Il colosso Tui si prepara all’uscita

14/07/2003


Domenica 13 Luglio 2003

E il colosso Tui si prepara all’uscita

BONN - La ritirata dal mercato turistico italiano da parte della Tui, il più grande gruppo europeo attivo nel settore del turismo organizzato, sarebbe ormai cosa decisa. Anche se il portavoce della Tui della centrale di Hannover, Robin Zimmermann, si sforza di sottolineare che la vendita della partecipazione del 10% nella casa madre del gruppo Alpitour — la Nht
(New Holding for Tourism) —acquisita due anni fa, sarebbe soltanto una delle possibili misure al vaglio degli strateghi del gruppo nel quadro di un programma di riduzione dei costi per 360 milioni di euro, che prevede tra le altre cose anche il taglio di 160 posti di lavoro in Germania.
«Questa della Alpitour è soltanto una delle possibili dismissioni, ma non c’è ancora nulla di definitivo», precisa Zimmermann. Altre fonti interne al gruppo di Hannover precisano che le cause del possibile ritiro sarebbero da ricercare nelle perduranti perdite accusate dalla Tui in un mercato turistico italiano in forte regresso. Una dichiarazione quest’ultima che contrasta con l’analisi del centro di ricerca sul tempo libero di Amburgo (Bat), secondo cui l’Italia
quest’anno potrebbe essere tra i Paesi del Mediterraneo uno di quelli che riusciranno ad assicurarsi una maggior quota di turismo tedesco (analisi conclusa prima che scoppiasse la polemica Berlusconi-Schulz).
Un’altra fonte interna al gruppo Tui precisa che due anni fa al momento dell’acquisto della quota del 10% della Alpitour Nht, la Tui si era assicurata tre opzioni: mantenimento della quota, vendita della quota e infine aumento della quota.
«Tutte queste tre opzioni sono attualmente in esame e naturalmente non si può escludere che in relazione al nostro programma "top" per la riduzione dei costi la decisione sia quella
di vendere». La Nht è controllata al 90% dalla holding Ifil, società quotata in Borsa controllata dalla famiglia Agnelli.
Nello scorso esercizio l’Alpitour ha accusato una perdita di 8,8 milioni su un fatturato di 930 milioni di euro. Se è vero che la Tui prevede per quest’anno un regresso delle attività
turistiche italiane, che alcuni esperti del mercato quantificano addirittura attorno al 30%, è lecito supporre che le perdite dell’esercizio 2003 saranno ancora più alte rispetto al 2002.
Certo è che nell’ipotesi di un’uscita dalla Alpitour, gli ambiziosi progetti di espansione della Tui in Italia subiranno una deludente pausa d’arresto.
Ancora una volta l’Italia si confermerebbe un mercato quanto mai difficile per i grandi gruppi tedeschi del turismo organizzato. Un mercato che negli ultimi decenni ha ripetutamente deluso le aspettative del gruppo Tui, che in altri Paesi del Mediterraneo ha potuto contare su risultati
decisamente migliori.

LUCIANO BARILE