Il corteo del 20 ottobre fa saltare l’equilibrio

01/10/2007
    lunedì 1 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

    LO SCENARIO – Le tensioni nel governo attraverseranno il referendum dei lavoratori, le primarie del partito democratico fino alla discussa manifestazione

      Il corteo del 20 ottobre fa saltare l’equilibrio

        di Felicia Masocco

          Varata la Finanziaria si riapre la partita sul welfare, la sintonia che la maggioranza è riuscita a trovare sull’impianto della manovra economica non vale per l’intesa che il 23 luglio il governo ha firmato con i sindacati e le imprese. I sostenitori dell’ «intoccabilità» del protocollo stralciato dalla Finanziaria (l’ala moderata) e coloro che al contrario vogliono modificarlo (la sinistra) si fronteggiano a colpi di dichiarazioni e interviste in una tenzone che promette di tener banco almeno fino al 20 ottobre, quando la sinistra scenderà in piazza per chiedere più pensioni e meno precarietà. E per mandare un chiaro messaggio al premier che, per dirla con il ministro Paolo Ferrero, «se voleva un protocollo intangibile doveva consultarci prima. Non può coinvolgere un terzo della coalizione solo a cose fatte». Quel «terzo», cioè quattro partiti, aveva e ha le sue proposte di modifica. Nel frattempo si saranno anche chiuse le urne del referendum sindacale e si sarà testato il gradimento che il protocollo ha presso i lavoratori.

          Dopo la firma dell’intesa, peraltro molto sofferta soprattutto per la Cgil, sembrava che l’ultima parola spettasse a loro, che poi sono i diretti interessati a quelle norme. E invece si assiste a uno scontro tutto politico che passa sopra la testa dei sindacati, in questi giorni impegnati nel tour de force delle assemblee, e ripensa il metodo della concertazione. Per il presidente della Camera Fausto Bertinotti la politica e i partiti hanno una propria autonomia e la loro doverosa «attenzione» non significa «essere carta assorbente di una scelta che impegna il sindacato».

          Tanto più, e Bertinotti lo cita tra gli elementi da tenere presente, c’è stato lo strappo della Fiom, i metalmeccanici della Cgil. Come dire, non tutto il sindacato è d’accordo. Se Epifani vuole intendere, intenda. Ma certamente non aveva torto quando reclamava una proposta unitaria a nome di tutto il governo per il timore che, dopo la firma, l’intesa venisse contestata e sconfessata da parti della maggioranza, in particolare dalla sinistra, aprendo uno scenario difficile anche per il sindacato di Corso d’Italia.

          Il referendum e la manifestazione. Ma anche l’assemblea che oggi si tiene alla Fiat Mirafiori (con Luigi Angeletti) sono banchi di prova per l’intesa, per il governo e per il sindacato. E indirettamente saranno palcoscenici sui quali saliranno i sostenitori dell’una o dell’altra linea. Diventano in pratica occasione di pressing, per ridisegnare gli equilibri interni alla coalizione, per dire chi e quanto pesa e per orientare l’azione di governo. A seconda di come andranno alimenteranno le ragioni di chi in nome del programma elettorale vuole modificare il protocollo con norme più stringenti contro il precariato o, al contrario lo vuole blindato perché per Lamberto Dini o Emma Bonino, in fatto di pensioni o legge 30 ha già concesso più di quanto doveva.

          Ma non ci sono già governo e Parlamento per il confronto? Evidentemente si, e infatti Dini afferma che se il protocollo verrà modificato non voterà la Finanziaria, e il ministro Bonino avverte che se qualcuno vorrà mettere mano al protocollo sappia che i radicali si riterranno «liberi di proporre o sostenere modifiche specie in materia di innalzamento dell’età pensionabile o del mantenimento, così come è, della legge Maroni». Sul fronte opposto, welfare o non welfare, faranno mancare il loro voto i senatori della Sinistra Critica, Salvatore Cannavò e Franco Turigliatto. Franco Giordano aspetta il responso della piazza, se «la partecipazione popolare sarà decisiva confidiamo che possa incidere concretamente», afferma, quanto al referendum «se emergerà una sofferenza, il protocollo dovrà essere cambiato», quindi il referendum andrà «interpretato».

          Il referendum, la manifestazione. E il partito democratico. La sua nascita è un altro tassello da tenere d’occhio per completare il puzzle. Le primarie del Pd e la manifestazione del 20 ottobre sono entrambi «appuntamenti della democrazia», afferma ancora Bertinotti. Appuntamenti separati da una manciata di giorni e che demarcheranno ancor di più i confini tra sinistra e centrosinistra. Con quali ricadute sul governo, si vedrà.

          «La partita è aperta», per Bertinotti. «Il protocollo non si tocca», per Romano Prodi «è stato firmato con le parti sociali e così rimane. Lo approviamo il 12 ottobre».