Il ciclone antipolitica lacera l’Unione

03/10/2007
    mercoledì 3 ottobre 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

    IL RETROSCENA

      «C’è un’atmosfera peggiore del ’92»
      Il ciclone antipolitica lacera l’Unione

        Francesco Verderami

        ROMA — Oggi il «caso Visco» al Senato dovrebbe finire com’è finito ieri il «caso Unipol» alla Camera, cioè senza sorprese. «D’altronde — come spiegherà in Aula il capogruppo di An Matteoli — non è dal voto sul viceministro dell’Economia che dipendono le sorti di Prodi». Perciò, anche nella remota ipotesi che palazzo Madama «sfiduciasse» il potente braccio destro di Padoa-Schioppa, politicamente non accadrebbe nulla.

        Le due vicende rischiano tuttavia di avere un impatto mediatico devastante nell’Unione, potrebbero incrinare ancor di più il rapporto già deteriorato tra la maggioranza e l’opinione pubblica. Non a caso il centrodestra aveva chiesto la diretta tv per il dibattito odierno al Senato, sentendosi opporre il «no» di Marini. È vero che il ciclone dell’antipolitica si sta abbattendo su tutto il Palazzo, ma — sondaggi alla mano — è la maggioranza a soffrirne in modo particolare.

        Il clima è così pesante che i rappresentanti dell’Unione lo avvertono fuori dal Parlamento, «ed è un’atmosfera che non si respirava nemmeno nel ’92», secondo Caldarola: «Da anni prendo l’autobus per tornare a casa — racconta il deputato dei Ds — e su quella linea alla fine ci conosciamo tutti. Ma giorni fa ho assistito a una discussione accesa. Sono state usate parole pesanti, specie verso i presidenti delle Camere. No, contro Prodi no, ormai non lo considerano più… Ma contro Marini e Bertinotti il linguaggio era violento. A un certo punto mi sono sentito come un repubblichino dopo il 25 luglio. Impressionante».

        Caldarola sostiene che questa «esperienza» lo accomuna a molti altri suoi colleghi: «Alcuni sono stati fermati appena fuori da Montecitorio e si sono sentiti chiedere se erano deputati. Per paura della reazione hanno negato, dicendo che erano solo dei dipendenti della Camera». E l’invettiva non si ferma ai parlamentari, se è vero che il deputato ulivista Volpini tempo addietro ha assistito «impotente» per strada a «un’aggressione verbale di un energumeno » contro la moglie, «colpevole di avere il permesso auto per il centro storico». Sono solo alcuni casi di un fenomeno che si sta riflettendo sui comportamenti dei politici e sulle loro scelte. «Il guaio però — chiosa Caldarola — è che il clima da elezioni anticipate finisce per far litigare la maggioranza, perché ormai ognuno parla ai propri elettori». Così il «caso Visco» e il «caso Unipol» vengono sfruttati da alcune forze della maggioranza nel tentativo di lucrare consensi a danno del Partito democratico.

        La polemica tra Bertinotti e Prodi sui costi della politica è frutto anche di questa particolare «competition », lo si capisce dal modo in cui il capogruppo del Prc, Migliore, censura l’atteggiamento di palazzo Chigi: «Un conto è lavorare insieme per risolvere un problema, altra cosa è fare i primi della classe». Ormai non si contano le querelle che stanno alimentando un clima di reciproci sospetti nell’Unione. Mastella si è convinto, per esempio, che «la storia dell’aereo di Stato doveva servire a farmi dimettere». Di Pietro non perde occasione per pressare Prodi, e per fargli capire che non scherza ha disertato la riunione del Cipe dopo la Finanziaria.

        E proprio sulla manovra economica rischia di esplodere un’altra mina. Stavolta non c’entra il protocollo sul Welfare, né c’entrano le manovre di Berlusconi. La miccia a fuoco lento si è accesa sull’articolo 14 della Finanziaria, là dove il governo ha previsto di tagliare i costi della politica riducendo il numero di consiglieri nelle amministrazioni locali. La norma faceva già parte del ddl messo a punto dal ministro Santagata, ma era stata bocciata in gran segreto dalla quasi totalità dei partiti del centrosinistra. Ora che è riapparsa nel testo della manovra, apriti cielo: Rifondazione, i Verdi, il Pdci, l’Udeur, sono pronti a dar battaglia.

        Non è una questione di poco conto, pare anzi che l’articolo 14 sia una delle ragioni che hanno spinto Bertinotti all’affondo contro Prodi. «Ridurre i costi della politica — avvisa Migliore — non vuol dire ridurre la democrazia. Il governo elimini gli enti inutili, le consulenze, invece di tagliare il numero dei consiglieri. Perché questo non è un privilegio, così si lede il diritto alla rappresentanza ».

        Il sospetto è che la norma nasconda, dietro obiettivi di risanamento economico, intenti politici. E il capogruppo dei Verdi, svela il «diabolico meccanismo»: «Riducendo il numero dei consiglieri nel modo previsto dalla manovra, si introduce surrettiziamente uno sbarramento elettorale altissimo, intorno al 12%. Questa — denuncia Bonelli — è una strategia pianificata dal Partito democratico per cancellare le altre forze. Non è la solita polemica dei partitini, perché anche il Prc, la Lega, l’Udc, persino An potrebbero in alcuni casi venire estromessi dalle amministrazioni locali. Altro che riduzione dei costi della politica, siamo al rastrellamento. Non ci stiamo». E meno male che i pericoli per Prodi vengono solo da Dini…