Il direttivo Cgil chiede una nuova politica dei redditi

18/02/2004


  sindacale




18.02.2004
Il direttivo Cgil chiede una nuova politica dei redditi
Approvata a larghissima maggioranza la relazione del segretario Epifani. Risposte di mobilitazione e di lotta se il governo manterrà la sua proposta di riforma delle pensioni
Felicia Masocco

ROMA C’è anche una «nuova politica dei redditi» tra le questioni che la Cgil intende rimettere al centro della propria iniziativa, cioè di quella «piattaforma sindacale autonoma» con cui rispondere al declino del paese. Il direttivo del sindacato di Corso d’Italia ha
approvato questo elemento con quattro voti contrari e una decina di astenuti, mentre sull’insieme dell’ordine del giorno conclusivo i contrari sono stati due e gli astenuti cinque su un totale di 155 membri. La relazione di Guglielmo Epifani è dunque passata con una maggioranza che lascia intravedere esili margini di azione per le minoranze. Esponenti della sinistra interna avevano chiesto il superamento di quello che è stato definito un «bidone vuoto» a cui è ormai inutile fare la guardia, la politica dei redditi «è stata un fallimento» ha ripetuto ieri il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi che infatti ha votato contro. Lo stesso hanno fatto
Ferruccio Danini e Roberto Baldini della componente «Eccoci».
Il tema è tra quelli che la Fiom ha annunciato di voler discutere al congresso straordinario che dovrebbe tenersi prima dell’estate. Un’impostazione questa contestata dall’area riformista con il suo leader Antonio Panzeri per il quale la materia è di competenza della confederazione dunque spettava alla Cgil precedere i metalmeccanici
con una propria linea e non inseguirli.
Ieri in qualche modo questo è avvenuto, l’ordine del giorno approvato traccia verosimilmente il perimetro entro cui si svilupperà la conferenza programmatica della Cgil fissata per i primi di aprile. L’esigenza di stare nel solco della politica dei redditi quantunque «nuova» o rinnovata trova concorde la maggioranza del direttivo ma non è stata sufficiente a Panzeri per votare a favore, l’ex segretario generale della Camera del lavoro di Milano ha infatti rilanciato sulle pensioni, non concordando con Epifani sulla linea da tenere.
La strategia di questa area del sindacato sarà più chiara domani: al teatro Eliseo di Roma i riformisti, autori di un manifesto firmato da 49 dirigenti sindacali, terranno un convegno sui temi dell’unità e dell’autonomia del sindacato, sul lavoro e la contrattazione.
Intanto alla vigilia del round conclusivo sulle pensioni fissato per domani pomeriggio a Palazzo Chigi, nuovo scontro tra il leader della Cgil e il ministro del Welfare. Il direttivo ha infatti dato mandato alla segreteria a «predisporre le necessarie risposte» alla proposta di riforma del governo, «anche di mobilitazione e di lotta», ricercando
«percorsi e valutazioni di merito» con Cisl e Uil. «Uno sciopero sarebbe un atto incomprensibile», ha tuonato Roberto Maroni per il quale chi decide di scioperare «contro una ricetta ha almeno il dovere morale di presentarne una alternativa». Immediata la replica di Guglielmo Epifani: «Se la posizione del governo resta quella che si legge sui giornali lo sciopero è comprensibilissimo, sarebbe incomprensibile il contrario». Oggi dovrebbe tenersi un nuovo vertice
della Casa delle libertà per dare il via libero alla stesura definitiva della riforma. Maroni però smentisce l’appuntamento: «Non è previsto alcun tipo di vertice di maggioranza», ha detto, spiegando come «la proposta è già pronta» ed ha già ricevuto l’ok della Ragioneria dello Stato. Domani verrà posto finalmente fine al tam-tam di indiscrezioni
in attività da settimane, l’appuntamento a Palazzo Chigi è per le 17, nella sala Verde si riuniranno i rappresentanti di 36 sigle tra sindacati e imprese.
Tornando alla Cgil, la piattaforma di cui ieri sono state gettate le basi parte dal giudizio condiviso sulla «gravità» della situazione economica e sociale e dalla necessità di dare una risposta al declino del paese rimettendo al centro «lo sviluppo di qualità, le politiche industriali, una nuova politica dei redditi, il welfare, il Mezzogiorno, l’occupazione e la sua qualità, il valore delle persone e del lavoro a partire da una diversa e più equa distribuzione della ricchezza, anche secondo quanto deciso dal congresso».