Il declino delle microimprese

06/02/2006
    domenica 5 febbraio 2006

    Pagina 54 – Economia

      La crisi del settore portante dell�economia italiana: sotto i colpi della concorrenza sale il rischio di chiusure

        Il declino delle microimprese
        investimenti in calo del 12,4%
        Nomisma-Crif: le piccole aziende navigano a vista

        MARCO PATUCCHI

        ROMA – Scarsit� di risorse, incertezza nelle strategie, investimenti in forte calo, sviluppo organizzativo e tecnologico al palo, forti rischi di fallimento. La sconfinata flotta delle piccole aziende italiane ormai "naviga a vista": il diario di bordo del 2005 racconta uno dei peggiori anni e per il 2006 si prevede una traversata ancora molto difficile.

        A spiegarlo sono i numeri elaborati da Nomisma e Crif nel sesto Osservatorio sulla Finanza dei Piccoli Operatori Economici, aggiungendo cos�, a due mesi dall�appuntamento con le urne, nuovi strumenti di analisi per una campagna elettorale che si sta giocando in gran parte proprio sul versante dell�economia. �Pesano sulle scelte aziendali – sottolineano i ricercatori di Crif e Nomisma – la congiuntura negativa e le prospettive di crescita della nostra economia, debole nei confronti di quella europea e di quella mondiale. Fattori che compromettono i margini e il clima di fiducia delle microimprese�. E quel "micro" non deve trarre in inganno: secondo l�Istat, ricordiamolo, degli oltre 4,2 milioni di aziende attive in Italia il 95% circa � costituito da imprese con meno di 20 occupati (imprese individuali incluse). Il restante 5% � composto da piccole industrie (4,5% con pi� di 20 occupati ma meno di 50), da medie imprese (0,5% da 50 a 249 dipendenti) e da grandi industrie (0,1% con oltre 250 occupati).

        L�Osservatorio rivela che tra il 2004 e il 2005 l�attivit� di investimento complessiva delle microimprese (fino a 2,5 milioni di euro di fatturato e fino a 10 addetti, secondo i parametri di Crif-Nomisma) � scesa del 12,42%: una contrazione che ha riguardato tutti i settori e tutte le aree territoriali con punte pi� marcate nel Nord-Est, �e senza prospettive di miglioramento a breve�. Sono diminuiti sia gli investimenti materiali che quelli immateriali (rispettivamente -17,32 e -16,86%) e le previsioni fatte nell�ultimo anno sull�attivit� di investimento futura non sono positive: -10,05%.

        In forte riduzione (-21,76%) anche la dinamicit�, un indicatore che Nomisma e Crif hanno costruito guardando alla strategia aziendale, allo sviluppo organizzativo e allo sviluppo tecnico delle microimprese. Aumenta poi del 3,20% il rischio economico-finanziario "endogeno", vale a dire la possibilit� di fallimento a causa dell�inadeguatezza gestionale dell�azienda (e a rischiare di pi� sono le imprese agricole, metalmeccaniche e della moda, tre settori chiave nel sistema Italia), mentre segna una contrazione del 7,07% il rischio "esogeno" di fallimento, ovvero determinato dall�ambiente economico nel quale si svolge l�attivit� dell�azienda. �Da questo punto di vista – spiegano i ricercatori – il problema principale � che le imprese non usano gli strumenti finanziari adeguati per gli investimenti e, quindi, non hanno margini di manovra sufficienti per impostare strategie solide nel lungo periodo: sono costretti a navigare a vista per fronteggiare al meglio la gestione dei debiti e dei crediti commerciali�.

        Una tesi, quella di Crif-Nomisma, che trova riscontro nelle riflessioni dell�economista Luigi Cappugi: �Le piccole imprese – ha scritto Cappugi su Il Riformista – spesso organizzate sotto forma di aziende familiari, dove i processi decisionali e le scelte manageriali sono accentrati, presentano di frequente una scarsa cultura d�impresa, intesa come capacit� di elaborazione strategica ed operativa, accompagnata da processi di organizzazione e controllo produttivo efficienti. Probabilmente – sottolinea ancora Cappugi – la carenza maggiore del sistema imprenditoriale italiano sta proprio in questa scarsa cultura, che limita la visione strategica sul futuro dell�impresa non consentendo di elaborare scelte rapide e coerenti con il mutato scenario di riferimento esterno e, conseguentemente, di organizzare i fattori produttivi in un�ottica di massimizzazione dell�efficienza e della redditivit�.

        Si spiegano anche cos� i segnali scoraggianti sul fronte del rischio di credito che evidenzia un�evoluzione negativa di tutti i principali indicatori: il tasso di sofferenza, in particolare, passa dal 4,76% di giugno 2005 al 4,88% di settembre. �Ancora una volta – si legge nell�Osservatorio Crif-Nomisma – l�accelerazione del rischio si � concentrata nelle regioni del Nord Est e del Sud, sintetizzando la crisi di un modello di economia e di impresa che mostra segni di evidente difficolt�: il contesto competitivo che � mutato recentemente richiede alle aziende piccole e medie un adattamento in termini di innovazione tecnologica tale da migliorare la qualit� del prodotto e da consentire alle imprese di reggere la concorrenza di prezzo e di volumi proveniente dai paesi dell�Est Asiatico�.