Il Cinese non cambia rotta “In piazza facciamo ancora paura”

08/02/2002


Pagina 3 – Economia
Il segretario Cgil ricorda le precedenti agitazioni e dice: "L�obiettivo non � far cadere il governo"
Il Cinese non cambia rotta "In piazza facciamo ancora paura"
Sul pubblico impiego la minaccia ha funzionato
Gli altri frenano, la base segue il suo leader
DAL NOSTRO INVIATO
SEBASTIANO MESSINA

RIMINI – La V2? Troppo poco. Il supercannone? Peggio. Un missile? Di pi�. L�arma-fine-di-mondo, ecco cos�� lo sciopero generale, nel manuale del perfetto sindacalista. Un colpo definitivo, la bomba atomica che disarma gli avversari e magari butta gi� un governo. E� passato pi� di un secolo dallo sciopero di Genova – 20 dicembre 1900, data storica – quando i portuali, gli operai, i braccianti, i muratori, i tramvieri e gli impiegati dissero �signorn�, incrociando le braccia, al prefetto Camillo Garroni che aveva decretato lo scioglimento di tutte le leghe operaie. E vinsero loro. Il prefetto fu rimosso. Il decreto fu ritirato. Il governo si dimise..
E� ancora cos�? E� ancora carica, la spoletta di questa bomba tattica che ha segnato la storia del movimento sindacale, facendo saltare governi e alleanze? E soprattutto, � ancora una mossa vincente? Se mercoled� Sergio Cofferati aveva tolto la sicura al pulsante di lancio, annunciando uno sciopero generale contro la cancellazione dell�articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, ieri i segretari di Cisl e Uil sono venuti a dire al congresso della Cgil che � meglio non usarla, quell�arma. �E� inopportuno� ha detto chiaro e tondo Savino Pezzotta, il successore di Sergio D�Antoni, aggiungendo perfidamente: �Noi ci battiamo per cambiare il merito delle questioni, non per cambiare il governo, compito che spetta agli elettori o ad altri�. E poi, ha spiegato alla platea Luigi Angeletti, non � detto che sia la mossa vincente.
�C�� un amico che ogni volta che mi incontra mi chiede: ma allora, quando lo facciamo questo sciopero generale? Allora io gli racconto di Annibale. Contro di lui Roma aveva mandato, a capo dell�esercito, il console Quinto Fabio Massimo. Il quale cominci� una tattica di scaramucce, di logoramento dell�avversario. Ma dopo un po� il senato romano, frettoloso di liberarsi dall�incubo cartaginese, decise di cambiare console e di andare a uno scontro frontale col nemico. Incassando, pur avendo Roma un esercito due volte pi� numeroso di quello di Annibale, una batosta clamorosa. E dovette aspettare molti anni, prima di ottenere la rivincita�. Morale della favola, lo sciopero generale oggi farebbe vincere Annibale-Berlusconi, non il sindacato. Non conviene ripetere, 2218 anni dopo, il frettoloso errore di Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone. Meglio, molto meglio, fare come Quinto Fabio Massimo, detto appunto �il Temporeggiatore� .
Sergio Cofferati sorride, quando gli riferiscono la battuta di Pezzotta. �Non capisco perch� qualcuno si ostini ad attribuirmi disegni politici che non ho. Lo sciopero generale � una forma di lotta che costa. I lavoratori perdono un giorno di paga. E lo fanno se c�� qualcosa di concreto da conquistare, o di importante da impedire. Ecco, in questo caso c�� qualcosa di molto concreto: la cancellazione di quelle brutture che sono state scritte per eliminare l�articolo 18. Il mio obiettivo non � buttare gi� il governo. Non lo � oggi come non lo era nel ’92, quando abbiamo fatto due scioperi generali contro il governo Amato. O nel ’93, quando abbiamo fatto uno sciopero generale contro il governo di Carlo Azeglio Ciampi, che ancora oggi, quando ci vede, ce lo ricorda: �Voi mi avete fatto lo sciopero generale!�. Come vedete…�. E la parabola di Annibale? Se avesse ragione Angeletti il temporeggiatore? �Non � cos� risponde placido il segretario generale della Cgil. �L�ultima volta che abbiamo proclamato uno sciopero nazionale � stato qualche settimana fa. Lo sciopero del pubblico impiego. E il risultato � stata la firma del contratto. Come si fa a dire che � un�arma scarica?� .
Cofferati il pragmatista, dunque, non si ispirerebbe certo al comunicato del primo sciopero generale proclamato in Italia, quello del 5 settembre 1904, il giorno dopo le cariche della polizia sui braccianti siciliani di Casteluzzo, due morti e dieci feriti: �Dinanzi a nuove stragi causate dalla libidine sanguinaria degli scherani del governo omicida, si delibera lo sciopero generale in segno di protesta e di indignazione�. E chiss� se sottoscriverebbe ancora quello che lui stesso dichiar�, il 2 aprile del ’93 (sciopero generale contro il governo Amato): �Agli obiettivi gi� dichiarati non si pu� non aggiungere l�esigenza dei lavoratori di non avere vuoti di potere nella direzione politica del Paese�. Ma d�altra parte, � difficile trovare alla Cisl qualcuno che non veda l�ora di dire, come Raffaele Morese nel giorno dello sciopero generale contro Berlusconi, il 14 novembre 1994: �Aveva ragione il presidente del Consiglio: lo sciopero non � stato generale. E� stato totale, di popolo�. Il dubbio, o meglio il dissenso, sta scavando un nuovo solco tra le due maggiori confederazioni, e qualcuno ricorda che fu proprio per il radicale dissenso su uno sciopero generale, quello per l�attentato a Togliatti, che nel 1948 si arriv� alla rottura dell�unit� sindacale.
Resta il dilemma: � ancora carica, l�arma-fine-di-mondo? E� ancora una minaccia capace di spaventare un ministro, un partito, un governo? Guglielmo Epifani, il numero due della Cgil, risponde con onesto realismo: �Nella Prima Repubblica lo sciopero generale poteva far cadere un governo, perch� scardinava gli equilibri interni di Dc e Psi. Con Berlusconi non � la stessa cosa, Forza Italia non ha radici nel sindacato. Eppure lo sciopero generale, ancora oggi, scatena una simbologia che nuoce all�immagine del governo, gli rovina la sua faccia buonista. Poi magari il governo non cade, sia chiaro. Ma a noi interessa vincere, non buttarlo gi� .