Il debito degli italiani aumenta e mette un’ipoteca sulla ripresa

23/03/2004





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lunedi 22 Marzo 2004
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mutui

Il debito degli italiani aumenta e mette un’ipoteca sulla ripresa


ADRIANO BONAFEDE


Davvero a volte le cose cambiano con una velocità impressionante. È ancora vivo il ricordo dell’italianoformichina che risparmia molto e si espone poco con i prestiti e con i mutui. I dati degli ultimi trequattro anni ci mostrano invece un italiano che risparmia meno, fa più prestiti anche con la carta di credito o utilizzando il credito al consumo, ovvero acquistando prodotti a rate. E che, soprattutto, non esita a rincorrere i prezzi crescenti delle abitazioni accendendo mutui sempre più alti.
L’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia del marzo 2004 fotografa ancora una volta questa accresciuta voglia di mutui. I nuovi prestiti per l’acquisto di abitazioni sono saliti da 35,3 miliardi di euro nel 2002 a 42,2 miliardi del 2003. Contemporaneamente, la consistenza, ovvero lo stock, dei mutui in essere è arrivata a 126 miliardi euro, praticamente raddoppiando rispetto a soli quattro anni prima.
Pur essendo cresciuti molto negli ultimi anni, passando dal 18 per cento sul Pil del 1996 al 25 per cento di oggi, i debiti finanziari delle famiglie non destano particolare preoccupazione. Nell’area euro, infatti, sono assai più elevati, visto che raggiungono in media il 52 per cento del Pil.
Eppure, a ben guardare, c’è anche qualche risvolto che potrebbe rivelarsi prima o poi negativo. Il principale riguarda il fatto che, contrariamente a quel che accade nel resto d’Europa, oltre tre quarti di tutti i mutui erogati riguarda un tasso variabile o uno rinegoziabile (ovvero un misto che permette di passare dall’uno all’altro tipo a scadenze prefissate). I normali mutui a tasso fisso sono ormai una minoranza.
Nell’area euro, invece, i mutui a tasso fisso che le famiglie contraggono sono la maggioranza, mentre quelli a tasso variabile rappresentano in media il 43 per cento.
Come si spiega queste notevole differenza? E che rischi possono venire per l’Italia da questa situazione? La differenza, secondo l’ufficio studi dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, ha due spiegazioni. Da una parte sono le banche che spingono i clienti verso il tasso variabile; dall’altra sono gli stessi clienti a preferirli. Le banche "spingono" il variabile perché il tasso fisso è troppo vicino alla soglia fissata per l’usura, oggi intorno al 6,26,3 per cento. Così, tanto per non correre rischi, cercano di spostare i clienti verso il variabile. Da notare che il tasso usurario, che si calcola facendo una media fra i tassi fissi e quelli variabili di mercato, esiste soltanto in Italia.
I clienti, dal canto loro, si trovano oggi di fronte a una differenza rilevante tra i tassi variabili e quelli fissi. I primi stanno intorno al 3,23,4 (con uno spread di 1,21,4 sull’Euribor); i secondi intorno al 6,06,2. Una differenza che cambia letteralmente la rata. Così, puntando anche sulla stabilità dei tassi euro per il futuro, gli italiani scelgono di indebitarsi per somme superiori a quelle possibili con i prestiti a tasso fisso.
Tutto questo, però, contiene qualche pericolo. Infatti oggi i tassi variabili sono al livello più basso della storia. Prima o poi le cose cambieranno, e i tassi cresceranno. Ma questo si tradurrà automaticamente in un aumento dell’impegno finanziario delle famiglie e in una conseguente riduzione del reddito disponibile per i consumi e gli investimenti.
Il grande boom del prezzo degli immobili negli ultimi quattrocinque anni, che ha evidenziato un forte aumento della ricchezza patrimoniale delle famiglie, potrebbe dunque avere un lascito poco gradito: una riduzione del reddito disponibile. E dunque, indirettamente, un freno alla ripresa dei consumi che dovrebbe accompagnare la fase di espansione economica che si spera arriverà presto.
Tuttavia, secondo l’ufficio studi dell’Abi, l’impatto negativo sull’economia potrebbe essere tutto sommato ridotto, se in futuro l’andamento dei tassi stabiliti dalla Banca centrale europea rimarrà all’interno della forbice che abbiamo già visto da quando esiste l’euro: dal 1999 a oggi, infatti, il tasso Bce ha oscillato fra il 2 di oggi, in cui c’è quasi stagnazione, e il 4,75 nel momento di massima espansione dell’economia (2000).
Un altro elemento di consolazione deriva dal fatto che ormai circola una gran quantità di mutui a tasso misto (in cui si può passare dal variabile al fisso e viceversa) o con la possibilità, in caso di rialzo dei tassi, di bloccare la rata allungando la scadenza.