Il contratto dei chimici e la Cgil: «Aumenti superiori alla riforma»

23/12/2009

ROMA — «Rinunciare agli scatti di anzianità è stata la mossa del cavallo per uscire da una impasse che ci vedeva fermi ad un aumento di 102,5 euro al mese». Alberto Morselli, segretario nazionale dei chimici Cgil, racconta la storia del contratto firmato l’altro giorno da tutte le sigle sindacali con Federchimica e Farmindustria concluso con un aumento mensile complessivo di 150 euro e forti impulsi per il secondo livello. Un contratto destinato sia a far discutere che a fare scuola. «Non nascondo la mia soddisfazione – afferma il sindacalista – contro i gufi che speravano che la Cgil non firmasse, siamo partiti sei mesi fa con tre piattaforme separate e poi siamo arrivati a una intesa unitaria». E anche molto buona, tiene a precisare Morselli, perché nonostante la crisi economica nel triennio portiamo a casa un aumento complessivo di 3.626 euro in più a testa contro i 3.452 di quello precedente.
Ma si può esportare a tutto il mondo del lavoro l’abolizione degli scatti di anzianità, un automatismo unico in Europa e inviso agli imprenditori? Morselli ammette che nel direttivo della Cgil di ieri l’argomento è stato trattato «senza preclusioni ideologiche» ma la diffusione è complicata. E lo spiega con un esempio. «Nel settore della chimica gli scatti di anzianità durano 12 anni poi si fermano, e quelli aboliti con il rinnovo del contratto valevano 70 euro al mese, ma in altri settori scadono dopo 26 anni quindi pesano molto di più e la rinuncia diventa difficile».
L’intesa sui chimici apre al secondo livello. Un passaggio che molti hanno interpretato come una contraddizione da parte della Cgil non avendo firmato il nuovo modello contrattuale dell’aprile scorso. «Non è così – spiega Morselli – perché il nuovo contratto dei chimici rafforza la base retributiva nazionale introducendo nuovi parametri per le aziende che si possono permettere il secondo livello, la Cgil è stata contraria all’intesa di aprile perché in quel caso si può ridurre il salario di base a vantaggio di quello variabile».