Il Cup rinvia il giudizio finale sulla riforma degli Ordini

19/03/2002





L’assemblea dei presidenti nazionali ha chiesto modifiche alla bozza della commissione Serao
Il Cup rinvia il giudizio finale sulla riforma degli Ordini
Maria Carla De Cesari
ROMA – Per l’assemblea dei presidenti del Cup (il Comitato che riunisce gli Ordini e i Collegi) la commissione presieduta da Francesco Serao ha fatto un buon lavoro nel delineare la riforma delle professioni così come la vorrebbero le rappresentanze istituzionali. Però per i presidenti dei Consigli nazionali, riuniti ieri a Roma, a qusto punto si apre la fase più delicata: le assise hanno infatti chiesto che il dossier venga affinato dal vertice del Cup, affidando al presidente Nicola Buccico (che è anche alla guida degli avvocati) il ruolo di garante. «La riunione di ieri – ha specificato Buccico – rappresenta una tappa. Tra una settimana presenteremo agli Ordini il progetto con le modifiche sollecitate dai Consigli nazionali. Contiamo di essere pronti per aprile, quando in Parlamento ripartirà la discussione sulle proposte presentate dalle forze politiche». Il calendario è stringente. Tuttavia, la sensazione è che debbano ancora essere precisate le linee fondanti del progetto, cioè la definizione del concetto di «interesse generale pubblico» cui ancorare gli Ordini. Inoltre, da più parti è stata sollecitata un’opera di "cesello" per trovare appoggi e condivisioni tra le forze politiche. Insomma, occorre ancora lavorare perché la proposta sia recepita come frutto di uno spirito collaborativo nei confronti del Parlamento e delle Regioni. La platea degli attori chiamati, nei rispettivi ruoli, a esprimersi sulla riforma è oltremodo complicata. Da una parte ci sono gli organismi riconducibili alle professioni regolamentate: in questo ambito i Consigli nazionali e gli Ordini territoriali, portatori di interessi talvolta divergenti, occupano senz’altro una posizione privilegiata, essendo depositari della rappresentanza istituzionale delle categorie. Tuttavia, proprio la rappresentanza è un terreno "conteso" dalle associazioni sindacali, che mirano ad acquisire spazi sempre più importanti nella tutela dei professionisti. Quindi ci sono le Casse, cui tocca garantire la previdenza attraverso una legislazione (sull’accesso e sulle competenze riservate) che non metta a repentaglio la platea degli iscritti e le previsioni attuariali. Dall’altra parte ci sono le associazioni delle professioni non regolamentate che operano per ottenere una visibilità giuridica e per legittimare spazi di attività sottratti all’obbligo di iscrizione a un Ordine. Fuori dal mondo professionale, anche tra le istituzioni si profilano interessi diversi. Basti pensare che la legislazione statale dovrà misurarsi – in base al nuovo articolo 117 della Costituzione – con la potestà, concorrente, delle Regioni, i cui confini devono ancora essere tracciati. In questo scenario si collocano le diverse posizioni sui temi "cruciali" della riforma: dall’individuazione dell’interesse generale pubblico di cui sarebbero garanti gli Ordini, alla composizione delle società professionali con l’ipotesi di aprire – perlomeno nel settore tecnico – ai soci di capitale. Da definire anche i rapporti tra i Consigli nazionali e gli organismi territoriali: i coordinamenti regionali, con la devolution, sono destinati a esercitare un ruolo sempre più rilevante.

Martedí 19 Marzo 2002