«Il congresso è finito, la battaglia continua»

06/07/2010

«Da quel che abbiamo seminato in due anni di lavoro congiunto qualcosa è germogliato. Qualcosa di importante, come il rapporto tra i lavoratori pubblici e i metalmeccanici, un’esperienza in controtendenza rispetto al tentativo di divisione operato dal governo e dai padroni di dividere il lavoro per sconfiggerlo. E non è un caso che oggi la Fp-Cgil si
schieri con la lotta sacrosanta dei lavoratori di Pomigliano e partecipi al Comitato centrale aperto della Fiom sulla democrazia davanti a Montecitorio». Carlo Podda, ex segretario generale della Funzione pubblica, rivendica la battaglia congressuale in Cgil insieme a Gianni Rinaldini e al segretario dei bancari Domenico Moccia, convinto che quel che avviene nel pubblico impiego come a Pomigliano – l’attacco al contratto nazionale di lavoro – dia ragione a chi si è battuto per affermare in Confederazione una linea diversa da quella risultata egemone al congresso.
Oggi l’assemblea della 2° mozione, «La Cgil che vogliamo», deciderà la nascita di un’area programmatica. Per fare cosa?
La realtà ci sta dando ragione. Da un lato c’è l’attacco del governo ai lavoratori pubblici con il blocco di 3 anni – più probabilmente 5 – dei contratti e l’espulsione di altri 45 mila precari, dall’altra il diktat della Fiat che pretende di cancellare contratti e Costituzione. Hanno un’idea fissa: liberarsi dei contratti nazionali. Già oggi il 60% dei lavoratori dipendenti è senza contratto. Che altro, se non questo, mettevamoal centro della mozione? E siccome il congresso ha scelto di proseguire sulla stessa strada che noi critichiamo, privilegiando la ricostruzione dell’unità con Cisl e Uil invece di assumere le pratiche che portano al risultato raggiunto dai lavoratori di Pomigliano, è naturale per noi proseguire la battaglia in una forma organizzata. A Pomigliano la Fiom non si è limitata a resistere, ha avuto la capacità di rilanciare: chiede l’apertura di un vero confronto su produttività e turnistica ma nel rispetto di leggi e contratti. Non è forse questa la strategia – opposizione e alternativa – che dovrebbe informare l’iniziativa di tutta la Cgil?
Come strutturerete l’area?
Questo aspetto è altrettanto importante rispetto ai contenuti. L’area che nasce da una pluralità di esperienze e storie sindacali non potrà che essere plurale e democratica. Senza verticismi, cercando il consenso e non la maggioranza a colpi di voti nella costruzione delle scelte, puntando all’associazione tra diversi, fuori dal centralismo democratico. Forse ci daremo un portavoce, sicuramente lavoreremo alla costruzione di forum tematici sulle grandi questioni, guardando all’esperienza della lotta per l’acqua pubblica. Vedo la possibilità di alleanze su temi specifici, associando esperienze diverse e lasciando aperte le porte dell’area.
Non avete rappresentanti nella segreteria confederale. Una scelta vostra o della maggioranza?
Tutte e due le cose: la conclusione del congresso ha confermato la divisione strategica nella Cgil e non abbiamo ritenuto per ora di rivendicare una presenza proporzionale al consenso raccolto. Ma nessuno ce l’ha chiesto. Quel che non capisco è il criterio per cui inmolti territori siamo stati esclusi dalle segreterie.
Il congresso è finito, qualche considerazione è possibile. Sia pure sul filo di lana, sei stato sconfitto nella tua stessa categoria. Avete commesso degli errori?
Ribadita la giustezza della scelta fatta, dato che le questioni che ponevamo erano e restano reali, credo che abbiamo commesso errori nell’organizzazione, sottovalutando l’inerzia della Cgil, la resistenza a confrontarsi sui nodi veri che ci dividono e sui problemi politici e sindacali della fase. Non abbiamo fatto abbastanza attenzione alle regole interne per un eccesso di fiducia sul loro rispetto e sulla reciproca lealtà. Infine, non siamo riusciti a valorizzare al meglio l’esperienza di unità tra lavoratori pubblici e privati. Non ci hanno voluto ascoltare, o forse è meglio dire che non siamo riusciti a spiegarci.
Che farà da grande l’ex segretario Carlo Podda?
Gugliemo Epifani mi ha offerto la responsabilità del segretariato europeo, una proposta seria.
Ho ringraziato ma in coerenza con quel che ho detto al congresso ho ribadito che avrei preferito seguire un percorso orizzontale, lavorando nella mia categoria e portando ovviamente il bagaglio di esperienza e relazioni costruite in questi anni. Il 30 giugno sono stato eletto nella segreteria della Fp Cgil del Lazio. Voglio stare vicino ai posti di lavoro. Questa scelta ha suscitato stupore nei gruppi dirigenti, ma anche molti apprezzamenti tra i lavoratori della categoria.