Il dialogo secondo Maroni: prima la legge poi il confronto

14/06/2004

      13 Giugno 2004

      «Sentirò i sindacati dopo l’ok della Camera»

      Il dialogo secondo Maroni:
      sulla riforma delle pensioni
      prima la legge poi il confronto


      Bianca Di Giovanni

      ROMA Bastano un paio di dichiarazioni a orologeria (cioè a urne aperte) per capire il Maroni-pensiero su parecchi punti. Primo: quello che i leghisti intendono per dialogo sociale. Sulle pensioni «il calendario è questo – dichiara il ministro – Far approvare la riforma entro luglio, mettersi subito a lavorare a decreti attuativi per arrivare, a partire da metà settembre, al confronto con le parti sociali». Come dire: prima azzeriamo qualsiasi dibattito parlamentare con una doppia fiducia ( la si chiederà anche alla Camera per riuscire a convincere Bruxelles sull’ok agli sgravi fiscali promessi da Silvio Berlusconi), poi a cose fatte vediamo i sindacati. Secondo Maroni «è un percorso logico». Per di più chi osasse dire di no sarebbe tacciato di «preclusione ideologica». Ci vuole davvero una bella faccia. Altro capitolo, stesso slogan leghista. Su Alitalia Maroni chiede «l’intervento della Consob e di Borsa Italiana Spa per capire se ci sono state sul titolo operazioni men che trasparenti». Maroni avanza anche due ipotesi di reato: insider trading (chi approfitta di informazioni riservate per lucrare sulle azioni) e aggiotaggio (speculare sulle variazioni di valore). In effetti sono almeno tre anni che ministri del centro-destra parlano a Borsa aperta del titolo Alitalia, «sparando» informazioni a dir poco sensibili (un esempio per tutti: le cordate italiane pronte a comprare), e mettendo all’angolo la Consob, visto che un ministro non è un manager titolare di un’impresa a cui l’Autorità possa chiedere chiarimenti. Strano che il ministro del Carroccio se ne accorga solo oggi che Giuseppe Bonomi (targato Lega) è uscito dalla cabina di pilotaggio della compagnia e che sullo scalo di Malpensa non siano state fornite ancora chiare rassicurazioni. Anche qui, ci vuole una bella faccia.
      L’irruenza propagandistica è talmente forte che il ministro fa anche qualche capitombolo. «Inviterò tutti i firmatari del Patto per l’Italia – fa sapere riguardo all’incontro sulle pensioni – quindi anche la Cgil, e spero che anche la Cgil ci sia». Peccato che la Cgil quel Patto non l’abbia firmato. E peccato che quel patto con le pensioni non c’entri proprio nulla. Per questo quell’invito in questo contesto «ci sta come il cavolo a merenda», spiega Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil. Per Piccinini quel confronto sarebbe «tardivo. La delega non è stata ancora approvata e noi la contrastiamo ancora. Pensiamo di avere ancora spazio per farla modificare e in ogni caso un confronto dopo la sua approvazione non va. Pensiamo alla mobilitazione per farla cambiare». Sulla stessa linea il segretario generale aggiunto della Uil Adriano Musi. «Mi sembra un’idea originale di dialogo con le parti sociali – dichiara – se si pensa di risolvere i problemi senza un dialogo prima e con un dialogo dopo». L’unico che «apre» è Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl. «appena il Parlamento approva la delega, si deve aprire il confronto sui decreti delegati – dichiara – Perché la loro stesura deve essere fatta con le parti sociali». Contento lui. La campagna elettorale di Maroni non si ferma qui. Annunciando il confronto, il ministro si dichiara anche disponibile a far valere gli incentivi per chi rinvia il pensionamento anche per chi ha raggiunto i requisiti necessari prima dell’entrata in vigore della legge. Come dicevano gli antichi? Panem et circenses. Maroni non ha inventato proprio nulla.