Il Dpef slitta di due settimane

25/06/2003

 

 mercoledì 25 giugno 2003
Pagina 26 – Economia
 
 
Il ministro del Welfare ai sindacati: niente misure previdenziali nel Documento e in Finanziaria
Il Dpef slitta di due settimane Vertice Maroni-Tremonti
Oggi l´incontro sulle pensioni. Fazio: tagliate le spese
      RICCARDO DE GENNARO


      ROMA – L´ora del «faccia a faccia» tra le due anime del governo sul fronte delle pensioni è arrivato. Oggi il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che rappresenta l´ala morbida, e il ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, l´ala dura, si vedranno per verificare la linea del governo sulla previdenza e, in particolare, l´ipotesi di un intervento strutturale sulle pensioni. Nel frattempo, slitta la data di presentazione del Dpef (documento di programmazione economico-finanziaria), tradizionalmente fissata al 30 giugno: il governo potrebbe farla slittare al 12 o 13 luglio, in considerazione del fatto che il 30 giugno scade l´autotassazione «che rappresenta – dice il viceministro all´Economia, Mario Baldassarri – una informazione in più per fare valutazioni».
      Il vertice Maroni-Tremonti (il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, non ci sarà) è stato fissato per le ore 11,30 al ministero dell´Economia. Vi parteciperanno anche le ripettive équipe di tecnici. La posizione di Maroni è chiara: il ministro leghista difende a spada tratta la delega sulla previdenza attualmente in discussione in Parlamento. Lo ha sostenuto di nuovo ieri all´uscita da un incontro all´Hotel Majestic con i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, durante il quale si è parlato esclusivamente di semestre europeo a guida italiana (Maroni ha consegnato un documento ai tre sindacati con le priorità del suo ministero: responsabilità sociale delle, lotta all´esclusione sociale, sommerso, riforma e allargamento del mercato del lavoro). Maroni ha dichiarato che «la delega non cambia» e che «difficilmente avrà l´ok entro giugno». Ha poi aggiunto che «le pensioni non rientreranno né nel Dpef, né nella Finanziaria». Tremonti è su posizioni più interventiste: non si è mai esposto direttamente (anche per il ruolo di «ministro-cerniera» nei confronti della Lega), ma i tecnici del suo ministero non hanno mai smesso in questi ultimi mesi di sfornare studi contenenti l´ipotesi di un´introduzione di disincentivi alle pensioni di anzianità.

      L´intervento più pesante sarebbe il taglio di una certa percentuale del rendimento pensionistico per ogni anno di anticipazione della pensione rispetto alla vecchiaia (fu questa la proposta sulla quale il primo governo Berlusconi, nel ´94, si gioco il suo futuro). Più soft sarebbe un intervento che preveda l´estensione graduale del sistema contributivo, intervento sul quale sarebbe più facile «calmare» la Lega. Tremonti giustifica l´intervento sulle pensioni con la necessità, da parte del governo italiano, di presentarsi alla guida del semestre europeo con una riforma strutturale sulla spesa. Secondo il suo vice, Baldassarri, l´ipotesi dei disincentivi è però «poco praticabile, perché si risparmia poco e forse si fa arrabbiare tanto: meglio un provvedimento che fa risparmiare molto e arrabbiare poco, come gli incentivi». Un invito alla riduzione della spesa pubblica viene nuovamente dal governatore della Banca d´Italia, Antonio Fazio: solo con tagli alla spesa, dice, si potrà «dare certezza alla riduzione della pressione fiscale programmata dal governo».