Il congresso di Rimini è un ricordo (B.Ugolini)

24/10/2007
    mercoledì 24 ottobre 2007

      Pagina 15 – Economia & Lavoro

      L’analisi

        POSIZIONI – Il protocollo welfare e il referendum segnano uno spartiacque nella vita del sindacato

          Il congresso di Rimini è un ricordo

            Bruno Ugolini

              Il chiarimento definitivo nel gruppo dirigente della Cgil non c’è stato, ma forse ne sono state poste serie premesse. Un dato appare evidente: la venuta meno della maggioranza pressoché unanime che aveva vinto, attorno a Guglielmo Epifani, il Congresso nazionale del 2006 a Rimini. Il documento posto in votazione ieri sera, alla fine di due giornate di animato dibattito, ha goduto di un largo consenso ma ha anche registrato l’opposizione sia dell’area "Lavoro e società", oggi coordinata da Nicola Nicolosi, sia dell’area "28 aprile" guidata da Giorgio Cremaschi. E a loro si è aggiunto Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom. Costoro al congresso di Rimini erano schierati, appunto, sia pur con qualche distinzione, con Epifani. Oggi non più.

              Occorre però osservare che le argomentazioni dei dissenzienti sono apparse diverse nei toni e nei modi. Rinaldini, ad esempio, non faceva sua l’insistita campagna di Cremaschi sui presunti "brogli" nella consultazione e non ha nemmeno fatta propria la sfiducia nei confronti di Epifani, annunciata dallo stesso Cremaschi. Anche se anche il segretario della Fiom alla fine si è accomunato nel voto contrario al documento finale. C’era, infatti, un punto in comune: il timore che la decisione assunta dalla nuova maggioranza di dar luogo ad un ampio dibattito in tutte le strutture si risolva in un "processo alla Fiom" e ad altre presenze contestatrici. Non pare sia questa però l’ispirazione principale che anima il gruppo dirigente confederale nelle sue diverse "anime".

              Certo non sarà possibile evitare un’analisi accurata di quanto è avvenuto attorno al protocollo che ha conquistato una così larga massa di voti nei luoghi di lavoro. C’è però la precisa volontà, espressa nel documento finale del Comitato Direttivo, di dare "un’impronta tutta politica alla discussione che si apre". Una discussione capace di rendere più forte e convincente il ruolo della Confederazione. E di approfondire le tematiche sul malessere espresso dalla consultazione, ma anche di esprimere regole capaci di impedire contrapposizioni laceranti tra strutture, come quelle verificatesi nelle scorse settimane. E che hanno determinato una situazione mai verificatasi nel passato, quando non mancavano nella Cgil "sinistre" combattive. Era giusto e possibile, come era stato chiesto, evitare questo ricorso ad un dibattito allargato al corpo vivo della Cgil? Credo che abbia influito su tale decisione la preoccupazione di lasciare senza risposte le tensioni, le preoccupazioni, i dubbi che hanno scosso il sindacato. Come quelli sorti attorno ai presunti "brogli" nella consultazione. Non era possibile rinunciare ad un chiarimento non limitato alle stanze dello stato maggiore nazionale.

              Questo confronto di massa servirà, però, anche a delineare le nuove iniziative (contratti, fisco), intrecciate alla angosciosa crisi politica generale. Acquista più valore, in questo scenario, la necessità di portare a casa i risultati acquisiti col protocollo. E che potrebbero da un momento all’altro diventare carta straccia. Il panorama politico è solcato da vicende sconcertanti e il sindacato è chiamato a svolgere anche in occasioni come queste un ruolo di proposta e di coesione sociale. Quella che è scaturita anche da quella moltitudine di "si" all’intesa. "Si" di molti soggetti considerati forti, ma anche di soggetti considerati deboli, come i ragazzi dei call center. Che forse per la prima volta hanno scoperto il sindacato e lo hanno appoggiato. Non per viltà ma per poter sperare.