Il crac Aiazzone

29/03/2011

L`ex patron del Toro agli arresti per bancarotta

«Veni in auto o in torpedone, perché Aiazzone ti piacerà». Lo cantava Guido Angeli accompagnato da bambini nel 1981. Lo spot tormentone del mobilificio di Biella si chiudeva con il famoso «Provare per credere». Un vero fenomeno di costume. Trent`anni dopo, il nome del gruppo torna alla ribalta. Per omesso pagamento delle imposte e bancarotta
documentale: ieri le Fiamme Gialle hanno notificato quattro provvedimenti di custodia cautelare – tre in carcere e uno ai domiciliari – nell`ambito di un`inchiesta a carico degli imprenditori che, nel 2008, hanno rilevato il marchio. In tutto, sono indagate 10 persone. Dopo la morte di Giorgio Aiazzone – nel 1986, in un incidente aereo – il brand era scomparso. Fino a tre anni fa, quando Renato Semeraro e Giammauro Borsano (ex presidente del Torino calcio) hanno acquistato il marchio dalla vedova. Per i pm romani Francesco Ciardi e Maria Francesca Loy (del gruppo criminalità economica guidato dal procuratore aggiunto Nello Rossi) gli imprenditori avrebbero svuotato le casse del gruppo, indebitandosi con il Fisco per decine di milioni di euro. I quattro – sotto accusa sono finiti anche l`imprenditore Giuseppe Gallo e il commercialista Marco Adami, quest`ultimo ai domiciliari – avrebbero sottratto capitali alle società del gruppo, attraverso prelevamenti, fatture false, cessioni fittizie d`immobili e di azioni. Avrebbero poi spostato la parte attiva delle aziende in nuove società create ad hoc. E avrebbero ceduto le aziende depauperate a un cittadino bulgaro che le ha cancellate dal registro italiano delle imprese, per aggirare la norma italiana sulla bancarotta. I soci avrebbero anche presentato ai tribunali di Torino, Roma, Firenze e Tivoli delle false garanzie patrimoniali per ottenere – per il ramo aziendale rimasto in attivo – il concordato preventivo, un istituto giuridico che in caso di crisi evita la dichiarazione di fallimento e fa trovare un accordo coni creditori. L`inchiesta romana non è l`unica che riguardail
gruppo rilevato ne12008 dallaB&S, la società di Borsano e Semeraro. Alcune settimane fa la Procura di Torino ha aperto un`inchiesta per truffa, dopo le denunce fatte da molti acquirenti di mobili, regolarmente comprati e pagati.
Ma mai consegnati. Tra Facebook e blog, in Rete più di 13n-ila persone lamentano di essere state truffate. Le prime denunce sono state presentate a Mirafiori, a metà marzo. E da allora sono aumentate esponenzialmente, in tutta Italia. Proprio come recitava lo spot degli anni 80. Che assicurava la consegna «isole comprese».