Il contratto sarà separato oggi

15/10/2009

Si concluderà probabilmente oggi la breve e incresciosa vicenda del «rinnovo» del contratto dei
metalmeccanici. Un contratto che fin dall’inizio Fim-Cisl e Uil – insieme naturalmente all’associazione delle imprese, Federmeccanica – hanno voluto fosse «separato», senza la Fiom- Cgil. Tant’è vero che sono state queste due organizzazioni, e non le imprese, a «rescindere il contratto in scadenza del 2011, sottoscritto appena nel gennaio di un anno fa.
Le delegazioni si sono lasciate ieri sera quando ormai sembrava che, con un piccolo prolungamento di orario, si potesse metter mano alle penne per firmare l’orrore. La parte normativa era già stata risolta da giorni, e sul salario le «distanze» erano davvero minime: ai 113 euro «chiesti» da Fim e Uilm, infatti, si contrappoveano i 102 offerti da Federmeccanica (poi «elevati» a 104 in serata). Due parole sono necessarie per spiegare queste cifre. I 113 euro (lordi) per i prossimi tre anni corrispondono pari pari all’entità del «punto » fissato fin qui per il recupero dell’inflazione (ad ogni 1% di inflazione in più scattano 18 euro parametrati al 5° livello). La controfferta padronale abbatte sic et simpliciter quella cifra – a 17,5-17,6 euro. Una «riduzione» che si trasferirebbe automaticamente anche ai contratti futuri. Un altro piccolo
dettaglio da sistemare riguarda la prima tranche di questi «aumenti» (per tradizione quella più consistente). Per Fim e Uilm dovrebbe essere pagata dal prossimo gennaio (nella misura di 35 euro lordi, ma si accontenterebbero anche di qualcosa dimeno),mentre le imprese preferirebbero non dare nulla per tutto il 2010. Perciò Fim e Uilm hanno insistito a lungo perché venga istituito il «fondo di solidarietà» destinato ai lavoratori delle aziende in grave difficoltà. Anche qui, per la maggior parte delle imprese, non c’era spazio. La controproposta è un capolavoro di «risparmio»: il «fondo» partirebbe solo nel 2012 (quando la crisi – nelle speranze dei protagonisti, dovrebbe essere finita; da qui ad allora sarebbe solo una parola vuota); ogni azienda sarebbe libera di costituirlo oppure no,ma solo a condizione che anche i lavoratori versino la loro parte di soldi (alla pari); in ogni caso, tutto viene subordinato alla eventuale decisione del governo di concedere sgravi fiscali dedicati (per questo Fim e Uilm hanno incontrato lo stesso Sacconi; mentre la Fiom chiede «l’estensione della cassa integrazione ora, innalzando i massimali, non la defiscalizzazione di un futuro fondo alternativo agli ammortizzatori sociali»). Si sa che la Fiat – il cui delegato storico, Paolo Rebaudengo, non si è mai fatto vedere durante queste trattative – è fortemente contraria all’apertura del fondo: «verrebbe fissato un principio», obiettano. E si sa che il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, anche tramite interviste, ha fatto capire che il «fondo» potrebbe alla lunga sostituire la stessa cassa integrazione (invece di integrarla, come viene oggi detto), delegandone la gestione agli «enti bilaterali » (per metà sindacali, per metà aziendali). Insomma, un modo per sgravare le finanze pubbliche e «privatizzare » gli ammortizzatori sociali. Comprensibile che le aziende – finanziatrici «alla pari» insieme ai lavoratori – vogliano capirci qualcosa di più.
Il tema degli enti bilaterali è stato anche un argomento che ha «infuocato» un clima negoziale peraltro molto «complice» (e perciò benedetto dal ministro che ha coniato questo termine).
Ad un certo punto il Fismic – una volta noto come Sida, l’antesignano del «sindacato giallo», fondato e finanziato dalla stessa Fiat – ha minacciato di «non firmare il contratto». Si rendeva infatti conto che si cercava in effetti di escluderlo proprio da questi «enti», che – nella prospettiva di trasformarli in società che gestiscono cifre di una certa consistenza – rappresentano un certo «potere», non solo negoziale. Stamattina, dunque, saranno sollevati gli ultimi veli di incertezza. Poi la parola passerà alle fabbriche, dove già si scalpita. E non di gioia. La Fiom, tramite il segretario generale Gianni Rinaldini, ha annunciato che «non rispetteremo le regole che si stanno definendo sulla contrattazione», perché «siamo di fronte a una piattaforma che non è stata validata dai lavoratori». Segue anche la diffida a «mettermano alle parti normative», su cui «siamo pronti ad aprire anche dei contenziosi legali».