«Il Cinese lasci la Fondazione Di Vittorio»

02/04/2003

            Mercoledì, 02 Aprile 2003    

            E´ «CONFLITTO D´INTERESSI»?
            «Il Cinese lasci la Fondazione Di Vittorio»

            Sergio Cofferati deve dimettersi dalla Fondazione Di Vittorio, dopo aver accettato la presidenza di Aprile perchè c’è «un esplicito conflitto di interessi»? Considerato il legame tra la Fondazione e la Cgil, non manca chi anche nell’ambito della confederazione chieda espressamente un passo indietro del Presidente ormai doppio: di una struttura legata al sindacato e di una che viaggia in politica. E Corso d’Italia si divide sul Cinese. A chiedere le dimissioni di Cofferati dalla Fondazione Di Vittorio sono Aldo Amoretti e Agostino Megale, rispettivamente presidente dell’Inca (il patronato della Cgil) e dell’Ires (l’istituto di ricerca del sindacato). Sollevando la reazione indignata di Laimer Armuzzi, il segretario generale della Funzione Pubblica. «Le richieste di dimissioni del Presidente della Fondazione – dichiara Armuzzi – sono incomprensibili». Perché le iniziative della Di Vittorio, spiega, «sono sempre state collocate nell’alveo dell’autonomia progettuale della Cgil». Le richieste sono quindi, secondo Armuzzi, «spiegabili solo alla luce degli attacchi che provengono dall’esterno della nostra Organizzazione».
            r.i.



            Mercoledì, 02 Aprile 2003    

            Cofferati: vittima di una manipolazione insopportabile

            O "Aprile" o la "Di Vittorio". La "destra" Cgil apre il fuoco sull’ex leader sindacale che potrebbe anche lasciare la Fondazione. Dopo le parole di Fassino, la risposta: si fermi la guerra, torni in campo l’Onu.

            di Fe. Al.


            ROMA-  O "Aprile" o la "Di Vittorio". La "destra Cgil" pone il problema,  la Cgil  fa scudo, ma Cofferati avrebbe già messo in conto la possibilità di lasciare la Fondazione.   Non per "conflitto d’interessi", però.

            L’onda lunga della polemica tra la segreteria Ds e l’ex segretario Cgil investe la doppia collocazione del "Cinese". Dopo le dure parole di Fassino, seguite alle dure parole di Cofferati, seguite alle dure parole del "Catilina" apparse sulla home page del sito della Fondazione cigiellina, l’attesa è per la riunione di domani. I segretari dell’Ulivo riusciranno o no a mettersi d’accordo per una mozione comune sulla guerra?  

            Cofferati intanto, torna sulla feroce polemica: ”Sono vittima di una manipolazione insopportabile – dice, intervenendo alla presentazione di un libro a Milano -  Ho detto che è necessario fermare la guerra e  che consideravo sbagliato auspicare una fine rapida del conflitto. E’ stata tolta la prima parte e lasciata la seconda. Da qui è apparso che io sono per una guerra lunga. Questa ipotesi non l’ho sentita da nessuno, neanche come provocazione”.

             Il neo presidente di "Aprile" ribadisce che anche auspicare la fine rapida della guerra è un tema ormai inattuale.  "Purtroppo sono gli stessi generali americani che ci dicono ogni giorno che questa guerra non sarà rapida – e aggiunge -  La comunità internazionale dovrebbe fare tutto ciò che è necessario per fermare la guerra rimettendo in campo la politica a partire dall’ Onu, la cui dignità è stata offesa dalla decisione unilaterale degli Stati Uniti di fare la guerra”.  Ma Cofferati non rinuncia a criticare Blair: ”La posizione della Gran Bretagna – dice – consente la violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti. Questa posizione deve essere contrastata con un confronto politico aspro anche all’interno della sinistra”.

            Intanto, al di là della sua posizione sulla guerra,  c’è chi lo vuole fuori dalla Fondazione e chi fuori da Aprile. Il presidente del patronato Cgil, l’Inca, chiede le dimissioni dalla  "Di Vittorio" per conflitto d’interessi: ”Con la decisione di accettare l’impegno in Aprile – dice Aldo Amoretti – Cofferati ha reso ufficiale quello che era già chiaro. E’ un bene che sia andato in politica. La Fondazione di Vittorio, tuttavia, è promossa e finanziata dalla Cgil, non ha lo scopo di promuovere il disegno politico di Cofferati”. Il quale "dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi".

            Sullo stesso tono le parole del presidente dell’Ires:  "Cofferati dovrebbe evitare di coinvolgere la Cgil in qualsiasi modo perché l’autonomia del sindacato è un bene troppo prezioso per prestarlo a qualsiasi parte politica”. Agostino Megale, come Amoretti, fa parte dell’ala "riformista" della Cgil, quella più vicina a D’Alema.  La scelta di guidare  "Aprile", secondo Megale imporrebbe di ”tagliare il cordone ombelicale. Decida lui di trarre autonomamente le conseguenze".

            Marigia Maulucci, segretario confederale Cgil e segretario del Cda della Fondazione parla nella doppia veste. "In Cgil il problema non si pone – assicura – E quanto ad  Amoretti, non vediamo quale possa essere il conflitto d’interessi tra un’associazione di sinistra e la Cgil.  Semmai, la prima e la seconda sono dalla stessa parte a rappresentare gli stessi interessi. L’unico problema potrebbe essere un accumulo di lavoro e di responsabilità".  E Laimer Armuzzi, segretario generale della Funzione pubblica e  componente del consiglio di amministrazione della Fondazione, aggiunge  che le parole di Megale e Amoretti, "sono spiegabili solo alla luce degli attacchi che provengono dall’esterno della nostra organizzazione di cui, evidentemente, il presidente dell’Inca e il presidente dell’Ires si fanno acritici portavoce e interpreti”.

            I l problema posto da Amoretti e Megale, comunque sarebbe già stato posto, ma su altre basi, da Cofferati medesimo. Quel Cofferati che però Realacci vorrebbe vedere non legato ad "Aprile". ”Mantenga un ruolo più distaccato dalla polemica interna ai Ds per riuscire a parlare ad un mondo che è fuori dai partiti. Altrimenti l’Ulivo avrà perso una delle sue carte migliori”. Uno degli esponenti della Margherita piu’ vicini al ‘cinese’, Ermete Realacci, dunque, sembra preoccupato da questo nuovo incarico. Avrebbe preferito vedere l’ex segretario Cgil direttamente nell’Ufficio di programma dell’Ulivo dove, sostiene,  "sarebbe stato molto più influente".

            (1 APRILE 2003; ORE 18:44, aggiornato alle 20:00)