Il dialogo sociale riparte dall’orario di lavoro

10/01/2002

Il Sole 24 ORE.com




    Welfare – Oggi il primo incontro dell’anno – Cgil, Cisl e Uil puntano a un’escalation di proteste

    Il dialogo sociale riparte dall’orario di lavoro
    ROMA – Riprende oggi, dopo la pausa natalizia, il confronto tra sindacati e Governo sui temi del lavoro. Un incontro con un profilo tecnico, dunque lontano dai toni politici che ha avuto il dialogo su riforma delle pensioni e mercato del lavoro, ma che potrebbe presentare qualche insidia. In agenda infatti, oltre al recepimento della direttiva sui Cae (comitati aziendali delle multinazionali) e sul collocamento pubblico, c’è anche l’orario di lavoro. Anche su quest’ultimo punto c’è una direttiva Ue da recepire e un avviso comune già siglato, che sembra però costituire solo una base di partenza per il Governo, intenzionato a esercitare la delega proprio in materia di orario inserita nel collegato lavoro. Questo vuol dire fare un’operazione a tutto campo, risistemando (come è scritto nel Libro bianco) i dubbi interpretativi e coordinando la materia anche con le ultime norme sul part-time. Ma, al di là delle questioni all’ordine del giorno, che saranno gestite oggi dal sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, il vero dilemma è l’inasprirsi del clima dei rapporti tra Governo e sindacati. Ieri il ministro della Funzione pubblica, Franco Frattini (si veda l’articolo a pagina 17), ha chiesto ai sindacati un ripensamento sullo sciopero e altri colleghi di Governo probabilmente seguiranno il suo esempio invitando Cgil, Cisl e Uil a toni più pacati. In questo clima, la possibilità che si apra «una fase due», come promesso dal ministro Roberto Maroni, resta in stand by, tra lo scetticismo dei sindacati. Già oggi, però, sarà possibile misurare la temperatura al dialogo sociale ma gli avvenimenti prossimi, visti in sequenza, non promettono nulla di rassicurante. La lettera inviata dai sindacati al presidente della Repubblica, gli scioperi articolati a partire dalla prossima settimana, la manifestazione dei tre leader sindacali di sabato prossimo a Palermo sul Sud, portano tutte dritte al 15 febbraio, data dello sciopero generale del pubblico impiego. Quel giorno, a piazza San Giovanni a Roma («forse non sarà sufficiente a contenere tutti i lavoratori», aveva detto martedì Sergio Cofferati), sarà difficile mantenere la manifestazione nell’ambito del titolo "pubblico impiego". Inevitabilmente si parlerà di Finanziaria, di pensioni, di licenziamenti, di fisco: insomma, il primo possibile assalto a tutto campo contro la politica del Governo. Inoltre, per il 16 febbraio (il giorno dopo lo sciopero proclamato sul pubblico impiego), l’Ulivo ha annunciato una sua manifestazione contro il Governo Berlusconi. Inoltre, il sindacato proverà, in Parlamento, a cercare sponde anche nella maggioranza (oltre che nell’opposizione già alleata di tutte le battaglie) per modificare le riforme su pensioni e lavoro. La prossima settimana, poi, debutta alla Camera la delega sulla previdenza. «Confindustria detta, il Governo esegue», ha detto ieri il leader della Cgil Cofferati mentre il collega Luigi Angeletti ha insistito: «Nella Finanziaria e nelle deleghe ci sono tante cose sbagliate mentre altre vanno solo a favore delle imprese». Intanto oggi si parlerà dei Cae (le Rsu delle multinazionali) ma è sull’orario di lavoro che si concentrano i timori sindacali. «Vogliono accreditare l’idea – ha detto Beppe Casadio, segretario confederale Cgil – che il Governo continua a dialogare. In realtà è tutto fumo. E, sull’attuazione delle direttive spero non diventino un varco per attuare le idee del Libro bianco». Anche dalla Cisl arriva un altolà, ma su temi proprio diversi: «Il riavvio del confronto ci potrà essere solo se si terrà fede al Libro bianco», ha detto Raffaele Bonanni, collega della Cisl. E il segretario confederale Uil, Paolo Pirani non si aspetta una ripresa del confronto su lavoro e pensioni «ormai è spostato tutto sul piano parlamentare».
    Lina Palmerini
    Giovedí 10 Gennaio 2002
 
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