Il «Cinese» e il bivio dei Ds – di Federico Geremicca

09/07/2002



9 luglio 2002

 IL «CINESE» E IL BIVIO DEI DS

di Federico Geremicca

          ACCUSE al governo di comportamenti anticostituzionali, annuncio di un nuovo sciopero generale per ottobre, polemiche e pressing asfissiante nei confronti delle altre organizzazioni sindacali e dei partiti del centrosinistra. Forte di un sostegno popolare che non pare intaccato dall’isolamento politico che va progressivamente circondandolo, Sergio Cofferati sta preparando così il suo preannunciato «autunno caldo».

          E’ dunque possibile che, all’indomani della pausa estiva, l’intero paese rischi di ritrovarsi precipitato in una nuova stagione di lotte aspre e di duri scontri sociali: per il momento, però, a vivere dubbi, tensioni e lacerazioni, è soprattutto la parte politica naturale riferimento del capo sindacale, e cioè il centrosinistra. Le ragioni del travaglio che ormai segna in maniera chiara i partiti dell’opposizione parlamentare, sono evidenti. Sottoposto alle accelerazioni ed ai continui strappi di Cofferati, chiamato bruscamente dal Cinese a stare «o di qua o di là», il centrosinistra (e i Ds in particolare) si trovano di fronte a un bivio insidiosissimo, e dal quale potrebbero dipendere molte delle sue possibilità di rivincita elettorale.

          Per dirla in due parole: stare con Cofferati sposando una linea che molti giudicano sbagliata e arretrata o – al contrario – prenderne le distanze, rischiando però lo scontro aperto con un leader il cui seguito popolare ha paragone, in epoca recente, solo con quello che accompagnò l’ascesa di Antonio Di Pietro? La scelta non è facile. E non lo è soprattutto per il tandem di testa dei Ds, e cioè Fassino e D’Alema. Con un terzo del partito – il cosiddetto «correntone» – pronto a sostenere Cofferati qualunque cosa dica e accerchiati da girotondisti, rifondatori, movimenti e militanti già da tempo in campo al fianco del Cinese, la Quercia rischia di sbagliare e di pagare un prezzo alto qualunque sia la via che alla fine deciderà di imboccare.

          E’ un travaglio, quello diessino, che merita dunque attenzione (per quel che potrà produrre) e rispetto (per i contraccolpi che la scelta potrebbe determinare). Ma proprio la difficoltà della decisione da assumere rende necessario un comportamento che circoscriva i possibili danni, piuttosto che amplificarli. E allora, se è possibile avanzare un consiglio, ecco ciò che Fassino e D’Alema dovrebbero evitare: una lunga e interminabile discussione che rischia solo di acuire ed esasperare le già note divisioni.

          Si scelga una linea, insomma, lo si faccia in fretta e vi si resti poi coerenti. Per dirla con ancor maggior chiarezza: se Cofferati preannuncia un «autunno caldo», la Quercia si risparmi un’estate arroventata da scontri ed controproducenti agguati sotto i tendoni delle centinaia di programmate Feste de l’Unità.