Il contratto unico Federmeccanica divide le imprese e unisce i sindacati

21/01/2011

ROMA – Il caso Federmeccanica divide il fronte degli imprenditori e riavvicina le posizioni dei sindacati. La proposta di sostituire il contratto nazionale con quello aziendale, riducendo ad uno solo gli attuali due livelli contrattuali, accende la polemica tra gli industriali. Innocenzo Cipolletta, ex direttore generale di Confindustria, considera anche «auspicabile» la proposta di Federmeccanica, ma mette in guardia da un rischio: «La conseguenza può essere il progressivo disgregarsi delle associazioni degli industriali che possono trasformarsi in associazioni suicide». Parole pesanti che in serata provocano una dura reazione di viale dell´Astronomia: «Chi parla di Confindustria ridimensionata – dice il vicepresidente Edoardo Garrone – pensa al passato». Spiega la presidente Emma Marcegaglia: «La questione principale non è quale sarà il profilo di Confindustria in futuro, ma che cosa si può fare per rendere il Paese più competitivo».
Lo schema che Federmeccanica proporrà ai sindacati nell´incontro già fissato per il 24 gennaio è simile a quello adottato a Pomigliano: un contratto nazionale che in realtà coincide con quello aziendale. Ipotesi che non convince nemmeno i sindacati firmatari del contratto nazionale separato del 2009 (è quello che la Fiat aveva chiesto prima di derogare e poi di sostituire con l´intesa di Pomigliano). Giuseppe Farina, segretario generale della Fim, definisce «inopportuna e intempestiva» la proposta di sostituire il contratto nazionale con quelli aziendali: «Quella di Federmeccanica è un´idea sbagliata», aggiunge la Fim ricordando che «il contratto nazionale dei metalmeccanici scade il 31 dicembre 2012» e che «la scelta di Fiat di tenere fuori le newco di Mirafiori e Pomigliano da Confindustria non giustifica la scelta di mettere in discussione l´intero sistema contrattuale e il doppio livello di contrattazione». La reazione della Fim si spiega anche con le polemiche che avevano accompagnato, in estate, le scelta di creare un contratto specifico per Pomigliano: una strada che la Fiom e la Cgil avevano giudicato sbagliata proprio perché rischiava di far saltare, in prospettiva, il sistema contrattuale. Così ieri ha avuto gioco facile il leader della Fiom, Maurizio Landini, parlando di «logica dei menù: le aziende si siedono a tavola e scelgono quale contratto applicare. Non si esce così dalla crisi».
La giornata di ieri propone segnali contrastanti sulla fine del periodo di depressione dell´economia. Il dati del gestore Gme sui consumi elettrici dell´Italia dicono che nell´anno appena concluso i volumi di energia scambiati sono saliti dell´1,6% invertendo la tendenza del 2009, quando erano scesi del 6,7%. Gli ordinativi dell´industria invece segnano il passo: a novembre sono scesi del 4,3% rispetto al mese precedente. Ordinativi e fatturato sono in crescita invece su base annua (confrontati con l´anno più difficile, il 2009) e fanno registrare una salita del 9,6 e del 12,1%.