Il decreto sul Tfr non va cambiato

04/11/2005
    venerdì 4 novembre 2005

    Pagina 13 Economia & Lavoro

    Il decreto sul Tfr non va cambiato

      La Commissione lavoro della Camera respinge le richieste del governo

        di Laura Matteucci / Milano

          Governo battuto dalla commissione Lavoro della Camera, che conferma il parere favorevole allo schema di decreto legislativo che riforma la previdenza complementare. L’unica novità è l’ipotesi di una moratoria per le imprese che hanno difficoltà di accesso al credito.

            Soddisfatto il sottosegretario al welfare, Alberto Brambilla, alla conclusione del secondo round in commissione: «Questo decreto è il più equilibrato possibile».

              Di fatto viene rimessa al governo la valutazione su un graduale cambiamento che apra la strada alla portabilità del contributo aziendale anche ai fondi aperti e alle polizze individuali, ma non prima che siano state assicurate condizioni di «trasparenza e accessibilità delle opzioni».

              Quanto ai controlli, la commissione ha ribadito la necessità di una «regolazione unitaria ed omogenea dei necessari poteri, organismi e procedimenti di controllo e vigilanza su tutti gli strumenti attuativi della previdenza complementare». In pratica, sui fondi che riceveranno il Tfr occorre la vigilanza della Covip, in quanto prodotti previdenziali e non meramente assicurativi.

                Favorevole il commento della Cgil, che però stigmatizza le parole di Berlusconi sull’aumento dell’età pensionabile: «Il presidente non trova il sostegno della Camera al suo tentativo di alterare il rapporto tra fondi negoziali e assicurazioni e, di conseguenza, sposta l’attenzione di nuovo sulla previdenza pubblica e sull’età pensionabile», dice Morena Piccinini, segretaria confederale. Una riflessione che la Cgil boccia seccamente come la riforma che entrerà in vigore nel 2008: «Quell’impianto va ritirato per tornare alla flessibilità del pensionamento». Quanto al decreto rispedito al mittente dalla Camera, «il limite vero alle brame delle assicurazioni lo metteranno i lavoratori – chiude Piccinini – che piuttosto che aderire ad un sistema senza garanzie decideranno di tenersi il Tfr in azienda».