Il dipendente si veste da imprenditore

04/07/2002

Giovedí 04 Luglio 2002



Secondo lo studio del Censis i lavoratori subordinati assomigliano sempre più a quelli autonomi
Il dipendente si veste da imprenditore

Mariolina Sesto

(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Il lavoro dipendente somiglia sempre più a quello autonomo. L’attività svolta a distanza, il tempo di lavoro modulare, la retribuzione contrattata individualmente, la carriera basata sulle competenze individuali: secondo il Censis, il lavoro dipendente non è più quello di una volta. E nonostante i dati Istat confermino un aumento della platea dei lavoratori dipendenti di oltre 1 milione e 300mila unità, pari al 9,5% in più tra il ’95 e il 2001, l’identikit è notevolmente cambiato e, sotto molti aspetti, risulta sovrapponibile al profilo del lavoratore autonomo. «È iniziata da tempo una nuova stagione del lavoro dipendente – ha detto il direttore generale del Censis Giuseppe Roma, presentando la ricerca -, una tipologia contrattuale che sta mutuando molti tratti tipici del lavoro indipendente, come l’ampia autonomia funzionale, l’individualizzazione del rapporto di lavoro, la flessibilità spazio-temporale, la metabolizzazione dell’incertezza». E il direttore della ricerca, Andrea Toma, ha parlato di un «vero e proprio travaso di valori dal mondo imprenditoriale a quello dipendente, ed in primo luogo della flessibilità, un approccio nuovo al lavoro, sperimentato soprattutto dai cosiddetti knowledge worker che lavorano nel campo della ricerca e dell’università, dei media e della comunicazione». Tra le altre nuove caratteristiche del lavoro dipendente illustrate dal Censis vi è inoltre una retribuzione legata non più all’anzianità ma ai singoli obiettivi raggiunti e il coinvolgimento del lavoratore nel capitale stesso dell’impresa attraverso la distribuzione delle stock option. E poi ancora il lavoro in team, trasversale a più unità produttive e il tendenziale ampliamento delle funzioni soft (come il marketing e la comunicazione) rispetto alle funzioni hard (produzione e distribuzione). «Il prossimo passo – ha aggiunto il segretario generale del Censis, Giuseppe De Rita – sarà quello di quantificare il numero dei lavoratori dipendenti che prestano la loro opera a distanza, di quelli che contrattano individualmente la loro retribuzione, per circoscrivere i cambiamenti che hanno reso fluido e articolato il lavoro dipendente» Ma come è distribuito il peso del lavoro subordinato nei vari comparti? Il Censis individua tre "arcipelaghi": il primo è quello del lavoro pubblico, che pesa per il 27% ed è quello più in continuità con l’idea tradizionale di tipo "impiegatizio"; sul versante opposto c’è il lavoro in imprese private manifatturiere, terziarie e commerciali di medio-piccole dimensioni che raggruppa il 46% dei dipendenti (di cui il 28% è occupato in aziende piccole e il 18% in unità produttive medio-piccole); la terza area è costituita da lavoratori in unità medio-grandi (con più di 100 addetti) per il 15% costituita da imprese industriali del settore energetico, manifatturiero e delle costruzioni e per il 12% rappresentata dal grande terziario (banche, istituzioni finanziarie, utilities, distribuzione commerciale e telecomunicazioni).