IL CONTRATTO E LA CRISI DEL PAESE AL CENTRO DELL’INIZIATIVA

31/10/2008

FILCAMS-Cgil
Federazione lavoratori commercio turismo servizi


www.filcams.cgil.it


30 ottobre 2008

VERSO LO SCIOPERO GENERALE
IL CONTRATTO E LA CRISI DEL PAESE AL CENTRO DELL’INIZIATIVA

Prosegue con intensità la preparazione della manifestazione nazionale che il 15 novembre porterà a Roma i dipendenti del settore terziario-dstribuzione-servizi, nella giornata di sciopero proclamato dalla Filcams Cgil. L’accordo separato per il rinnovo del contratto, firmato da Confcommercio e Confesercenti con Fisascat Cisl e Uiltucs Uil è all’origine dell’iniziativa. La Filcams, fin dal primo momento della firma separata, ha contestato innanzitutto il metodo, che esclude l’organizzazione più rappresentativa del settore, senza possibilità di verificare il contenuto dell’intesa nel rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori. La prassi delle intese separate, purtroppo, va sempre più diffondendosi, segnalando lo stato di crisi dei rapporti unitari tra i sindacati. Troppo facile, però, è accusare la Cgil di ostinata propensione all’isolamento, troppo semplice è definire il suo segretario generale “signor no”, rifiutando sistematicamente l’introduzione della più elementare norma democratica, che chiarirebbe a nome e per conto di chi i sindacati si arrogano il diritto di firmare (o non firmare). Il tema della democrazia e della rappresentanza, dunque, il tema delle regole deve necessariamente essere risolto, altrimenti l’accusa alla Cgil “che fa politica e non sindacato” non può che ritorcersi contro chi la lancia, se tale esercizio accusatorio avviene in un quadro di “immunità”, cioè, senza la necessaria verifica democratica sulla rappresentatività.

Ma anche i contenuti dell’intesa sono stati criticati, nei due punti (apprendistato e lavoro domenicale) che apparentemente sembrano poca cosa, ma di fatto tendono ad offrire all’azienda il pieno controllo dell’organizzazione del lavoro. Anche in questo caso, troppo facile è accusare la Filcams di tutelare le nicchie privilegiate dei vecchi assunti, che non vogliono lavorare la domenica e poi scaricare sui giovani, ultimi arrivati, con contratto di apprendistato, una parte dei costi, attraverso il peggioramento delle normative sui permessi. Ed anche sulle domeniche, troppo semplice è improvvisare nel tempo di una nottata, profonde riconversioni culturali, che impegnano ben più che la Filcams ed i lavoratori da essa rappresentati, dato che il tema riguarda anche altri, come dimostrano le reazioni trasversali all’intesa, che introduce il criterio dell’obbligatorietà, senza aver costruito le necessarie condizioni di consenso fra i destinatari dell’accordo.
La Filcams non è contro il lavoro domenicale, ma contro il governo unico dell’organizzazione del lavoro da parte delle aziende. Si poteva fare diversamente da come si è fatto, se l’interesse a non “rompere” avesse prevalso, anche nel rispetto di una lunga tradizione, che ha caratterizzato il lavoro sindacale in questi settori.

Del resto, il quadro generale parla più di fratture che di unità e questo non sarà un vantaggio per le lavoratrici ed i lavoratori. Ma la notizia prioritaria deve restare la crisi, le condizioni sociali delle persone, che rischiano di pagarla pesantemente. Chi lavora nel settore della distribuzione, del terziario e servizi rischia di pagarla come cittadino che avrà meno reddito per consumare, e come dipendente di quei settori che subiranno un calo occupazionale a causa del crollo dei consumi.
Per questo la mobilitazione è anche per chiedere misure al Governo che sostengano i redditi da lavoro e da pensione, a partire dagli occupati che vedono a rischio il loro posto di lavoro. Questo tema la Filcams porterà in piazza il 15 novembre, oltre ai temi legati al contratto, per contribuire alla mobilitazione contro la crisi lanciata dalla Cgil. Anche per questo, a chiudere la manifestazione sarà Guglielmo Epifani, a sottolineare l’importanza che anche da un settore come il nostro, dove la precarietà è molto diffusa, può e deve venire un contributo a combattere la crisi ed ogni disegno di isolamento della Cgil.