Il commercio rinnova

05/05/2003




      Sabato 03 Maggio 2003
      ECONOMIA





Il commercio rinnova
Piattaforma unitaria, chiesti 107 euro. Pregi e difetti

ANTONIO SCIOTTO
La piattaforma è unitaria, il primo incontro con Confcommercio e Confesercenti sarà fissato probabilmente a metà maggio: i sindacati del commercio Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno licenziato a metà aprile la loro lista di rivendicazioni, emendata da una consultazione di tutti i lavoratori. Dalle assemblee è arrivato l’imput di correggere al rialzo la richiesta salariale, che è passata così a 107 euro (8,5% di aumento) rispetto ai 100 euro ipotizzati dalle segreterie. «I nostri 107 euro, tradotti con i parametri dei metalmeccanici diventano quasi 130, parecchio vicini ai 136 euro chiesti dalla Fiom – spiega Maurizio Scarpa, segretario nazionale Filcams, della minoranza Lavoro Società – La consultazione dei lavoratori ha dunque sortito un buon risultato». Il contratto, scaduto il 31 dicembre scorso, riguarda 1 milione e mezzo di lavoratori, mentre una piattaforma analoga è stata varata per i 60 mila addetti delle cooperative di distribuzione (Coop e Conad). Novità anche sul piano delle flessibilità e del contenimento del precariato: innanzitutto, un segnale politico preciso, ovvero il rifiuto di recepire quanto dettato dalla legge 30, la delega da poco approvata che moltiplica le forme di precarietà. Viene chiesto di aumentare la percentuale di conferme degli apprendisti oltre il 60% previsto dalla legge, e l’obbligo di avvertire a metà contratto della conferma o meno; di allungare gli orari dei part-time, sia i massimi, che i minimi – tanto per evitare situazioni incresciose come quella verificatasi a Treviso, dove gli stessi tre sindacati hanno firmato addirittura part-time di 5 ore a settimana. Punto, quello del part-time, davvero centrale, dato che la controparte Confcommercio punta proprio sulla deregulation degli orari.

Un’altra richiesta interessante riguarda la definizione di un compenso minimo per i co.co.co., che dovrà essere corrispondente a quello dei lavoratori subordinati. Sui contratti a termine, si chiede la conferma del tetto massimo del 10% e l’introduzione del diritto di precedenza nel caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato. La piattaforma sottolinea che in ogni caso «il contratto a tempo indeterminato deve restare quello di uso prevalente» all’interno delle aziende, e chiede di fissare un tetto all’uso dei contratti atipici (secondo la minoranza Cgil si sarebbe dovuto indicare la cifra del 10%, richiesta non accettata). Avanzate altre richieste per la tutela di maternità e paternità, malattia, previdenza e assistenza integrative, ammortizzatori sociali, quadri.

Il segretario generale della Filcams Ivano Corraini, si dice soddisfatto per «l’approdo unitario così largo» e per il fatto che «la piattaforma difende e valorizza il contratto nazionale, sotto attacco da parte di Confindustria e del governo». La minoranza Cgil, che ha votato a favore, resta comunque contraria su due punti, come spiega Scarpa: «Innanzitutto il ruolo degli enti bilaterali, su cui la stessa Cgil ha espresso delle riserve nella sua critica alla legge 30. Si chiede che gestiscano i fondi per il sostegno al reddito: in sè è giusto, ovviamente, che il settore sia provvisto di ammortizzatori sociali, ma il fatto che il sindacato gestisca insieme alla parte datoriale pezzi di welfare è in contrasto con la sua funzione di controparte degli stessi datori. Il secondo punto critico è la creazione di una cassa di assistenza integrativa nazionale: crediamo che questo fondo, che ha comunque un costo per i lavoratori, metta in dubbio la centralità del servizio pubblico nazionale».