Il fantasma dello scalone (E.Marro)

29/06/2007
    venerdì 29 giugno 2007

      Prima Pagine (segue a pagina 6) – Primo Piano

        OLTRE IL TAVOLO

          Rifondazione, Epifani
          e il fantasma dello scalone

            Enrico Marro

            ROMA — Quando ieri mattina governo e sindacati hanno concluso l’accordo sulle pensioni basse, Guglielmo Epifani non c’era. È arrivato a riunione finita. Al suo posto la segretaria confederale Morena Piccinini. E anche se ciò è accaduto solo per il protrarsi di un precedente impegno l’episodio finisce per rappresentare metaforicamente lo stato della trattativa.

            Ecco allora i leader della Cisl e della Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, che, uscendo da Palazzo Chigi soddisfatti, incontrano nel cortile un trafelato Epifani, che ai giornalisti sottolinea: «Sullo scalone aspettiamo una proposta dal governo. Ci deve far sapere in fretta ». Del problema dello «scalone», cioè di come mitigare l’aumento dell’età pensionabile da 57 a 60 anni previsto dalla riforma Maroni, invece, Bonanni e Angeletti non sembrano così interessati a parlare. Certo, si augurano che si arrivi a una soluzione, ci mancherebbe. Ma la questione non sta in cima ai pensieri dei capi di Cisl e Uil. Loro con il fantasma dello scalone, tutto sommato, possono pure convivere. Per Epifani, invece, rischia di diventare un incubo.

            Da una parte la tranquillità, quella di Bonanni e Angeletti. Dall’altra l’inquietudine, quella di Epifani. Come quella di Franco Giordano e Oliviero Diliberto, rispettivamente segretari di Rifondazione e del Pdci. Non a caso mentre tutti commentavano l’imminente decreto a favore dei pensionati poveri loro lanciavano un ultimatum a Prodi sullo «scalone ». Il presidente del Consiglio, diceva Diliberto, ha «7-10 giorni per trovare l’accordo coi sindacati». E la capogruppo Manuela Palermi gli faceva eco: «Il governo decida il prima possibile l’abolizione dello scalone». Sulla stessa linea Giordano: «Nessuno pensi che si possa rinviare a settembre la partita».

            Del resto, Diliberto e Giordano non hanno scelta. La loro base preme. Sentite Fosco Giannini, della sinistra di Rifondazione: «Se non riuscissimo a conquistare l’obiettivo dell’abolizione dello scalone, saremmo alla consunzione del partito. Bene, sia chiaro che io in ogni caso manterrò la linea che senza abolizione dello scalone è crisi di governo». Una minaccia non trascurabile visto che Giannini è senatore.

            Ma anche Epifani, che pure con i massimalisti non ha nulla da spartire e che vorrebbe un accordo ragionevole, non può fare a meno di incalzare il governo perché riprenda subito la trattativa. Anche lui ha una base che preme. Lo ha spiegato bene ieri il leader della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo: «Qui in Piemonte molti lavoratori sono prigionieri dello scalone e sono pronti allo sciopero generale». Tempo una o due settimane e, se lo scalone sarà ancora in piedi, Epifani dovrà chiedere a Bonanni e Angeletti di passare alle «iniziative di lotta». Ma per Cisl e Uil chiamare i propri iscritti in piazza dopo che i contratti pubblici sono stati rinnovati e le pensioni basse aumentate non sarebbe così semplice. «Contro lo scalone lo sciopero generale lo abbiamo già fatto con Berlusconi», ha più volte ricordato Angeletti. E Bonanni ha sempre detto che, fosse stato per lui, la questione non l’avrebbe riaperta. Ma il governo ha dovuto farlo per accontentare le sinistre radicali. Ora se la vedano Giordano, Diliberto, Epifani e Rinaldini, sembravano dire ieri mattina Bonanni e Angeletti uscendo da Palazzo Chigi.