Il contratto nazionale non è finito con Mirafiori

24/01/2011


Marcegaglia sicura. E oggi riparte il confronto sull´auto
TORINO – Il contratto nazionale non è finito. È invece finita «la logica con cui eravamo abituti a ragionare fino ad oggi: un sistema contrattuale uguale per tutti. Questo oggi non funziona più». Alla vigilia dell´incontro di oggi in Federmeccanica, Emma Marcegaglia chiarisce la strategia degli industriali di fronte allo strappo della Fiat. La Presidente di Confindustria, intervistata da Fabio Fazio, porta ad esempio la Germania: «In quel paese – dice – dal 2005 le aziende possono scegliere se utilizzare il contratto nazionale o applicare un contratto aziendale. Finora solo il 7 per cento ha scelto il contratto aziendale». Per questo il livello nazionale non finirà con la vicenda Mirafiori: «Il contratto nazionale non è finito. Scommetterei sul fatto che tra qualche anno possiamo ritrovarci qui e verificare che c´è ancora», dice Marcegaglia.
Le assicurazioni di Marcegaglia servono anche a rasserenare il clima alla vigilia dell´incontro tra Federmeccanica e i sindacati firmatari del contratto nazionale separato dei metalmeccanici del 2009. L´incontro di oggi dovrebbe servire a discutere le questioni dell´orario di lavoro e della flessibilità nel futuro contratto dell´automobile pensato per favorire il ritorno di Mirafiori e Pomigliano in Confindustria. In proposito nei giorni scorsi Federmeccancia ha suggerito che il contratto nazionale di categoria potrebbe diventare alternativo al contratto aziendale. Così il contratto aziendale Fiat potrebbe sostituire quello nazionale. L´ipotesi ha suscitato reazioni negative. La Fiom ha parlato di «un sistema contrattuale a menù: ogni azienda sceglie il contratto che più le piace», aggiungendo che l´idea «è un motivo in più per aderire allo sciopero» indetto per il 28 gennaio. Ma anche la Fim ha definito la proposta «inaccettabile» perché farebbe saltare l´attuale sistema contrattuale italiano concepito su due livelli. Il leader del Fismic, Roberto Di Maulo, avverte che «la proposta di sostituire il contratto nazionale con quelli aziendali non è all´ordine del giorno della riunione» di oggi. Il Fismic non è comunque contrario «a patto che si superino i pregiudizi di Fim, Fiom e Uilm e che non venga usato solo come pretesto per far tornare Pomigliano e Mirafiori in Confindustria». In caso di rientro dei due stabilimenti in Confindustria infatti sarebbe automatico il ritorno in fabbrica della Fiom, esclusa dagli attuali accordi separati. Nel dibattito interviene anche il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, che in due interviste definisce il contratto nazionale «una cornice essenziale» anche se si astiene su quale debba essere il suo rapporto con i contratti aziendali: «Questa – dice – è materia che devono affrontare le parti sociali».