, dunque, che di norma lavorano sei mesi l’anno, la considerano “una fregatura”. Per il 2015 il governo approvò una salvaguardia, permettendo di conteggiare i contributi paga- ti anche al di fuori dell’ultimo quadriennio. Per quest’anno, però, il problema si ripresenta soprattutto per i 220 mila stagionali “ricorrenti”, quelli che lavorano sempre per la stessa azienda, ma solo per pochi mesi annui, in genere quelli estivi, quando serve maggiore manodopera. Parliamo soprattutto di impiegatine! turismo. Ma non solo: c’è anche chi, come Giovanni Cafagna dell’Associazione nazionale lavoratori stagionali, ogni anno è impiegato da aprile a ottobre in un’azienda che distribuisce frutta agli hotel dell’Isola d’Elba e, nel frattempo, si impegna in una causa che accomuna chi si trova nella sua stessa situazione. “Chiederemo un’audizione alla commissione Lavoro delle Camere”, spiega Cristian Sesena di Filcams Cgil. Per estendere l’indennità anche ai mesi di riposo forzato rimanenti, servirebbe una copertura che va dai 750 milioni al miliardo di euro, quindi è molto complicato. Sindacati e movimenti che riuniscono i lavoratori stagionali chiedono un intervento strutturale che li riconosca come categoria, cosa del resto già contemplata nel contratto nazionale. Da qualche giorno, l’associazione Alt e il comitato Tutela stagionale hanno fatto partire una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare: il testo prevede che a ogni giorno di lavoro corrisponda uno di indennità di disoccupazione (fino a un massimo di sei mesi). DOMANI, intanto, i sindacati del turismo proclamano lo sciopero contro lo stallo nelle trattative per il rinnovo dei contratti nazionali, fermi da tre anni. La mobilitazione coinvolge un milione e mezzo di lavoratori italiani, tra i quali anche gli stagionali.