Il Cinese fa il pieno ma non porta voti nuovi all’Ulivo

29/07/2002


29 luglio 2002



IL SONDAGGIO

Il Cinese fa il pieno ma non porta voti nuovi all’Ulivo


Il problema della sinistra pare essere non tanto la scelta di un leader ma la definizione della linea

      Molti avvenimenti delle ultime settimane fanno pensare che il prossimo autunno sarà davvero «caldo». Sia sul piano delle vicende economiche, sia nell’ambito sociale o più strettamente politico. Per ciò che riguarda quest’ultimo piano in particolare, è ragionevole supporre che, tra le altre cose, si manifesti con maggiore intensità il conflitto che già oggi divide le forze di sinistra, sia tra di loro, sia, spesso, all’interno di ciascuna di esse. Già in questi giorni, ad esempio, si succedono le polemiche tra la Margherita e i Ds, inizialmente scatenate dal diverso comportamento riguardo alla legge sul finanziamento dei partiti, ma presto estese a numerosi altri temi. Ancora, ha suscitato polemiche un sondaggio (che tuttavia non è stato condotto su un campione scientificamente rappresentativo) realizzato all’interno della festa dell’Unità di Roma, dal quale sarebbe stato indicato il nuovo leader ideale per la sinistra nella persona di Sergio Cofferati. Al riguardo, occorre riconoscere che l’attuale segretario della Cgil è di certo l’uomo più popolare della sinistra italiana e uno dei personaggi che più ottengono consensi nell’intero scenario politico del paese. Secondo, da questo punto di vista, solo a Berlusconi e Fini. E, specialmente, che, all’interno dei Ds, Cofferati supera in popolarità gli stessi Fassino e D’Alema.
      Ma bisogna al tempo stesso osservare che il problema della sinistra non pare essere tanto la ricerca di un leader (proprio su questo aspetto si concentrarono forse troppo i partiti dell’Ulivo in occasione della scelta del candidato – Amato o Rutelli – per le ultime elezioni politiche), quanto quello di una più chiara e univoca definizione di orientamenti e «visioni del mondo» (e di conseguenza una più precisa strategia comunicativa), anche, forse, a costo di ulteriori lacerazioni interne. Si giunge a considerazioni siffatte anche tenendo conto del fatto che, oggi come oggi (prescindendo cioè da una eventuale campagna elettorale), la presenza di Cofferati come leader non parrebbe accrescere (ma nemmeno diminuire) la quota di voti complessivamente ottenuti dal centrosinistra. E’ questo è il risultato principale di un esperimento condotto sottoponendo al nostro campione di elettori il quesito sulla intenzione di voto in due diverse versioni, solo una delle quali prevedeva l’indicazione di Cofferati come leader della sinistra. L’esito, come mostra la tabella, è pressoché identico. Il citare o meno il segretario della Cgil non sembra mutare granché le sorti del centrosinistra né ledere il vantaggio del centrodestra.
      Il problema vero, dunque, è che, come è noto, nel centrosinistra (ma, naturalmente, anche nel centrodestra, sia pure riguardo a temi e problemi differenti) convivono anime e correnti di pensiero assai diverse. Se ne ha una prova – se ce n’era bisogno – anche dalle risposte all’affermazione «provocatoria» sottoposta ai nostri intervistati, tendente a sottolineare la priorità della libertà di azione per le imprese. Com’era forse scontato, risulta d’accordo con questo principio la grande maggioranza degli elettori del centrodestra. Ma è significativo che lo sia anche un quarto dei votanti per i Ds e un terzo di quelli per la Margherita, mentre, all’interno delle medesime forze politiche, i restanti si dichiarano ferocemente contrari.
      Naturalmente non si tratta che di un esempio parziale e, forse, superficiale. Ma esso ricorda e sottolinea la necessità di una vera e ampia chiarificazione ideale e programmatica all’interno del centrosinistra: una precondizione che sembra necessaria per successive alleanze elettorali e per la scelta consapevole di un leader comune.


Politica