IL CONTADINO PIÙ FAMOSO DEL PIANETA Guerrigliero del mangiar sano, 21.12.1999, L’Espresso

L’Espresso



FRANCIA / IL CONTADINO PIÙ FAMOSO DEL PIANETA
Guerrigliero del mangiar sano

Ha smontato un McDonald’s. Ha fatto la guerra di Seattle. Incontriamo il nemico delle multinazionali del cibo. Che vive con 600 pecore ad Arzac

colloquio con José Bové . di Roberto Fabiani

L’uomo più famoso di Francia È il fratello gemello di Asterix, gallico baffuto che in un fumetto fortunato si batteva contro le legioni romane di Giulio Cesare. Lui invece si batte contro i nuovi barbari che invadono negozi e supermercati, aprono nei cinque continenti catene di «posti» (non sa chiamarli altrimenti) dove, giura, vendono roba da mangiare avvelenata. Quando invece esiste una agricoltura ecologica, pulita, senza schifezze, praticata da gente che i prodotti li coltiva con amore e li vende a prezzi giusti. Questa è la battaglia da combattere tra la fine del millennio e l’inizio del prossimo: cibo sano trionferà. Ecco a voi, in pillola estremamente concentrata, il pensiero di José Bové, 48 anni, due figlie all’università di Bordeaux, due fratelli ingegneri, il più celebre contadino del mondo.

Sul contadino bisogna andarci cauti. Ufficialmente lo è; alleva pecore (con tre soci ne ha seicento, ha dato a ognuna un nome proprio e Dio sa dove ne ha trovati tanti, gli rendono due milioni e mezzo al mese) sull’immenso altopiano dell’Arzac, a tre ore di macchina da Montpellier; posto sperduto con cinque case, altrettante famiglie, venti abitanti. E una robusta presenza militare: la zona è di quelle che fanno la felicità dei generali, adatta a sparare cannonate e muovere carri armati.

Per tentare di sloggiarli (alla fine in parte c’è riuscito) andò lassù nel 1971 con altri centomila senza sapere che nella massa c’era la sua futura moglie. Poi c’è rimasto. Aveva appena finito il liceo e lavorava con una specie di guru di origine italiana che teneva circolo predicando il verbo pacifista di Gandhi e di Martin Luther King. Questo spiega perché l’allevatore di pecore parla con proprietà di linguaggio, sa di filosofia e sociologia. Sa anche un buon inglese perché da bambino ha respirato l’aria dell’università di Berkeley, dove lavoravano i genitori.

Il 1999 è stato l’anno suo. In agosto, insieme con due compagni, è andato a smontare un McDonald’s in costruzione nel paesetto di Millau; è finito in galera, ci è rimasto tre mesi rifiutandosi di pagare una cauzione di trenta milioni ed è diventato un eroe. Appena uscito si è precipitato al vertice del commercio di Seattle a illustrare il verbo del mangiar sano su tutte le possibili televisioni con il suo americano fluente. Adesso alle pecore pensano i soci; lui, col loro permesso, fa il predicatore a tempo pieno, organizza la Confederazione contadina (il sindacato dei coltivatori diretti che si oppone all’agricoltura industriale) con quarantamila soci, tratta col governo. Si rimetterà a lavorare a primavera, quando le pecore partoriscono.

Uno stratega di McDonald’s non avrebbe potuto inventare di meglio per fare pubblicità alla catena. Da quando lei ha smontato il cantiere hanno lanciato una campagna basata sul fatto che loro usano solo prodotti francesi. Pare abbia un successone.

«Però gli costa un sacco di soldi. Per giunta è menzognera: McDonald’s usa in tutto il mondo solo tre tipi di insalate e una sola varietà di patata. È ufficiale che i semi di patata sono stati geneticamente modificati. Comunque McDonald’s è un simbolo, un modello culturale, di quello contro cui noi ci battiamo: i suoi dipendenti sono tutti precari, il cibo è eguale in tutto il mondo e questo significa che è industriale. Per finire McDonald’s negli Usa finanzia quella inquietante setta che è Scientology».

Pensa si possa fare a meno dell’agricoltura industriale? Siamo sei miliardi, una metà sottonutriti.

«Lo sono per colpa dell’industria e degli organismi finanziari internazionali. Le faccio tre esempi. Nell’Africa sub-sahariana la carne viene venduta a tremila lire il chilo da produttori europei che prendono un contributo di quattromila lire. In quella zona il costo di produzione è di quasi seimila lire. Risultato: in cinque anni è scomparso il cinquanta per cento del bestiame locale. Secondo. Le Filippine in quanto a cibo erano quasi autosufficienti, importavano solo il cinque per cento. Sono arrivati i produttori industriali di riso sostenuti dai contributi statali e hanno buttato giù il prezzo».

È un male?

«I contadini locali sono stati rovinati e adesso le Filippine importano il venti per cento di quel che mangiano. Pagandolo in dollari che non hanno. Terzo. Il Brasile e così abbiamo fatto un giro di tre continenti. Fondo monetario e Banca mondiale hanno spinto per la produzione e l’esportazione di soia. Monocoltura, insomma. In quel paese ricchissimo ci sono trenta milioni di miserabili, la terra è in mano alle multinazionali; si contano quattrocentomila occupazioni di terre. Va bene così?».

Quante volte l’hanno arrestata?

«La prima quando ho fatto obiezione di coscienza al servizio militare. La commissione non me ne ha riconosciuto il diritto, mi sono dato latitante e i gendarmi mi hanno preso lo stesso giorno in cui il Consiglio di Stato diceva che avevo ragione io. Rilasciato con tante scuse. La seconda per intralcio alla circolazione aerea. Stavo seduto sulla pista dell’aeroporto di Papeete, per protestare contro gli esperimenti nucleari francesi a Mururoa. La terza quando ho smontato McDonald’s. Avevamo avvertito la polizia che saremmo andati lì; abbiamo fatto solo quindici milioni di danni. Ma si può tollerare che quel mostro del mangiare schifoso si venga a installare nella patria del Roquefort, il più antico formaggio francese?».

Non sia mai detto. A Seattle di formaggio ne ha portato due quintali e mezzo. Come l’hanno lasciato passare?

«Era per regalarlo. I regali entrano senza la tassa del cento per cento che gli americani hanno imposto su alcuni prodotti europei perché l’Europa non vuole le loro carni agli ormoni. Vi rendete conto dove siamo arrivati? Bastasse la mucca pazza; qui sono diventati pazzi tutti».

Ha fatto una scelta da eremita e si ritrova con la casa piena di giornalisti e televisioni. Che effetto le fa?

«Proprio nessuno. Però farmi fotografare mi piace. Se tutti mi vengono a intervistare debbono riportare quel che dico e così difendo la causa dei coltivatori diretti ed ecologici».

In Italia la Confederazione contadina con chi ha contatti?

«Contatti organici con nessuno. Io sono venuto due volte su invito di allevatori sardi e ho anche fatto un giro nella campagna romana dove una volta c’erano molte pecore che adesso sono quasi scomparse. Poi mi è venuto a trovare l’assessore all’Agricoltura del Lazio; non mi ricordo come si chiama».

(21.12.1999)