Il Cinese e lo spirito di Tex «Non chiamatemi sconfitto»

12/07/2002





(Del 12/7/2002 Sezione: Interni Pag. 7)
DAL PALAZZONE DEL SINDACATO: LA BATTAGLIA CONTINUA
Il Cinese e lo spirito di Tex «Non chiamatemi sconfitto»
Si prepara a leggere l´ultimo albo intitolato «Il ritorno di Mephisto» e assicura: «Le contraddizioni di chi ha firmato il Patto aumenteranno»

ROMA E ora, dottor Cofferati? Ora che il Patto è stato firmato e che il referendum è di fatto sfumato, ora che gli scioperi sono finiti ed il governo non è caduto, che cosa facciamo, noi cronisti? Dobbiamo forse cominciare a raccontare la storia di un leader che sfidò tutto e tutti e che poi finì battuto? Sergio Cofferati si porta una mano alla fronte, come nel gesto di chi ricorda una cosa all´improvviso, e sbuffa: «Meno male che mi è tornato in mente! E´ in edicola da stamattina…». Ma cosa, segretario? «Il numero 501 di Tex Willer: "Il ritorno di Mefisto"…». Insomma: sono le due e mezza del pomeriggio, Sergio Cofferati si allontana lungo il largo corridoio al quarto piano del palazzone Cgil e – a dirla tutta – non pare precisamente un leader che si senta battuto, uno di quelli per i quali non resta che preparare un bell´articolo di commiato dal titolo scontato: l´autunno del patriarca… Due piani più sotto, appena mezz´ora prima, in conferenza stampa, Sergio Cofferati aveva gettato molta acqua sul fuoco della sua polemica con i ds, perché anche a sinistra – evidentemente – hanno deciso che all´autolesionismo c´è un limite: e poi perché, anche per uno come il Cinese, è complicato tenere aperti troppi fronti contemporaneamente. Ciò nonostante, una replica al D´Alema che aveva annotato che «i referendum si fanno per vincere» era dovuta, ed è arrivata: «Anch´io faccio i referendum per vincere, non sono mosso da uno spirito decoubertiniano». Ma tutto qui: e considerati i precedenti, la si può quasi definire una risposta affettuosa… Ma torniamo al Cofferati battuto. Dica la verità, segretario: si sente sconfitto oppure ancora no? Stavolta, il Cinese non ricorre al solito (e adesso insufficiente) «ho con me milioni di lavoratori». Stavolta, piuttosto, argomenta: «Nient´affatto, aspettate e vedrete. Andando avanti, le contraddizioni tra chi ha proposto il Patto e chi l´ha firmato, aumenteranno. Già ieri hanno polemizzato sulla durata e la reversibilità della riforma dell´articolo 18. E mi chiedo che cosa diranno tra tre anni ai piccoli imprenditori che hanno assunto lavoratori con le nuove regole. Potranno mai dir loro "torna tutto come prima, abbiamo scherzato"?…». Né accetta l´idea, naturalmente, che l´ipotizzato referendum per abrogare la riforma lo veda sconfitto già in partenza: «Il referendum radicale per l´abolizione dell´articolo 18 – ricorda – raccolse 10 milioni e mezzo di no: e si svolse in un quadro in cui quasi tutti i partiti invitavano a non votare per far mancare il quorum, e chi diede invece indicazione fece campagna per dieci sì…». Inutile anche ricordargli – come polemicamente fanno Angeletti e Pezzotta – che "i referendum portano male al sindacato". Infatti, ben piazzato davanti alla porta del suo ufficio, maniche di camicia e bretelle in bella vista, Cofferati replica così: «Se il riferimento è al referendum sulla scala mobile, dico che la faccenda è assai diversa. Qui non si tratta di combattere per qualche soldo legato ad un automatismo salariale, qui sono in ballo dei diritti per la difesa dei quali c´è una consapevolezza assai diffusa. Del resto, basta guardare alla riuscita degli scioperi fin qui indetti. Prendete l´Emilia ieri: grande partecipazione, grande calore…». Pur avendo messo la sordina alla lunga polemica che lo ha contrapposto nelle ultime settimane al centrosinistra e perfino allo stato maggiore del suo partito, Cofferati tiene infine a rimarcare che molti dei guai di oggi nascono da alcune gravi disattenzioni di ieri: «Il punto dei punti – spiega – è il rapporto venutosi a creare, in un sistema bipolare come il nostro, tra partiti e rappresentanza sociale. Qualcuno oggi rivaluta la questione, noi ne facemmo tema del nostro congresso. Le forze politiche hanno sottovalutato quanto cambiasse nel passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario e bipolare. Al sindacato vengono meno molti margini, c´è meno elasticità: senza contare che Dc e Pci avevano in comune molti valori condivisi, il che rendeva più facile sia il confronto sia il raggiungimento di un accordo. Adesso – conclude Cofferati – se sei chiamato a confrontarti su un pacchetto complessivo che tiene assieme dalla sanità alle pensioni al fisco, o hai un´idea chiara, complessiva e di lunga durata circa la rotta da tenere oppure delle due l´una: o rischi di allinearti alla linea del governo o di essere un po´ sballottato qua e là». Sembra il film di questi ultimi mesi. Ma Cofferati non conferma, ed ha voglia di andare: c´è il nuovo Tex Willer in edicola, lì all´angolo della strada…

fe. ge.