IL COMMENTO Difendo l’hamburger Fa divertire, Il Corriere della Sera 13 Novembre 2000



Il Corriere della Sera 13 Novembre 2000

IL COMMENTO Difendo l’hamburger Fa divertire
      Probabilmente è vero che, come diceva Ennio Flaiano, noi italiani sentiamo l’impulso di correre in aiuto del vincitore. E allora, per correggerci, ogni tanto vale forse la pena di correre in aiuto di chi si trova ad essere attaccato da forze soverchianti. Come adesso il fast-food – il «pasto rapido» – a base di hamburger. Da una parte, questi famosi panini con dentro una polpetta – venduti da noi come in tutto il mondo da una certa catena di negozi americani – sono accusati da un esponente dell’estrema sinistra di essere un simbolo della globalizzazione capitalista. Dall’altra, un cardinale di Santa Romana Chiesa li condanna come autori di un vero e proprio attentato alla «sacralità del cibo».
      Ora, lo ammetto, agli hamburger io preferisco di gran lunga una pizza o un panino al prosciutto – per non parlare di un bel pasto «lento». Ma, forse, da parte di qualche Onorevole e di qualche Eminenza si sta esagerando. I negozi del fast-food, si dice, attentano alla purezza delle tradizioni locali. Ma d’altra parte, non è forse vero che in tutto il mondo continuano ad aprirsi spaghetterie e pizzerie? Che la lingua della cucina si faccia comune non mi sembra affatto un gran male. E gli scambi, comunque, credo proprio che siano molto nutrienti. Non solo per la pancia. Si dice anche che il pasto rapido produca solitudine. Ma andate a vedere in quei famosi negozi degli hamburger.
      Certo, ci troverete anche qualche solitario – non più solo, per altro, di quelli che si vedono in certi ristoranti illuminati con parsimonia, davanti a un pallido piatto di pasta al burro e a una mezza minerale. Ma si vedono anche coppie, o gruppi di giovani, che hanno tutta l’aria di divertirsi moltissimo – e di essere molto soddisfatti, oltre a tutto, per poter cenare (decentemente, siamo sinceri) spendendo tanto poco.
      Quanto all’accusa di attentato alla «sacralità» del cibo… Mi scusi, Eminenza, ma non ritiene che tale sacralità sia offesa ben più duramente in quei ristoranti dove una cena costa mezzo milione – o in tanti posti del mondo dove per masse di poveri il pasto non è né rapido né lento, ma solo inesistente?
Emilio Tadini