Il commercio contrattuale

04/07/2001



 
   

Il commercio contrattuale
FRANCESCO PICCIONI

La stagione dei contratti procede a strappi. Per alcune categorie i sindacati confederali hanno raggiunto accordi unitari con la controparte. Per altre – come nel caso dei metalmeccanici – solo alcune perplessità degli industriali lombardi ed emiliani avevano impedito, fino a ieri pomeriggio, che Fim-Cisl e Uilm andassero a un accordo separato, senza l’assenso della Fiom-Cgil. Diversità di atteggiamento che attraversano soprattutto la Cgil, ma evidenziano anche qualche problema nella compagine padronale.
La firma del contratto per un milione e mezzo di lavoratori del commercio non ha contribuito a chiarificare il quadro. La Filcams-Cgil, tramite il segretario generale Ivano Corraini, lo considera un buon accordo; l’affermazione è però contestata dalla componente "Lavoro società-Cambiare rotta", sia all’interno della Filcams che a livello confederale. I termini dell’accordo sono stati così riassunti per quanto riguarda la parte salariale: 320.000 lire
una tantum a settembre di quest’anno, per recuperare il differenziale tra inflazione programmata e inflazione reale del biennio 1999-2000 (sono compresi anche i lavoratori con contratto a termine, ovviamente in proporzione al periodo lavorato); 20.000 lire dal 1 luglio di quest’anno; 42.500 lire dal 1 gennaio 2002 e altre 40.000 dal 1 luglio del prossimo anno. A regime, ovvero solo nella seconda metà del 2002, l’incremento salariale sarà di 102.500 lire, mille in meno del recupero pieno secondo i calcoli più prudenti. In più scatteranno 28.000 dal 1 gennaio 2003, ma solo come anticipo sull’inflazione programmata a partire da quella data. Quasi un’ipoteca sulla contrattazione da aprire sul prossimo rinnovo contrattuale.
Quest’ultimo punto, dicono in Filcams, è venuto fuori come compromesso tra la spinta di Confcommercio a imporre un "trascinamento" del contratto per un anno in più rispetto alla scadenza naturale e la volontà sindacale di mantenere la cadenza naturale. Di fatto, però, uno "sfondamento" c’è stato. Bruno Rastelli, leader della componente "Cambiare rotta" all’interno della Filcams, giudica "l’aver intaccato il terzo anno" come "il punto più negativo". "Non esiste un biennio triennale – prosegue – Il recupero sul terzo anno si rivelerà un indebolimento del rinnovo del prossimo biennio". Non basta. Altri sindalisti della stessa area fanno notare che in questo modo si è anche creata una differenza temporale tra la parte normativa del contratto (con scadenza 2002) e parte salariale (nel 2003).
Dalla segreteria Filcams questa critica viene respinta. "Il prossimo rinnovo contrattuale non presenterà una scissione temporale tra parte normativa e parte salariale. In questo contratto si è prevista la quota salariale attinente all’inflazione programmata del 2003, salvo gli scostamenti che si dovessero registrare neo prossimi Dpef". Ma un significato, questo inusuale "anticipo" rispetto ai contratti futuri, lo deve pure avere. Pare sia dovuto alla pressione dell’ala più "confindustriale" della Confcommercio (la grande distribuzione) che, contrariamente a Billè, spingeva per il trascinamenteo del contratto al terzo anno oppure all’eliminazione della contrattazione aziendale. Ma, se è così, il significato diventa assai chiaro. E’ la stessa logica che Federmeccanica ha imposto per il contratto metalmeccanici: inserire un "anticipo" rispetto all’inflazione programmata futura facendolo figurare come un "aumento" salariale di
questo contratto. Un "prestito" da restituire, non un adeguamento salariale.
Non a caso (anche se "in attesa del testo ufficiale dell’accordo") è la considerazione avanzata anche da Augustin Breda, della direzione nazionale della Fiom e esponente autorevole di "Cambiare rotta". "Si apre un problema in Cgil sulle diversità profonde esistenti tra la piattaforma dei metalmeccanici, difesa e sosteuta dalla Fiom e fatta propria anche da Cofferati, e i risultati del contratto del commercio che è la più esplicita negazione di questa posizione". Tanto più, si fa notare, che anche questo contratto viene chiuso a pochi giorni dall’annunciata presentazione del Dpef "con il prevedibile aggiustamento verso l’alto dell’inflazione programmata, base sulla quale calcolare il valore degli aumenti salariali dei contratti per i prossimi anni".