Il dopo Cofferati inizia adesso

15/12/2003


  economia e lavoro


13.12.2003
Cgil
Il dopo Cofferati inizia adesso
di Bruno Ugolini

FIRENZE. È davvero iniziato, nella Cgil, il dopo-Cofferati. Ha un po’ questo sapore l’incontro promosso a Firenze. Sono presenti numerosi dirigenti della Fiom (compreso il segretario nazionale Gianni
Rinaldini), segretari confederali come Paolo Nerozzi e Achille Passoni. Tutti d’accordo sul fatto che è iniziata una fase nuova, ma con analisi diverse, senza peli sulla lingua, sul passato e sul futuro. Con uno spettro incombente, quello di un possibile Congresso straordinario della Fiom. Una scelta che difficilmente potrebbe non coinvolgere l’intera Confederazione, fino a spingerla nella stessa direzione.
Tutto è nato da un’idea di Riccardo Nencini, segretario nazionale
della Fiom. Lui ha invitato questo gruppo di ospiti straordinari
nella graziosissima sala del "Teatro del Sale", collegata al ristorante
Cibreo ed ora prende la parola. E’ un fiorentino, solitamente etichettato come "riformista" doc, ma il suo discorso è ricco di stimoli
polemici con caratteristiche pluraliste. Perché, dice, non sono a
favore di un sindacato "moderatista". Eccolo così considerare come
errori, il referendum sull’articolo diciotto e la richiesta contrattuale
di un aumento salariale eguale per tutti, ma anche appoggiare, per la vertenza sulle pensioni, la necessità di una piattaforma unitaria confederale, sostenuta da un mandato dei lavoratori interessati ed estesa ai diversi temi del welfare. Nencini è per la ricerca accanita dell’unità sindacale, pur partendo dalle diversità. E’ a favore di un sindacato partecipativo (la codeterminazione cara a Claudio
Sabbatini), per un nuovo modello contrattuale, saltando il passaggio
biennale, per una politica dei redditi che usi l’arma del fisco,
per una democrazia sindacale non intesa come clava che uccide
il pluralismo. Non voleva il congresso straordinario della Fiom,
ma se la maggioranza lo deciderà non si opporrà. L’importante,
conclude, è uscire da un clima di conformismo, liberando le idee,
senza prigionie correntizie.
L’idea del congresso dei metalmeccanici, del resto, trova altre
obiezioni negli interventi di Fausto Durante (internazionale
Fiom), Ermes Riva (Lombardia), Guido Naldi (Emilia), Corrado
Cavanna (Liguria). Ora la parola spetta ai confederali che su quel
punto hanno posizioni identiche, anticipate da Achille Passoni. Riguardano sempre la proposta congressuale.
Decidete in piena autonomia, dichiara Passoni alla Fiom, ma sappiate che la Cgil non starà alla finestra, dirà la sua, farà sentire il suo peso. E’ un intervento molto dedicato alla nuova fase gestita da Guglielmo Epifani, vista non in continuità con il passato cofferatiano, con accenni critici non velati. Così vede in certe posizioni del momento, soprattutto nella Cisl, un’idea di pansindacalismo, lamenta una Cgil ingessata, con un certo vivere alla giornata, senza certezze, senza saper mandare un messaggio politico preciso al Paese. E’ stato un errore, anche per lui, l’impegno nel referendum per l’articolo diciotto, mentre avanza un’apertura sul modello contrattuale (con una dimensione territoriale non sostituiva del secondo livello) e appoggia un processo unitario con Cisl e Uil, ma basato sui piccoli passi, denunciando, contemporaneamente, la sortita poco gradita della Cisl con una propria piattaforma sulle pensioni, senza attendere la Cgil.
Toni diversi nell’intervento di Paolo Nerozzi che difende la scelta
referendaria perché, osserva, dieci milioni di "si" non sono stati una cosa dappoco. E poi ricorda come nel "biennio dei diritti" è stato posto in crisi il blocco sociale del centrodestra. Ora c’è il rischio che Silvio Berlusconi abbia in mente un processo di radicalizzazione, dopo il 10 gennaio, con la probabile definitiva rottura sulle pensioni, per avviare un ciclo di riforme autoritarie, riforma istituzionale compresa.
La chiusura spetta al segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini
che risponde alle obiezioni circa il fatto che un congresso distrarrebbe i metalmeccanici dalle attività relative alle intese pre-contrattuali. Abbiamo deliberato all’unanimità, ricorda, quattro mesi fa, una consultazione di massa.
La Fiom, comunque, non intende la sua iniziativa come una resa dei conti per mutare i gruppi dirigenti ma come una necessità suggerita da una situazione eccezionale. I temi di fondo sono dati da un processo liberista, innestato anche nella costituzione europea, da scelte come quelle che portano alla fine del contratto nazionale. Rinaldini cita l’ultimo tassello: l’accordo separato degli artigiani, firmato da Cisl e Uil e che ristabilisce diversità salariali tra Sud e Nord.
E’ un dibattito, questo di Firenze, che innesca, in definitiva, interrogativi importanti. Se è vero che la Cgil esce da una fase di
afasia nel dibattito interno, ora si aprono possibilità nuove.