Il Fatto Quotidiano – I cassieri, i camionisti e i rider: gli obbligati in trincea per decreto

24/03/2020

Se per medici, infermieri e forze dell’ordine era scontato rimanere in servizio in giorni come questi, per altri non lo era affatto. Eppure, la fetta di lavoratori costretti in trincea è ancora cospicua: un esercito formato da tutti quelli impegnati in attività che nessun decreto potrà o vorrà fermare. E che fornisce un inedito concetto di “pubblica utilità”. Cassieri e commessi, per esempio, ma anche il pianeta della logistica, con i rider del cibo a domicilio in sella, corrieri e camionisti al volante e facchini nei magazzini. Gli addetti alle pulizie chiamati al fondamentale compito di rendere sani gli ambienti. I braccianti nei campi, dove la distanza di sicurezza è un sogno. I professionisti della cura di anziani e disabili, i bancari, gli impiegati delle poste, i tecnici delle manutenzioni, i vigilanti: quali che siano i numeri del contagio, resteranno sempre lì, attivi. Si sentono figli di un dio minore e non ci stanno a vivere con il rischio di essere contagiati.
ALLA CASSA. Le file ai supermercati testimoniano le tante interazioni quotidiane dei cassieri. Quattro giorni fa, a Brescia, è morta una di loro a causa del virus. “La gente vive di fretta, non osserva la distanza di sicurezza –ha raccontato un dipendente lombardo dell’Esselunga –. Da noi i clienti si mostrano scocciati, non capiscono che si devono osservare queste direttive per il bene di tutti”. “Le mascherine che ci arrivano sono di stoffa –ha aggiunto – non sono protezioni sufficienti”. I turni, dicono i sindacati, portano allo stremo. “Riduciamo gli orari di apertura”, aveva chiesto il segretario Cgil Maurizio Landini anche se c è chi sostiene che così l’affluenza si concentrerebbe e aumenterebbero gli assembramenti. Alcune Regioni sono intervenute autonomamente sugli orari, in altri casi le catene hanno stretto accordi con i sindacati. Quasi tutti stanno chiudendo la domenica pomeriggio.
IN STRADA. Se le merci viaggiano, qualcuno deve pur guidare. I trasporti sono rimasti e rimarranno in funzione. In testa i conducenti di camion. Il boom della spesa online, poi, sta chiedendo lo sforzo dei fattorini, molti di loro inquadrati come lavoratori “autonomi”, tipo quelli di Supermercato 24. La piattaforma ha chiesto ai suoi shopper di dotarsi autonomamente di mascherina e gel (e chiedere poi il rimborso), e ha aumentato di un euro la paga a consegna. Amazon ha deciso di dare priorità ai beni di prima necessità, altri siti di e-commerce (come Zalando, che vende abbigliamento) stanno offrendo sconti per chi ordina in questi giorni. Anche nel food delivery, app come Deliveroo e UberEats promuovono offerte promettendo ai clienti la consegna senza contatto. Sindacati e collettivi sono in protesta: “Abbiamo chiesto il blocco del servizio – dicono da Deliverance Milano –ma né il sindaco né il governatore hanno preso provvedimenti. Così si prestano al gioco di Assodelivery (l’associazione delle piattaforme, ndr) che scarica la responsabilità sociale e d impresa, sui suoi corrieri”.
I SERVIZI. Gli addetti alle pulizie degli ospedali sono a volte impegnati in turni senza riposi per 7 euro all’ora, ha detto la Filcams Cgil. E nemmeno loro riescono a ottenere sempre le mascherine dai datori, in genere imprese in appalto. Inoltre, tutto il mondo degli operatori socio-sanitari non può far venir meno l’assistenza a chi è in difficoltà nelle residenze e anche a domicilio. Per loro è quasi sempre impossibile evitare il contatto: a maggior ragione, i sindacati e le associazioni hanno chiesto con urgenza dispositivi soprattutto per loro. “Non vogliamo e non possiamo mandare al lavoro operatori che non siano messi in sicurezza –ha detto Alberto Alberani, presidente delle cooperative sociali in Emilia-Romagna –Si mette a rischio la loro salute, ma soprattutto quella degli utenti che sono spesso anziani e affetti già da patologie croniche”.
NEI CAMPI. Il primo anello della catena è l’agricoltura. In un settore ancora vittima del caporalato è difficile imporre regole sanitarie più severe. E infatti, la Flai Cgil denuncia da giorni le condizioni nei ghetti: “Braccianti africani ammassati ogni mattina all’alba nei pullman verso i terreni – avvertono – ospitati in tendopoli o strutture occupate a volte senza acqua corrente”. Un’emergenza nell’emergenza che, per sindacati e associazioni, richiederebbe un piano straordinario per l’accoglienza per evitare che le zone della raccolta diventino focolai e una sanatoria così da rendere meno ricattabili gli irregolari.