Il «delfino» Epifani scende in campo per ricucire lo strappo

08/02/2002






Il �delfino� Epifani scende in campo per ricucire lo strappo
      DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
      RIMINI –
      Il suo intervento ieri non era previsto dal programma. Guglielmo Epifani, il numero due della Cgil, aveva parlato gi� nella seduta d’apertura. Ma Sergio Cofferati e l’intera segreteria confederale hanno deciso che dovesse scendere di nuovo in campo. Il quadro che a fine mattinata si era delineato presentava rischi enormi per la Cgil. Dopo gli interventi dei due segretari generali di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, e la polemica presa di distanza di entrambi nei confronti dello sciopero generale, i pessimisti gi� prefiguravano nuove divisioni tra i sindacati e una Cgil ributtata nell’angolo. Il mandato assegnato da Cofferati a Epifani non era dei pi� facili: si trattava di ribadire la netta opposizione della confederazione alle deleghe governative ma nello stesso tempo di ricucire i rapporti con le altre confederazioni per evitare di fare autogol.
      E’ un caso che la Cgil si sia affidata ad Epifani? Ovviamente no. Con tutta probabilit� sar� proprio l’attuale numero due a diventare in giugno il nuovo segretario generale, il primo che non sia stato mai iscritto al Pci. Quello di ieri, dunque, � stato una sorta di battesimo del fuoco. Ed Epifani, sorprendendo per la grinta sfoderata, se l’� cavata con abilit�. Non solo ha trovato le parole giuste ma ha anche preso gli applausi giusti. Almeno una dozzina di volte i delegati hanno sottolineato il loro consenso. �Se restiamo uniti – ha mandato a dire ad Angeletti e Pezzotta – possiamo vincere. Cos� � stato per il contratto del pubblico impiego, cos� potr� essere per le deleghe�.
      Epifani � stato abile perch� nel momento pi� delicato ha speso la credibilit� personale che gli deriva dall’aver condotto e concluso, insieme ai colleghi di Cisl e Uil, il primo importante accordo che il sindacato italiano abbia stipulato con il governo di centrodestra. Un’intesa, quella siglata per i pubblici dipendenti, che in Cgil � identificata come �il contratto del delfino�. Dal palco Epifani ha avuto quindi buon gioco a sostenere che aver firmato quell’intesa � la maggiore prova di autonomia che la confederazione rossa potesse dare. �E il risultato che abbiamo ottenuto premia le lotte dei lavoratori, non le manovre e gli incontri riservati�, ha scandito con un riferimento preciso all’interlocuzione che si � aperta nei giorni scorsi tra lo stesso Pezzotta e il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini. E che potrebbe conoscere nuovi episodi. Non � passato inosservato che il segretario della Cisl a Rimini, nel suo pur lungo intervento, non abbia citato nemmeno una volta il famigerato articolo 18, quasi a suggerire al governo di fare altrettanto e "dimenticarsene".
      Cosa succeder� adesso? Il numero due della Cgil ha dichiarato che l’esecutivo non ha fatto alcun passo formale per riattivare un tavolo negoziale e ha garantito che �se saremo convocati andremo a Palazzo Chigi�. Ma il governo finora ha solo decretato per bocca del ministro Roberto Maroni un ultimatum che dovrebbe scadere a met� febbraio. Non � chiaro, per�, se Fini vorr� e sapr� prolungare la sua mediazione oltre i pubblici dipendenti fino a imporre all’ala rigorista del centrodestra una soluzione morbida sugli altri temi in agenda mettendo tra parentesi l’articolo 18. Il messaggio che Epifani ha mandato dal palco � stato chiaro: non ci spostiamo un millimetro dalla richiesta di stralciare licenziabilit� e decontribuzione previdenziale perch� questo � il mandato che ci viene dalle piazze che abbiamo riempito in queste settimane. Ogni passaggio negoziale e ogni decisione di lotta la Cgil preferisce maturarli con le altre confederazioni. Il �delfino�, infatti, all’unit� sindacale ci crede pi� di altri e sa che una volta diventato numero uno ne avr� grande bisogno. Tutto ci� per� non gli ha impedito di randellare Pezzotta: se il cislino non aveva esitato a usare Bruno Trentin �contro� la Cgil, il successore di Cofferati ha ripescato il coraggio di Sergio D’Antoni (�per l’unit� sono anche disposto a scelte non consone con la cultura della mia organizzazione�) per chiedere al segretario generale della Cisl di appoggiare la legge sulla rappresentanza.
Dario Di Vico


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