Il Cinese solo contro tutti «E adesso il referendum»

08/07/2002






(Del 6/7/2002 Sezione: Interni Pag. 5)
ANCORA TRE MESI ALLA GUIDA DELLA CGIL CON TROPPI FRONTI APERTI
Il Cinese solo contro tutti «E adesso il referendum»
Cofferati chiede 5 milioni di firme per bloccare le modifiche all´articolo 18 e per rompere un accerchiamento fino a qualche tempo fa impensabile

Pierluigi Battista


CINQUE milioni di firme per attutire il senso di solitudine nella giornata più difficile. La Cgil, ha detto Sergio Cofferati, «intende promuovere una raccolta di firme: puntiamo a raccoglierne cinque milioni prima del secondo sciopero generale in autunno». Un referendum abrogativo delle modifiche dell´articolo 18 sancite dal Patto siglato dal governo assieme a Confindustria e Cisl e Uil per bocciare quello che Cofferati definisce un «accordo pessimo che toglie dei diritti a delle persone e non dà nulla a chi non ne ha». A Bologna per un dibattito, sommerso dagli applausi, il «Cinese» abbraccia Fassino però poi chiede «non solo da sindacalista, ma da militante di partito» che il centrosinistra si esprima con più chiarezza contro una visione della società nella quale «i deboli dovranno provvedere a se stessi», contro quel «capitalismo compassionevole» nel quale «ci sarà della filantropia ma non l´idea socialista che noi abbiamo». Cofferati mobilita il suo popolo, chiede un soprassalto d´orgoglio, tenta di raddrizzare una situazione di isolamento che forse tre mesi fa, quando ha riempito le piazze romane con le bandiere della sola Cgil, sembrava scongiurata.
E invece? Invece la Cisl e la Uil firmano l´accordo che, incautamente, Cofferati aveva con brutalità bollato come «patto scellerato». Dopo la prova di forza di marzo, per di più a pochi giorni dall´assassinio di Marco Biagi, la Cgil era riuscita a trascinare i riluttanti Pezzotta e Angeletti allo sciopero generale, complice una linea «dura» del governo sull´articolo 18 che a molti era parsa inefficace se non addirittura autolesionistica. Quando Cofferati fece confluire al Circo Massimo di Roma il popolo cigiellino (tre milioni secondo gli organizzatori, settecentocinquantamila secondo la polizia), Pezzotta parlò al congresso della Margherita come di «un brutto giorno per il sindacato»: e il leader della Cisl si prese persino qualche fischio. Al Circo Massimo premevano i dirigenti diessini per avere spazio sull´immenso palco: sembrava la rivincita del congresso di Pesaro da cui Cofferati era uscito sconfitto. A pochi mesi dalla sua uscita dalla Cgil, Cofferati sembrava assaporare il momento di maggior forza e poco, pochissimo poteva lasciar presagire la solitudine di oggi, sancita dal Patto siglato da Pezzotta e Angeletti. Nei giorni scorsi, poi, la forza di Cofferati ha subito dei durissimi colpi. Prima la pubblicazione delle lettere di Biagi da cui si evinceva che il professore bolognese ucciso dai terroristi percepiva sin dal luglio del 2001 un atteggiamento di «minaccia» da parte del leader della Cgil. Grande è stata la reazione della sinistra a quelle rivelazioni, ma soltanto l´incredibile esternazione cipriota del ministro Scajola era riuscita a deviare le luci dai riflettori dal capo della Cgil. Prima delle dimissioni di Scajola, anzi, Cofferati era riuscito a prorogare a settembre l´abbandono formale della leadership della Cgil. Motivazione ufficiale: non lasciare sola la principale organizzazione sindacale italiana al centro di una campagna definita «infamante». Ma le parole durissime che Cofferati aveva usato prima nei confronti del «Libro bianco» di Biagi («limaccioso») e poi nei confronti della disponibilità della Cisl e della Uil a firmare il patto con il governo, bollata come «scellerata», hanno creato attorno al leader della Cgil un clima di sospetto, se non di ostilità. Per rompere il cerchio della solitudine, Cofferati ha «convocato» i leader dei partiti dell´Ulivo per il 10 luglio. Ma la strada è irta di ostacoli. Già alcune componenti dell´Ulivo (in primis Boselli) hanno chiesto di incontrarsi anche con Pezzotta e Angeletti e sono tutt´altro che d´accordo con la linea del cordone sanitario con cui circondare la Cisl e la Uil. Molti militanti della Uil iscritti ai Ds stanno lasciando il partito, e questo rappresenta un problema in più per Piero Fassino, che già deve badare al fermento anti-cofferatiano dell´ala «liberal» diessina. In Parlamento, durante il dibattito per le dimissioni di Scajola, Massimo D´Alema non ha voluto nemmeno nominare Sergio Cofferati. Non una dimenticanza ma una scelta, rafforzata dalla dichiarazione dalemiana del giorno dopo secondo cui la firma separata del «Patto» da parte di Cisl e Uil non dovrebbe rappresentare una «rottura irreversibile». L´esatto opposto dell´impostazione di Cofferati, che vorrebbe sommergere con cinque milioni di firme e con uno sciopero generale riuscito la scelta di Pezzotta e di Angeletti di proseguire sulla strada dell´accordo malgrado l´irrigidimento della Cgil.
E ora per Cofferati si aprono insieme tutti i fronti. Il fronte della difesa della propria immagine pubblica dopo la pubblicazione delle lettere di Marco Biagi. Il fronte dei rapporti con gli altri sindacati, oramai deteriorati anche sul piano personale. Il fronte della maggioranza di governo che insisterà sull´immagine del Cofferati conservatore e testardamente attestato sulla figura dell´eterno «Signor No». Il fronte dell´Ulivo, o almeno di quelle componenti che non intendono trasferire sul piano politico le fratture profonde che hanno terremotato il mondo sindacale. Il fronte di Fausto Bertinotti, titolare di un referendum ancor più radicale sull´articolo 18 di quello abbracciato da Cofferati, e difficile da ripudiare dopo che si è diffusa l´idea che l´articolo 18 è l´ultimo baluardo dei «diritti fondamentali». Il fronte interno alla Cgil che non ha digerito fino in fondo la scelta di congelare l´uscita dal sindacato di quasi tre mesi. Troppi fronti che segnano il percorso difficile e tortuoso di un leader che poche settimane fa sembrava in grado di vincere la sua partita e che oggi sconta un isolamento difficile da rompere. I prossimi mesi diranno se Cofferati sarà in grado di uscire dal cul de sac in cui oggi appare prigioniero.