Il deficit Inps a quota 5,7 miliardi

15/05/2003




              Giovedí 15 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA


              Il deficit Inps a quota 5,7 miliardi


              ROMA – Un saldo negativo di 5 miliardi e 758 milioni di euro, per un peggioramento, rispetto alle previsioni originarie, di 594 milioni di euro.
              Questo il dato di sintesi della prima nota di variazione del bilancio preventivo 2003 del Fondo Inps dei lavoratori dipendenti. Il documento – che tiene conto degli effetti della Finanziaria 2003 (legge 289/02) e delle modifiche del quadro macroeconomico di riferimento (ripresa economica più lenta e tassi di crescita inferiori) – sarà varato oggi dal Comitato amministratore.
              La stessa cosa sarà fatta anche per le altre gestioni dell’Istituto (artigiani, commercianti, parasubordinati e altri minori), così che il commissario straordinario, Gian Paolo Sassi, potrà varare la prima nota di variazione al preventivo 2003. Intanto, però, i conti del principale Fondo Inps sono destinati a peggiorare ancora.
              E questo nonostante un consistente aumento delle entrate. A fronte di 81,9 miliardi di euro di entrate (78,1 nel bilancio preventivo originario), l’Inps prevede uscite complessive per 87,7 miliardi (83,2 nelle previsioni originarie) che porterà il passivo netto patrimoniale a quota 122,2 miliardi (rispetto ai 121,6 inizialmente previsti). Le entrate contributive ammonteranno a 70,7 miliardi di euro con un incremento, rispetto alla valutazione precedente, di 3,2 miliardi.
              L’aumento del gettito – spiega l’Inps – è quasi interamente dovuto ai contributi versati per i dirigenti delle aziende industriali iscritti all’Inpdai, l’Istituto pensionistico soppresso dalla Finanziaria per il 2003. All’Inps le aziende industriali verseranno per gli 81.443 dirigenti iscritti circa 3,2 miliardi di euro, cifra stimata tenendo conto della soppressione del massimale contributivo (tutta la retribuzione della categoria, infatti, è diventata previdenzialmente imponibile).
              La spesa per prestazioni è stata invece rideterminata in 83,9 miliardi, a fronte dei 79,8 previsti dalle valutazioni originarie. L’andamento negativo – spiega l’Istituto previdenziale – è influenzato dall’aumento del numero dei trattamenti di vecchiaia e dall’incremento degli importi medi delle pensioni sui quali incide, tra l’altro, la perequazione automatica che, per quest’anno, è stata fissata nella misura del 2,4 per cento. L’onere per il pagamento delle prestazioni istituzionali ex Inpdai è stato invece stimato in 4,1 miliardi di euro.
              Nel Fondo pensioni dei lavoratori dipendenti, poi, quest’anno aumenteranno, rispetto al 2002, le pensioni di vecchiaia (che nel documento dell’Inps comprendono anche quelle di anzianità), mentre diminuiranno le invalidità e rimarranno sostanzialmente stabili i trattamenti ai superstiti.
              Le pensioni di vecchiaia e anzianità nel Fondo dei lavoratori dipendenti arriveranno a quota 5.559.000 rispetto ai 5.515.000 dello scorso anno. Quelle di invalidità scenderanno invece da 1.606.000 del 2002 a 1.536.000 di quest’anno.

              MARCO PERUZZI