Il chip nel carrello della spesa

29/03/2000

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Il chip nel carrello della spesa
L’ultima rivoluzione tecnologica: un microprocessore che ci cambierà la vita

dal nostro inviato ANTONIO POLITO


CAMBRIDGE
TRA il gotico di una delle università più vecchie del mondo, ma al centro di quella che sta diventando la Silicon Valley d’Europa, i genietti del Massachusetts Institute of Technology, il leggendario MIT, ci hanno mostrato lunedì come funzionerà la casa e il supermercato del futuro (futuro prossimo, anno di partenza il 2005). Hanno fatto una piccola scoperta che può cambiare il mondo.
O, almeno, il mondo del consumo e degli acquisti, che è ciò che più interessa alla Procter & Gamble, la multinazionale che sponsorizza a suon di miliardi la ricerca. Quando MIT e Procter & Gamble si mettono insieme bisogna stare molto attenti. Furono loro, venticinque anni fa, a inventare il codice a barre, quella serie di lineette apposte su ogni prodotto che hanno generato la più grande rivoluzione commerciale della storia dell’umanità. Se oggi possiamo fare la spesa via computer non lo dobbiamo tanto a Internet, ma proprio alla rapidità e precisione con cui le merci possono essere immagazzinate, spedite e distribuite.

L’ULTIMA novità si chiama Rfid, Radio Frequency Chip. E, come dice il nome, è un normale, minuscolo ed economico chip. Così sottile, come un foglio di carta, che può essere inserito nella confezione di qualsiasi prodotto insieme con una piccola antenna. La particolarità di questo chip è che trasmette come una radio il suo numero d’identificazione, composto da 96 bit. Poche informazioni, poco spazio, costi bassi, ma un valore eccezionale.
Ogni prodotto esistente sulla faccia della Terra potrà infatti avere una specie di carta d’identità, che, collegata in rete, porterà direttamente alle sue caratteristiche fondamentali. Ogni singolo prodotto potrà essere seguito in tutti i suoi spostamenti, dalla fabbrica fino al momento in cui il contenitore finisce nell’immondizia, fornendo indicazioni perfino su come riciclarlo. In una vera e propria casa e in un vero supermarket, ricostruiti per l’occasione secondo lo stile di presentazione scientifico- spettacolare tipico delle università americane, due attori, ideali marito e moglie, ci hanno mostrato che cosa può combinare quel chip.
Mettiamo che sia posto sul fondo di una bottiglia di Coca- Cola.
Appena la si tira fuori dal frigo, l’elettrodomestico saprà che la scorta è finita, e comunicherà via Internet al supermarket che bisogna rifornire la vostra casa. Oppure, se preferite fare da soli, farà apparire su una lavagna elettronica in cucina la lista della spesa, con l’aggiunta della Coca-Cola. Nello stesso momento, come per magia, sul televisore di casa apparirà la pubblicità della Pepsi. Perché il frigorifero intelligente comunica con il televisore. Si dà il caso che la tv vi sia stata regalata dal supermercato in cambio dell’autorizzazione a questo piccolo giochetto. Appena finito un prodotto, i concorrenti spediranno automaticamente sulla vostra tv uno spot tentatore e alternativo.
C’è un altro piccolo corollario elettronico che può tornare utile in cucina, forse non tanto per noi italiani che i piatti ce li cuciniamo sul momento ma per tutti coloro – e sono tanti – che mangiano surgelati. Il forno a microonde, infatti, non dovrà più essere manualmente programmato, ma al solo inserimento del prodotto saprà come va cucinato, quanto a lungo, a che temperatura va servito.

Col tempo che si risparmia, e nonostante tutta la tecnologia casalinga, i programmatori del nostro futuro pensano che faremo comunque personalmente un salto al supermercato. Ma preparano un negozio che non avrà niente a che fare con quello che conosciamo, pieno di bambini urlanti e di file alla cassa. Così come il frigorifero, anche gli scaffali del supermercato saranno infatti intelligenti. Grazie al chip nella confezione di ogni singolo prodotto, sapranno tutto di ogni scatola nel momento stesso in cui la spostiamo per metterla nel carrello. Pare che le grandi catene commerciali perdano fior di miliardi soprattutto nei week- end perché non riescono a rimpiazzare in tempo reale i prodotti man mano che vengono acquistati.
Finito: il chip terrà il conto confezione per confezione. Anche il prezzo cambierà in tempo reale. Tutti i prezzi fluttuano istante per istante: quelli delle azioni come quelli dei biglietti aerei. Ecco perchè sia in Borsa che in vacanza i più previdenti possono fare ottimi affari. Se con i prezzi dei negozi non avviene, è solo perché i gestori non sono in grado di aggiornarli in corsa, magari appena sanno che un concorrente li ha abbassati. Col microchip questo sarà possibile, e non è escluso che passando qualche minuto davanti allo scaffale dei detersivi in un’apparente ebete attesa, potremo vedere il prezzo andare su e giù e comprare al momento opportuno.
Una volta messo il prodotto nel carrello, viene il bello. Perché anche lui – manco a dirlo – è intelligente. Man mano che lo riempite, lui sa di che cosa. Comunica col pavimento per controllare che non vi allontaniate lungo un percorso sospetto (riducendo i rischi di furti nei grandi magazzini), e una volta alla cassa non sarà necessario svuotarlo per fare il conto, perchè al semplice passaggio tutti i chip di tutti i prodotti all’unisono comunicheranno quantità e prezzi, e non avrete altro da fare che prendere la ricevuta, sputata fuori da una macchinetta, verificarla se non vi fidate, e inserire la vostra carta di credito nell’apposita fessura.
Il tutto può sembrare un po’ esagerato e inutile. In fin dei conti ci risparmierà solo qualche minuto di tempo. Ma qualche minuto moltiplicato miliardi di consumatori, diventa una cifra capace di avere effetti sull’efficienza della società, cui il Duemila tiene molto. E significa anche milioni di dollari risparmiati – per esempio in salari per esseri umani – dall’industria. Ecco perché la Procter & Gamble ci ha rimesso del suo pur di essere in prima fila, quando la rivoluzione delle "scatole parlanti" avverrà.

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