Il Commercio non è il «parente scemo» dell’industria

03/04/2001


La Stampa web





INTERNI Lunedì 02 Aprile 2001

Cernobbio, asse Confcommercio-Cgil. Berlusconi assente giustificato: devo fare le liste
Billè-Cofferati: Il Commercio non è il «parente scemo» dell’industria
Francesco Manacorda
inviato a CERNOBBIO (Como)
Alleati no, sarebbe troppo dire. Ma compagni di strada forse sì, almeno se la strada è quella che porta Sergio & Sergio il più lontano possibile dalla Confindustria. «Il terziario non è il parente scemo dell’industria», attacca Sergio Billè dal palco del seminario Confcommercio di Cernobbio, ricordando come le imprese del settore «rappresentano il 51% del Pil italiano». E «l’amico alla mia destra», ovvero Sergio Cofferati, scocca frecce a ripetizione il cui obiettivo è sempre e solo quella Confindustria di cui i commercianti temono l’egemonia politica, oltre che economica. L’Irap? «Così come è non va bene e dà vantaggi solo alle grandi imprese». I prepensionamenti? «Ci sono alcuni settori che hanno lucrato rendite di posizione attraverso questi strumenti». La svalutazione del ‘92? «I suoi effetti caddero su pensionati, lavoratori dipendenti e su di voi commercianti, mentre certe imprese ne approfittarono per allargare le esportazioni». Anche l’appello alla moderazione salariale lanciato dagli industriali per contrastare l’inflazione, sostiene Cofferati, attenta alla fin fine agli interessi dei negozianti: «Deprimere le dinamiche salariali è un errore non solo per quel che riguarda i lavoratori, ma anche perché si frena l’economia». Orfani di Berlusconi, atteso con ansia per la giornata conclusiva del seminario e che invece dà forfait ieri mattina causa liste, i vertici di Confcommercio cercano consolazione con un appuntamento «per venerdì prossimo alle 11» – precisa Billè – con il leader del Polo. Intanto devono accontentarsi di un Cofferati che – ospite assieme a Franco Tatò – sottolinea gli interessi in comune, ma attacca anche Confindustria e Polo, colpevoli di aver affossato alla Camera la legge sulla rappresentanza sindacale: «C’era una legge in discussione su cui un ostruzionismo del centrodestra, pesante come nemmeno quello che si è realizzato su aspetti istituzionali affrontati successivamente, ha fermato la discussione, con il plauso esplicito e con un lavoro di preparazione prodotto da Confindustria», spiega ai giornalisti. La concertazione su cui si appuntano in queste settimane le critiche confindustriali, dice Cofferati, «è un metodo come un altro, non le affido un valore salvifico, ma quello che conta è proprio la rappresentanza». Forte nelle fabbriche, un po’ più forte del passato anche nel settore pubblico, la Cgil reagisce insomma al tentativo di tenerla fuori dai giochi attraverso gli «accordi separati» cercando di far contare i numeri dei suoi iscritti. «Fare accordi senza un’organizzazione è cosa legittima – dice Cofferati – ma chi vuole negoziare deve essere legittimato sul piano della rappresentatività, che non riguarda solo i sindacati, ma tutte le organizzazioni, comprese quelle degli imprenditori». Proprio sulla concertazione Sergio & Sergio trovano un altro terreno in comune. La Cgil ha abbandonato il tavolo negoziale sui contratti a termine, sostenendo che lo fa per ragioni «di merito» e Billè, che già all’inizio dei lavori aveva detto di no agli accordi separati, spiega che «fare l’accordo sui contratti a termine senza concertazione sarebbe un errore, anche se in questa sala sei persone su dieci usano quel tipo di contratti». Un’apertura alla Cgil con cui – dice il presidente della Confcommercio – c’è sintonia sull’opportunità di riaprire la trattativa. Ma anche se Billè rifiuta apparentamenti troppo stetti con il sindacato – «non mi sembra che ci siano grandi motivi di collimanza» – pur riconoscendo che l’intervento del leader Cgil è stato una «lieta sorpresa», Cofferati a sipario chiuso non rinuncia a un’ultima stoccata contro l’avversario comune: «Ho trovato elementi importanti e non nuovi. La Confcommercio ha un atteggiamento rispettoso verso i suoi interlocutori e non ha mai ipotizzato accordi senza la Cgil».
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