Il duello continua sui rinnovi

08/10/2002




          8 ottobre 2002

          ITALIA-LAVORO
          CONTRATTI
          Il duello continua sui rinnovi

          Dai metalmeccanici al pubblico impiego si ripetono le profonde spaccature: Cgil contro Cisl e Uil


          MILANO – Parla un’ora senza mai nominare la Cgil. Ma l’ombra dell’altro sindacato accompagna molti passi del discorso di Savino Pezzotta. Ieri il segretario generale della Cisl ha chiuso l’assemblea lombarda della sua confederazione a Sesto San Giovanni. Il punto di partenza era il titolo dell’assemblea: «Io mi batto, io contratto, sono Cisl», per esaltare la capacità di portare a casa gli accordi. «È più difficile essere riformisti che radicali: il riformismo chiede di stare in campo, sporcarsi le mani, negoziare», dice Pezzotta che da qui parte con i suoi sessanta minuti di parole preoccupate sulla divisione con la Cgil. «È cominciata una stagione contrattuale molto difficile – dice Pezzotta – in particolare perché qualcuno non ha accettato l’ipotesi di piattaforma unitaria per i metalmeccanici avanzata dalla Cisl. Qualcuno ha deciso di fare unilateralmente la piattaforma e questo ci creerà molte difficoltà ed è motivo di forte preoccupazione». La divisione sui metalmeccanici rischia di compromettere gli altri rinnovi. L’ultimo strappo è stato sul pubblico impiego, con la Cgil ha annunciato la mobilitazione dei lavoratori, ma i motivi di divisione con Cisl e Uil sono anzitutto su questioni di ampio respiro, dal Patto per l’Italia allo sciopero generale del 18, che pesano su qualsiasi dialogo. «So bene che stare uniti è meglio ma non si può cercare l’unità a tutti i costi», dice Savino Pezzotta. Ma il rischio è che le divisioni si moltiplichino. «Sui rinnovi contrattuali di altre categorie allo stato attuale il confronto non esclude la possibilità di piattaforme unitarie», dice Giuseppe Casadio, ribadendo la possibilità alternativa, cioè che le piattaforme siano separate. Come per i metalmeccanici. Ieri la Fiom ha confermato «la disponibilità a costruire una piattaforma comune a due condizioni: l’impegno di tutti a non firmare accordi separati e a sostenere le posizioni unitarie; che piattaforma e ipotesi di accordo siano sottoposte al voto vincolante di tutti i lavoratori». Il referendum divide la Fiom da Fim e Uilm e anche sull’aumento le posizioni sono lontane. «Niente di nuovo sotto il sole», secondo il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi, che considera irrecuperabile la «scelta solitaria» della Fiom. «Sui metalmeccanici – spiega Casadio – c’è una diversità di valutazione sostanziale su percorsi di democrazia interna». Casadio parla di coerenza: «L’unità si fa anche con i compromessi ma non si può rinunciare a cose essenziali». Tra le «cose essenziali» ci sono anche il Patto per il lavoro – «operazione politica fatta con la volontà di isolarci» – e lo sciopero generale della Cgil. Casadio non prevede tempi brevi per sanare le rotture: «Ma se la divisione continuerà a lungo dovremo ricalibrare alcuni meccanismi, ridare forza a un problema irrisolto, cioè l’effettivo peso dei soggetti negoziali». Franco Lotito, segretario confederale della Uil, giudica «scellerata» la scelta della Fiom. «Tra i metalmeccanici c’è una storica vocazione antiunitaria – dice Lotito – e in questo momento si paga la rinuncia della Cgil all’unità sindacale che mette da parte tutte le storiche alleanze sociali che rappresenta». Il rischio di essere divisi e indeboliti anche ad altri tavoli negoziali è concreto. «Faremo una battaglia tra i lavoratori metalmeccanici per spiegare le conseguenze di una piattaforma separata, il rischio di un caos negoziale», dice Lotito, che però è pessimista sul futuro: «Non è immaginabile un disegno unitario a breve». «La Cgil ritiene di conquistare la centralità con politiche salariali. Anche noi facciamo queste politiche, ma il salario non deve titillare l’inflazione, altrimenti si danneggiano tutti», dice Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl, pensando al contratto dei metalmeccanici e agli altri rinnovi. Bonanni ribadisce la necessità di riposizionare i due livelli contrattuali – come ha sostenuto ieri Pezzotta – rafforzando quello territoriale. «Oggi i contratti sono troppo stretti al Nord e troppo larghi al Sud. I contratti nazionali devono stabilire i minimi, poi bisogna legare gli accordi a produttività e redditività». Bonanni non è ottimista su azioni unitarie a breve ma è certo che «la Cgil non potrà continuare a lungo così: se un sindacato non fa accordi non esiste».
          Alessandro Balistri