Il dialogo sociale riparte dal Quirinale

15/01/2002

Il Sole 24 ORE.com





    Ciampi convoca per domani i sindacati e la Confindustria per lunedì – Oggi vede Maroni, poi sarà il turno di Fini, Frattini e Tremonti

    Il dialogo sociale riparte dal Quirinale
    L’occupazione al centro dei colloqui – Berlusconi: gli scioperi? «Atti di sicura impronta politica»
    M.Rog.
    ROMA – Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, farà un giro d’orizzonte sui problemi dell’occupazione con i sindacati, la Confindustria e alcuni ministri, a cominciare da quello del Welfare, Roberto Maroni. Mentre parte dal Sud, con le prime quattro ore di sciopero in Puglia, la "mobilitazione regionale" indetta da Cgil, Cisl e Uil contro le deleghe su lavoro, pensioni e fisco e sale lo scontro tra Governo e sindacati con un nuovo botta e risposta tra Silvio Berlusconi e i confederali (dopo quello del week end tra Sergio Cofferati e Maroni), il capo dello Stato decide di incontrare tutti i soggetti della "contesa". Oggi pomeriggio Ciampi riceverà Maroni. E domani sera toccherà ai sindacati, dai quali era partita nei giorni scorsi una richiesta al capo dello Stato di un incontro urgente sulle deleghe su previdenza e lavoro. Ma il presidente della Repubblica ha deciso di non limitare la discussione alle due riforme varate dal Governo ma a tutti i temi legati all’occupazione, come dimostrano le convocazioni per i prossimi giorni del vicepremier Gianfranco Fini e dei ministri Giulio Tremonti e Franco Frattini. L’incontro con i vertici di Confindustria si dovrebbe tenere lunedì 21 gennaio. Con la decisione di Ciampi di "ascoltare" le parti sociali si è conclusa una giornata che era cominciata con l’avvio della raffica di scioperi regionali proclamati dai sindacati contro le deleghe sul Welfare, la politica per il Sud e i rinnovi contrattuali nel pubblico impiego. Lo sciopero di ieri in Puglia, per il quale secondo i sindacati 5mila lavoratori sono scesi in piazza con punte di adesione vicine al 100%, sarà seguito da quelli del 25 e 29 gennaio proclamati in altre 13 Regioni. Nel mezzo ci sarà, il 18 gennaio, la protesta del settore del trasporto aereo, mentre l’ultima tappa di questa fase di agitazione sarà lo sciopero generale di otto ore del 15 febbraio dei dipendenti pubblici compresi quelli della scuola. Intanto il clima diventa sempre più incandescente. Dopo il duro botta e risposta a distanza nel week-end tra il leader della Cgil (se entro un mese il Governo non modifica le deleghe «sarà sciopero generale») e Maroni (sul Welfare Cofferati è «l’alter ego di Borrelli»), ieri è stato Berlusconi a criticare i sindacati: «Sono impegnati in un ciclo di scioperi dalla incerta caratterizzazione sociale e dalla sicura impronta politica». Secca la replica della Cgil: il premier ci accusa per sfuggire al confronto. E la Uil ribadisce che lo sciopero non è politico ma sul merito, mentre la Cisl punta il dito «contro la scarsa volontà di dialogare» di Berlusconi. I sindacati, insomma, non hanno affatto gradito le dichiarazioni del premier, che prevede anche «per certi dirigenti sindacali imbarazzo» quando «l’Europa da loro tanto sbandierata chiederà apertamente» oggi «per bocca della commissione presieduta da Prodi politiche di innalzamento dell’età pensionabile e di decremento della pressione fiscale». Immediata la reazione del leader della Uil, Luigi Angeletti: «Stiamo scioperando perché il Governo ha modificato l’articolo 18 senza neanche consultarci e ha ridotto di cinque punti i contributi per le imprese facendo loro un regalo con nostri soldi». Che aggiunge: «Credo che non soffriremo alcun imbarazzo nell’ascoltare le raccomandazioni della Ue». Più duro il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo cui Berlusconi cerca solo di sfuggire al confronto: «Anziché cercare di capire, il premier, di solito così attento agli umori dell’opinione pubblica, ricorre all’alibi del sindacato schierato politicamente». E sul richiamo all’Europa contrattacca: «Sarebbe meglio che il premier rileggesse la carta dei diritti dei lavoratori sottoscritta a Nizza». Anche per Raffaele Bonanni (Cisl) «il premier ancora una volta dimostra una scarsa volontà di dialogare con il sindacato». Ma ad accusare Cgil, Cisl e Uil di tenere una posizione strumentale è anche Umberto Bossi: «Il sindacato vuol fare lo sciopero perché il Governo aumenta le pensioni. Non si è mai vista una cosa del genere». Critiche a Cofferati arrivano dal viceministro Adolfo Urso: «Nessuno ha più diritto di frapporre veti alle scelte politiche del Governo». Anche il ministro Antonio Marzano «intravede in alcune posizioni della Cgil un atteggiamento non positivo». Ma ribadisce: «Il Governo non ha alcun interesse a dividere i sindacati». E a «non condividere il tambureggiare di Cofferati» è pure il segretario generale della Cisal, Giuseppe Carbone. In questo clima sempre più arroventato, il Governo sta intanto mettendo a punto la strategia da adottare in Parlamento sulle deleghe su lavoro e previdenza. Sulle pensioni, in particolare, entro la fine della settimana l’Esecutivo deciderà se presentare degli emendamenti per estendere a tutti i lavoratori il metodo contributivo e rendere libera la destinazione del Tfr ai fondi pensione.
    Martedí 15 Gennaio 2002
 
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