Il decreto sul Tfr cambia volto

09/06/2005
    giovedì 9 giugno 2005

      IN PRIMO PIANO – Pagina 3

      Il decreto sul Tfr cambia volto

        Modifiche nel vertice di oggi: sul tavolo anche il piano Baldassarri

        Marco Rogari

        ROMA • La partita su previdenza integrativa e Tfr è ancora tutta da giocare. E nel corso del round di oggi tra il ministro Roberto Maroni e le parti sociali non sono esclusi colpi di scena. Come quello di una significativa correzione in corsa della cosiddetta bozza Brambilla. A partire dai criteri da adottare per calibrare l’uso del Tfr con il " silenzio assenso" e dalle misure fiscali da far scattare con una possibile marcia indietro rispetto all’orientamento dei giorni scorsi.
        Un restyling, chiesto in primis dai sindacati e in parte auspicato dai tecnici del Tesoro, che potrebbe anche aprire la strada ad una soluzione alternativa: la « cessione del credito » suggerita dal viceministro Mario Baldassarri. Una proposta che farà sicuramente capolino al tavolo convocato per oggi pomeriggio. Che sarà preceduto in mattinata da un incontro tra i firmatari dell’avviso comune ( Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Confapi), fissato con l’intento di arrivare al confronto con una strategia comune.

        I sindacati sono fermamente intenzionati a chiedere a Maroni di recepire il più ampiamente possibile l’avviso comune e non sono affatto soddisfatti del meccanismo per attivare il silenzio assenso previsto dalla bozza di decreto attuativo preparata dal sottosegretario Alberto Brambilla ( peraltro fin qui mai considerata ufficiale da Maroni). Un meccanismo che, secondo le organizzazioni sindacali, non garantirebbe la piena libertà del lavoratore e rischierebbe di penalizzare i fondi pensione contrattuali.

        Ma sul tappeto ci sono almeno altri due nodi da sciogliere. Il primo è quello delle compensazioni da garantire alle imprese, anche sotto forma di accesso agevolato al credito, e della loro automaticità. Il secondo nodo è rappresentato dagli oneri legati al nuovo meccanismo fiscale abbozzato dagli esperti del Welfare, che è imperniato su un’imposta unica del 15% sulle prestazioni. Maccanismo su cui i tecnici del Tesoro avrebbero più di una perplessità anche per i costi non trascurabili.

        Alla luce di queste numerose questioni aperte, quella del ricorso a soluzioni alternative diventa qualcosa di più di un’eventualità. Che potrebbe anche comportare un nuovo allungamento dei tempi su cui i sindacati non sarebbero del tutto contrari: meglio lavorare « un giorno in più » piuttosto che far entrare in vigore interventi « dannosi » .

        I contatti sindacati Maroni. Il confronto resta in salita. Ma la volontà di giungere ad un’intesa non manca. Anche nelle ultime ore ci sarebbero stati contatti tra i sindacati e Maroni per rendere il confronto più agevole. Cgil, Cisl, Uil e Ugl non sono comunque affatto disposte a scostarsi troppo dall’avviso comune. « Sul Tfr — dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani— andremo a vedere se il Governo vuol fare cose fatte bene oppure se sta ancora in mezzo al guado, come io temo. Comunque le intenzioni del governo dovranno venire allo scoperto ». Adriano Musi ( Uil) sottolinea che « qualsiasi testo di decreto si voglia mettere a punto, per noi deve contenere i principi dell’avviso comune». E anche Pier Paolo Baretta ( Cisl) ribadisce che è necessario partire «dall’avviso comune per arrivare a un testo concordato». Non manca chi è per una linea ancora più rigida: la Fiom Cgil guarda «con preoccupazione» all’incontro di oggi puntando il dito contro le ambiguità del provvedimento sul Tfr per il quale andrebbe prevista una destinazione prioritaria ai fondi pensione contrattuali.

          La proposta Baldassarri. La situazione d’impasse favorisce, almeno sulla carta, l’avvio del confronto anche sulla proposta Baldassarri. Una proposta su cui Cisl e Uil sarebbero disponibili quanto meno a discutere mentre la Cgil si è già dichiarata contraria per voce del segretario confederale Morena Piccinini. Un " no" di fronte al quale Baldassarri ha rilanciato il suo progetto affermando che « non sempre e non necessariamente un bravo sindacalista dev’essere anche un intenditore di meccanismi finanziari » . Intanto sulla questione interviene anche l’economista Giuliano Cazzola, secondo cui l’Italia dovrebbe trarre insegnamenti dal modello Usa.