«Il deficit andrà oltre il 3%»

16/10/2003

 

giovedì 16 ottobre 2003 
Pagina 32 – Economia
 
 
LE PREVISIONI
Le stime macroeconomiche del Cnel: si interrompe la riduzione del debito

«Poco rigore nella manovra il deficit andrà oltre il 3%»
          La corsa dell´inflazione rallenterà solo nel prossimo anno
          DAVIDE CARLUCCI


          ROMA – L´Italia si prepara a sforare nel 2004 il più importante dei parametri di Maastricht: il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Di tutte le previsioni macroeconomiche presentate ieri dal Cnel, il Consiglio nazionale dell´economia e del lavoro, è questa – insieme alle stime sulla crescita del Pil, dimezzate (+0.3%) rispetto a quelle del governo – la più allarmante. Perché rischia di porre l´Italia in duplice violazione del Patto di stabilità: si accompagna, infatti, «ad una sostanziale interruzione nel percorso di riduzione del rapporto debito/Pil», attualmente al 106,6%. Il Cnel, organo di consulenza del Governo e del parlamento per le materie economiche, è convinto anche che la corsa dei prezzi non rallenterà se non nel 2004. La tregua pronosticata dal governo per l´estate non c´è stata: a fine anno l´inflazione si stabilizzerà al 2,8% e solo il prossimo anno si attesterà al 2,2. Di fronte a tutto ciò, osserva il Cnel, il governo non ha saputo far di meglio che presentare una manovra economica «senza rigore», fatta in gran parte da misure straordinarie che esauriranno i loro effetti nel 2004 e priva di misure per il rilancio della crescita.
          È un giudizio molto severo nei confronti dell´esecutivo, quello che emerge dal rapporto commissionato ai centri studi Cer, Prometeia e Ref. La Finanziaria, dicono gli esperti, non darà i gettiti previsti sul fronte dei condoni edilizio e fiscale e lascia prevedere «il rischio di una deriva dei conti pubblici». Scompaiono anche gli obiettivi di riduzione del carico fiscale e di attuazione del federalismo, resta al di sotto delle indicazioni europee l´avanzo primario, l´occupazione è in affanno. Solo nel corso dell´inverno si faranno più decisi, trainati dal miglioramento del contesto internazionale, i segnali di ripresa: nel 2004 la crescita sarà dell´1,5% (contro l´1,9% stimato dal governo).
          Tra i più critici c´è Renato Brunetta, economista ed eurodeputato di Forza Italia, per il quale «nella manovra mancano quegli interventi strutturali che dovevano affiancare le misure una tantum». Per "strutturale" Brunetta intende la riforma delle pensioni, che non si può rimandare al 2008: va fatta subito. «C´è ancora margine per intervenire nel corso dell´iter parlamentare della delega». Sferzante il giudizio del diessino Vincenzo Visco, ex ministro del Tesoro: «Il governo galleggia, è andato a sbattere contro la realtà dopo mesi in cui ha sbandierato visioni oniriche». Per Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, il rapporto del Cnel conferma che «siamo di fronte a una manovra inutile che peggiorerà i conti pubblici. L´effetto è quello di una bassa crescita che rischia di non farci agganciare la ripresa». Per l´economista Giacomo Vaciago, l´Italia è nelle stesse condizioni di Francia e Germania, ma con una difficoltà in più: «In quei Paesi la crescita è minima ma l´inflazione sale solo da noi». Su questo tema interviene Alberto Majocchi, presidente dell´Isae: «I prezzi europei tendono a rallentare più rapidamente di quelli italiani a causa di una maggiore rigidità dei nostri mercati dei beni e dei servizi».