Il comunista della Fiom lancia la sfida a Epifani

10/03/2005
    giovedì 10 marzo 2005

    CREMASCHI. PONTIERE IN RIFONDAZIONE, DURO E PURO IN CGIL
    Di Ettore Colombo

      Il comunista della Fiom lancia la sfida a Epifani

        Mentre la Cgil inaugura il percorso che la porterà a congresso nel 2006, Rifondazione mette nuovi tasselli nel suo rapporto con l’Unione. A partire proprio dalla Cgil. Il lungo direttivo di ieri svoltosi a corso Italia ha presentato i dati del tesseramento (nel 2004 gli iscritti sono saliti alla cifra record di 5.587.000) e fissato la data per il congresso alla primavera del 2006. Dubbi, specialmente nell’area riformista, sulla scelta di tenere un congresso in piena campagna per le politiche ma Epifani la giudica una scelta d’autonomia. Il percorso congressuale appena cominciato dovrebbe vedere riunite tutte le anime interne, A Cofferati riuscì il miracolo della mozione unica ma molta acqua è passata sotto i ponti. E oggi non è sicuro se verranno presentate solo tesi o vere e proprie mozioni. Quel che è certo, però, è che in Fiom (ma non nel suo segretario Rinaldini) tira aria di fronda. Il ponte di comando epifaniano, che fa perno sulla sinistra interna, vicina al correntone Ds, sta ricucendo anche con l’area Lavoro e società, capeggiata da Gianpaolo Patta ma è giunta a un discreto disgelo anche con i riformisti (ex gruppo dei 49).

        A rompere tanta concordia dovrebbe pensarci Giorgio Cremaschi, che prima di Venezia veniva indicato come il più probabile successore a Bertinotti nella guida alla segreteria di Rifondazione. Il segretario nazionale della Fiom – sindacalmente parlando un duro vero – ha dovuto incassare un secco stop, nel partito, rappresentato dalla sconfitta («per una manciata di voti», sospira) del suo “tentativo di mediazione” tra i bertinottiani e le mozioni di minoranza. Ma il ruolo cerniera giocato nel Prc gli permette di godere delle simpatie di tutte le sue anime presenti in Cgil e di lambire anche quelle della sinistra Ds, anche se per lui «leggere le vicende sindacali con occhiali politici è un errore» e assicura: «tra la fedeltà al sindacato e quella al partito, scelgo la prima». Ma sullo sfondo resta il sogno (o l’incubo) di fare della Cgil «una grande Fiom» («Se la cultura Fiom si diffonde ne trarrebbe vantaggi anche la dialettica politica», sostiene) e in ogni caso di pesarsi e contare, in vista del congresso.

        Epifani, peraltro, sembra che si sia adontato non poco perché Bertinotti, di citazioni alla Cgil in quanto tale, dal palco di Venezia, ne ha dedicate zero. Le lodi erano tutte per l’amata Fiom e per la Cgil scuola, diretta da Enrico Panini, che «contesta non solo la riforma Moratti ma anche quella Berlinguer». Ecco i miei gioielli, sembra dire l’ex leader sindacale oggi a capo di un partito che non vuole più ritrovarsi stretto, quando e se andrà al governo, tra il cuore di certo moderato della “sua” Unione e quello di un sindacato “concertativo”. Eppure la Cgil di Epifani ha supportato il Prc nel referendum sull’articolo 18 ed è scesa massicciamente in piazza per la pace, unendosi ai movimenti. Ma Bertinotti non vuole solo una Cgil “amica”, vuole una Cgil che “stia in campo”.

        “Lavoro e società”, però, il rassemblement di minoranza che pesa per il 20%, vive notevoli fibrillazioni interne: il suo leader, Patta, ha raggiunto i due mandati consecutivi, in segreteria confederale, e dovrà lasciare l’incarico. Sembra destinato a succedergli Nicola Nicolosi, segretario della Cgil lombarda e rifondarolo anomalo, ma in “Lavoro e società” prevalgono gli epifaniani. Quando deve esprimere dei nomi, spazio per i tesserati Prc non si trova mai. La sinistra-sinistra della Cgil, dunque, intende passare al contrattacco con la nascita di una nuova corrente. Che si potrebbe chiamare “non solo Fiom”. Cremaschi nicchia ma il programma è pronto: «Il sindacato deve essere indipendente dalla politica, il che vuol dire che deve poter avere la libertà di scioperare anche contro governi “amici”. Bisogna dire no a una nuova stagione di concertazione come al patto tra produttori e costruire una nuova stagione dei diritti basata su rivendicazioni salariali e lotta alla precarietà. La democrazia e la partecipazione vanno rilanciati. La Fiom, coi referendum sui contratti, lo fa perché ha un’idea di sindacato che dovrebbe contaminare tutte le categorie». Cremaschi chiede «un congresso vero», che crede sarà «ancora su mozioni», rifiuta «scorciatoie unitarie» e crede nel binomio «democrazia-conflitto» per rilanciare alla grande la Cgil, contro ogni ipotesi neoconsociativa o subalterna. Alla Confindustria, certo, ma anche all’Unione. Non ha apprezzato il “documento dei 12” (segretari, tutti vicini a Patta ma col placet di Epifani) inviato a Prodi: «un’operazione nata a tavolino», dice, «di proposte elettorali». Il suo battere e ribattere sull’indipendenza dalla politica e la necessità di riproporre con forza una questione sindacale ricorda un uomo lontanissimo da lui, il segretario della Cisl Pezzotta. «La pensiamo in modo diverso su tutto ma è un uomo coerente, che rispetto. Una volta gli dissi: vedi, in fondo siamo entrambi due anarco-sindacalisti. Solo che tu di destra e io di sinistra…». Cremaschi sta per lanciare il guanto di sfida, nella Cgil. E’ rosso, di colore.