Il cuoco è un mestiere tradizionale che a Roma rischia di scomparire ll rimedio? Gli immigrati

24/06/2002







Del 24/6/2002 Sezione: Prima Pagina Pag. 1)
Il cuoco è un mestiere tradizionale che a Roma rischia di scomparire ll rimedio? Gli immigrati


«Roma non ha bisogno solo di colf e badanti extracomunitarie, ma anche di addetti alla ristorazione per mantenere viva la tradizione che, diversamente, rischia di morire». Così si esprime Giuseppe Sinigaglia, già Direttore della scuola alberghiera Enalc e attuale Presidente mondiale dei cuochi e Presidente nazionale dell’Associazione maitre d’hotel di ristoranti e alberghi.
Il carismatico professionista aggiunge: «E´ ormai dagli anni Settanta che la gran parte degli allievi che hanno frequentato corsi di ristorazione non riesce a inserirsi nel mondo del lavoro per motivi diversi che riguardano sia il livello di scolarizzazione che le complessità insite nel mercato del lavoro. Così mancano cuochi e, paradosso, proprio in Italia – patria della cucina con Roma in testa – gli operatori sono costretti a ricorrere ai cuochi giovani facendoli venire dall’estero».
La dura esternazione del Maestro Sinigaglia ha coinciso con la chiusura di un corso sperimentale da lui guidato e finanziato dall´assessorato provinciale al Lavoro ed alla Formazione diretto da Giorgio Fanfani. Con l´occasione sono stati «lanciati» nella ristorazione cittadina 18 giovani operatori volenterosi che si destreggeranno da subito tra fornelli, cocktail e tavole da apparecchiare. Il piccolo contributo alle carenze del settore, è stato possibile anche grazie alle deleghe in materia di formazione che ora stanno per essere affidate dalla Regione alla Provincia. «Con questo corso sperimentale – sostiene l’assessore Fanfani – possiamo coniugare meglio le politiche per il lavoro con la domanda e l´offerta, anche con l´anagrafe della disoccupazione e dell´analisi dei bisogni del territorio». Parole queste condivise anche da molti addetti alla ristorazione capitolina che però continuano a rifornire le loro cucine, oltre che di generi commestibili, anche di braccia e menti di lavoratori extracomunitari. Una sola è la parola d´ordine che motiva questa scelta nel settore: «flessibilità». La stessa auspicata anche nei piani alti dei Palazzi che contano, ma che ai giovani ragazzi romani, troppo spesso, risulta estranea.

VALENTINO CASTALDO