Il crollo prolungato delle Borse mina i fondi pensione aziendali

23/05/2003

 
 
      Pagina 36 – Economia
venerdì 23 maggio 2003
 
 
      LA CRISI
      British Telecom e Royal Mail annunciano un deficit teorico di 6,3 e 4,9 miliardi di sterline
      Il crollo prolungato delle Borse mina i fondi pensione aziendali
Il buco complessivo delle pensioni è di circa 2.500 miliardi, a Londra l´epicentro
ETTORE LIVINI

          MILANO – La mina dei fondi pensione aziendali inizia a turbare i sonni di molte società (e di molti lavoratori) europei e americani. Il crollo delle Borse degli ultimi tre anni, infatti, ha scavato una voragine nei patrimoni previdenziali privati di diversi gruppi sulle due sponde dell´Atlantico. Mettendo a rischio – per ora solo teorico – le future pensioni dei loro dipendenti.
          I numeri della crisi mettono i brividi: solo ieri sono usciti allo scoperto British Telecom (annunciando 6,3 miliardi di sterline di deficit "teorico" tra beni in portafoglio e obblighi previdenziali) e Royal Mail (4,9 miliardi) mentre la Svizzera ha deciso di tagliare dal 3,25% al 2% il rendimento minimo garantito dei fondi per evitare crack aziendali. Cifre che sono solo la punta dell´iceberg: nel 2002 le pensioni aziendali hanno bruciato 1,4 milioni di miliardi di valore e il loro buco complessivo si aggira sui 2.500 miliardi. Solo per le blue chip europee (secondo uno studio di Dresdner Kleinwort Benson) mancano all´appello 270 miliardi. Come dire che se tutti i lavoratori dovessero ricevere oggi quanto gli è dovuto, molti di loro si troverebbero con una pensione inferiore del 30-40% a quella preventivata.
          Il problema, per fortuna, non è così immediato. In media gli "impegni" previdenziali delle imprese hanno una scadenza attorno ai vent´anni. Ma la crisi prolungata delle Borse ha fatto suonare più di un campanello d´allarme. Standard & Poor´s ha messo sotto osservazione o bocciato 12 big europei proprio per i rischi collegati ai loro fondi pensione. Bush sta studiando un progetto di legge per salvaguardare i diritti dei lavoratori. E anche il Vecchio continente, dove molti Paesi stanno esaminando una riforma in direzione più privatistica del settore, ha avviato un serio esame di coscienza.
          L´epicentro della crisi è la Gran Bretagna, che su questo fronte ha varato da tempo una deregulation quasi totale. I fondi aziendali a Londra non hanno alcuna garanzia pubblica: se al momento di riscuotere la pensione non ci sono i soldi, il dipendente resta a bocca asciutta. Le cento maggiori società inglesi hanno già accumulato un buco stimato di 48 miliardi di sterline malgrado gli investimenti dei loro fondi pensione in azioni si siano ridotti a fine 2002 al 43% del patrimonio, il minimo degli ultimi 20 anni.
          Anche Wall Street ha le sue gatte da pelare. Se le aziende dell´indice S&P 500 dovessero contabilizzare oggi le perdite sugli obblighi previdenziali, i loro utili scenderebbero del 69%. E il Pension Benefit Guaranty Corp., l´ente pubblico che garantisce le pensioni private, ha chiuso il 2002 con un buco di 3,6 miliardi dopo essere intervenuto per sostenere i dipendenti di alcune aziende siderurgiche e compagnie aeree fallite. I fondi pensione tra l´altro sono contabilizzati a bilancio negli Usa con una certa creatività finanziaria. Con risultati a volte grotteschi: Gm, ad esempio ha chiuso il 2002 con un attivo di 809 milioni per il suo fondo pensione (un apprezzamento predeterminato in base ai dati storici). Peccato, spiega una piccola nota a pie´ di pagina, che il fondo in realtà abbia perso l´anno scorso 5,25 miliardi del suo valore. La Sec, non a caso, ha già allo studio un giro di vite per rendere più trasparenti i bilanci. Mentre aziende (e "pensionandi") di mezzo mondo sperano in una rapida ripresa dei mercati per evitare guai più seri.