Il diritto societario verso il traguardo

25/09/2001

Il Sole 24 ORE.com





    L’agenda del Parlamento – Inizia oggi in aula al Senato la votazione del provvedimento: il via libera è atteso entro venerdì

    Il diritto societario verso il traguardo
    Su coop e falso in bilancio l’opposizione annuncia battaglia con oltre 1.200 emendamenti
    Marco Ludovico
    (NOSTRO SERVIZIO)
    ROMA – Ultimo atto al Senato per la riforma del diritto societario. Oggi, infatti, comincia la discussione in Aula del Ddl Mirone-Castelli. E il provvedimento finirà subito sotto i colpi di una serie di eccezioni di costituzionalità, che saranno sollevate dall’Ulivo all’avvio del dibattito. Una scena già vista alla Camera, che a Palazzo Madama si ripete: «Riteniamo che il disegno di legge delega non rispetti la Costituzione» dice Guido Calvi (Ds). Dopo la votazione delle mozioni – si dà per scontato che saranno respinte – si passerà alle relazioni di Riccardo Pedrizzi e Antonino Caruso (An). E da domani comincia la votazione degli articoli. Sono previste sedute notturne e l’intenzione della maggioranza è di chiudere comunque entro questa settimana. Se non ci saranno sorprese, l’approvazione sarà definitiva. Dovrebbero rientrare anche quei timidi tentativi nella Casa delle libertà di modificare il Ddl. «Quello che approviamo è un buon testo» afferma il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione. Eppure la Compagnia delle Opere, che non nasconde il proprio appoggio politico all’attuale Esecutivo, si è ribellata. Replica Buttiglione: «Credo che la Compagnia delle Opere sia arrivata tardi, perché si preoccupa di un concetto, quello di "impresa sociale", che sarà trattato in altra sede». Oltre alle ripetute richieste dell’opposizione, un’ipotesi di stralciare l’articolo 5 sulle coop era stata fatta nei giorni scorsi anche dal vicepresidente della commissione Industria del Senato, Giampaolo Bettamio (Forza Italia). Ma poi è arrivata una serie continua di no, compresa quella di Pedrizzi: «Non ci sarà nessuno stralcio», garantisce il relatore. E aggiunge: «Siamo tuttavia pronti a esaminare tutti gli ordini del giorno dell’opposizione che possano essere un utile approfondimento del testo». È attraverso lo strumento dell’ordine del giorno, infatti, che – almeno secondo le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza – si dovrebbe intervenire sul provvedimento per correggerlo nella fase di stesura dei decreti delegati, o attraverso disegni di legge ad hoc. Formalmente, tuttavia, gli odg sono un impegno per il Governo che ha valore politico, ma non è un obbligo giuridico da tradurre di conseguenza. Il voto del disegno di legge parte con un peso di oltre 1.200 emendamenti «e daremo battaglia senza tregua» afferma Lanfranco Turci (Ds). Ma l’esito dello scontro appare scontato: i numeri della maggioranza al Senato sono ancora più forti di quelli a Montecitorio, dove il Ddl delega fu approvato prima della pausa estiva con 302 voti a favore e 207 contrari. I tempi di intervento sono stati rigidamente contingentati: a ciascun gruppo sarà assegnato un certo numero di ore nel dibattito, oltre il quale nessuno potrà più intervenire. È molto probabile che il Centro-destra non intenda usufruire dell’intero spazio riservato alla maggioranza, equivalente a una decina di ore. Questo consentirebbe di garantire il voto entro venerdì, nonostante il regolamento imponga che vengano comunque messi in votazione tutti gli emendamenti presentati. La posizione delle cooperative. Prosegue la mobilitazione di Legacoop per introdurre modifiche all’articolo 5. Oggi, infatti, saranno consegnate a Palazzo Madama le cartoline indirizzate al presidente del Senato, Marcello Pera, con le quali sono state raccolte le firme per cambiare il testo. Ma il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, fa notare che «le norme sulla cooperazione sono assolutamente equilibrate e ragionevoli e hanno trovato il sì esplicito della Confcooperative, la più grande centrale italiana della cooperazione». La polemica sulle rogatorie internazionali. È ancora scontro tra maggioranza e opposizione per la proposta di legge sulla ratifica degli accordi Italia-Svizzera in materia di assistenza giudiziaria. Il braccio di ferro riprenderà oggi a Montecitorio nelle commissioni Giustizia e Esteri, in sede congiunta. Già la scorsa settimana c’era stata una netta critica da parte dell’opposizione per alcuni articoli introdotti dalla maggioranza al Senato, dove il progetto di legge è già stato approvato. La polemica riguarda la norma che introduce l’inutilizzabilità degli atti provenienti dall’estero per vizi di forma e quella che renderebbe retroattiva la nullità di questi atti e quindi farebbe cadere alcuni processi già istruiti.
    Martedí 25 Settembre 2001
 
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